Francesco Merlo, Sette, 19/09/2002, 19 settembre 2002
Anche una formica può finire a Piazzale Loreto, Sette, 19 settembre 2002 Misura tre centimetri, è la formica più lunga del mondo, vive in Brasile, si chiama come un ballo esotico, Dinoponera, e la sua originalissima organizzazione sociale è stata scoperta e lungamente studiata dal biologo francese Thibaud Monin, che ha pubblicato i risultati delle sue affascinanti ricerche su Nature del 5 settembre
Anche una formica può finire a Piazzale Loreto, Sette, 19 settembre 2002 Misura tre centimetri, è la formica più lunga del mondo, vive in Brasile, si chiama come un ballo esotico, Dinoponera, e la sua originalissima organizzazione sociale è stata scoperta e lungamente studiata dal biologo francese Thibaud Monin, che ha pubblicato i risultati delle sue affascinanti ricerche su Nature del 5 settembre. Ebbene, il formicaio della Dinoponera quadriceps rimanda all’eccellenza economica e all’incubo, è un universo concentrazionario perfetto che somiglia a un racconto di fantascienza sadica e a una metafora femminista. Ma la repubblica democratica della Dinoponera è anche il comunismo, ed è persino il paradiso, luogo esclusivo e assoluto dove si finisce se si fa quello che si deve fare. Così, più ancora che alle api di Marx ed Engels, la formica Dinoponera somiglia ai granchi e alle volpi e a tutti gli animali delle favole di Esopo, quelle piene di aforismi e ipotesi di società, di moralismi, morale e cultura umanistica. Insomma, è una favola scientifica, di quelle che finiscono così: «Questa favola significa che... ». Le femmine non sono divise in caste biologiche come le altre formiche, ma ogni formica ha le stesse opportunità di diventare la numero uno, la Dinoponera alfa. Ci sarà poi una Dinoponera beta, una gamma, e via di seguito sino al fondo della gerarchia. Il potere si conquista per concorso, per titoli, vale a dire per uova. Vince insomma la più fertile, perché il potere qui è concreto, è un arsenale chimico come quello di Saddam o come la bomba atomica degli americani. La formica alfa produce due o tre o persino quattro uova al giorno per due anni, che è il suo tempo di vita medio. Ma si accoppia una sola volta. La femmina infatti prende al maschio più spermatozoi che può, e li conserva in una speciale tasca frigorifero, pronti a essere immessi al consumo quotidiano. Insomma, li immagazzina vivi dentro se stessa, in un’appendice di se stessa. E mentre spreme il maschio, gli sfonda l’addome, lo svuota e lo uccide. Siamo qui al limite estremo del mondo animale e non perché la Dinoponera uccide il maschio, come fanno pure le femmine di altre specie. Ma perché l’atto sessuale qui è un atto puramente ed esclusivamente economico, è il massimo dello sfruttamento, ed è dunque del tutto privo di piacere. C’è chi crede che l’uomo si distingua dalle bestie per la consapevolezza, e chi per il sorriso. Ma forse è il piacere che ci distingue dalle bestie, è la prevalenza del piacere, o se volete della politica sull’economia, della politica come collante di sogni e bisogni, come legittimazione del superfluo. La Dinoponera invece non concede nulla al superfluo, si dà una volta sola al maschio, poi lo toglie di mezzo e si trasforma in un’industria di uova. La Dinoponera è meglio di un piano quinquennale, è il trionfo dell’economicus. Più uova produce e più la Dinoponera alfa sarà potente. E quando un’altra Dinoponera cercherà di insidiare il suo primato, quando la Dinoponera beta si monterà la testa, la Dinoponera alfa reagirà con l’arsenale chimico. Si avvicinerà alla rivale e le spruzzerà addosso una sostanza che segnerà la sua sorte. Tutte le altre formiche infatti la aggrediranno, e non per ucciderla, ma per torturarla. E sarà una tortura che potrà durare qualche ora ma anche qualche giorno, sino a che la vittima non sarà morta o, molto più spesso, così mal ridotta da precipitare dal secondo all’ultimo posto della gerarchia, senza più rango e con incombenze servili. E qui, come si vede, la metafora femminista prende un sapore di saggezza, perché La donna spezzata di Simone de Beauvoir è spezzata sempre da un’altra donna, e a fare le spese della riduzione dell’uomo a uomo-oggetto sono sempre le donne. Insomma, l’esclusione dell’uomo è il preludio alla violenza delle donne sulle donne. Quando invece la Dinoponera alfa è meno fertile della sua rivale, essa stessa si spruzza addosso quel cattivo odore che scatena la violenza. Insomma, quando si accorge che il suo tempo di servizio e di potere è finito, non sopravvive a se stessa come succede tra gli uomini del potere. La Dinoponera invece si dimette. Ma si tratta di dimissioni irrevocabili, non come quelle dei nostri governanti. E c’è una sola maniera di rendere irrevocabili le dimissioni, lasciarsi distruggere. Segnata dal cattivo odore che essa stessa ha prodotto contro se stessa, la Dinoponera alfa subisce infatti l’attacco e la tortura di chi sino a ieri ciecamente le obbediva, perché il potere che non serve più deve essere oltraggiato e distrutto, messo a testa in giù. Piazzale Loreto diventa qui una necessità biologica. Gli ex sudditi infatti torturano il capo sino a renderlo incapace di ingerire cibo. E lentamente muore di fame. Ecco, forse Esopo concluderebbe, come al solito arbitrariamente e saccentemente, così: «La favola significa che i progetti sociali da perseguire non sono quelli esclusivi ma quelli inclusivi, quelli cioè che non escludono ma includono il paradosso, l’inutile, il bello, il delitto... Gli universi esclusivi sono, sempre e tutti, campi di concentramento. E forse bisogna guardarsi pure dal paradiso perché anch’esso potrebbe alla fine somigliare a un campo nazista. Se il paradiso è un formicaio, perfetto e assoluto, allora è molto meglio l’anarchico fuoco dell’inferno». Francesco Merlo