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 2002  ottobre 07 Lunedì calendario

Peter Sellers: una pantera pigra con le scarpe elasticizzate, Corriere della Sera, lunedì 7 ottobre 2002 Londra

Peter Sellers: una pantera pigra con le scarpe elasticizzate, Corriere della Sera, lunedì 7 ottobre 2002 Londra. Altro che pantera, rosa o grigia che fosse. Un bràdipo, piuttosto: uno talmente pigro che si era fatto confezionare un paio di scarpe elasticizzate per non far la fatica di chinarsi ad allacciarle; ma quello stesso bràdipo di colpo graffiava, mordeva inferocito; per diventare, un minuto dopo, il cucciolo più affettuoso del mondo; e guai a chi si fidava. Questo, e molto altro, era Peter Sellers. Riso e tristezza. Cinquantacinque anni di vita mozzati da una catena di infarti e iniziati con la prima comparsa su un palcoscenico a due settimane di età, in braccio ai genitori che erano attori girovaghi; sessanta film, due candidature all’Oscar, quattro mogli e una decina di quasi mogli, risate irrefrenabili e tristezze mercuriali, amore e insulti. Soprattutto - dalla giovinezza alla maturità - la sensazione di essere solo una conchiglia vuota, senza personalità né carattere, pronta a essere riempita dai vari personaggi. Per altri attori professionisti, un motivo di orgoglio: per Sellers, un supplizio. Ossessione. Tutto è raccontato nell’ultima biografia - la prima scritta da un americano - che uscirà a novembre in Gran Bretagna e negli Usa, dal titolo Mr. Stranamore (casa editrice Hyperion: sarà reperibile anche sul sito Amazon.com, per 17,50 dollari). L’autore è Ed Sikov, studioso di cinematografia alla Columbus University, quello che anni fa scrisse Sul viale del Tramonto: la vita e i tempi di Billy Wilder. Un esperto, insomma: ma da queste 428 pagine si intuisce che anche lui è rimasto sconcertato e stregato dalle mille contraddizioni di Sellers. Che tanto per cominciare, a differenza di Wilder, non creò mai le sue opere. Le idee degli altri fioccavano nell’aria, entravano nella conchiglia vuota e o ne venivano catturate: e subito la conchiglia le riplasmava, dando loro corpo e sostanza. Così nacquero tutti i capolavori di questo Proteo dello schermo: dal dottor Stranamore, appunto, fino alle capriole dell’ispettore Clouseau che con la Pantera Rosa lo resero straricco, alla resurrezione di Oltre il giardino, dove Sellers diede volto e voce a un fantasma che nessuno riusciva a impersonare. Ma così nacquero anche molti fiaschi: dall’incomprensibile balbettìo del dottor Fu Manchu, ultima zampata fallita prima della morte, ad altri titoli sepolti negli archivi dei cinema. Sullo sfondo, e ben piantata nel cuore di questa biografia, l’eterna paura-ossessione di Sellers, comune a tanti altri comici: quella di non far ridere. Alla fine lo spinse in giù, sulla strada dell’autodistruzione, fra spaventose scenate in famiglia (nelle varie famiglie), amori finiti prima ancora di cominciare (come la cotta stralunata per Sophia Loren), depressioni, settimane intere passate a far niente, a letto o su un divano: per amici e colleghi intervistati nel libro, Sellers fece poco meno che tirarsi addosso i suoi infarti, con la vita imbalsamata che condusse negli ultimi anni. Imprevedibilità. Però ci sono anche colleghi e registi che raccontano di telecamere sfuggite di mano e gente caduta per terra, per colpa delle risate che l’ispettore Clouseau scatenava senza preavviso, durante la lavorazione di un film. Lui affascinò registi come Stanley Kubrick o Roman Polanski, e altre celebrità come Elton John (che nel 1981 comprò per 120 milioni di vecchie lire alcune sue vecchie registrazioni). Ma forse chi lo conobbe meglio di tutti fu Blake Edwards, che lo diresse nella Pantera Rosa: «Peter era un clown imprevedibile che ti faceva scoppiare dal ridere e un istante dopo ti spaccava il cuore con un’ascia insanguinata». La pantera-bradipo scherzò fino all’ultimo, anche su stesso: chiese che al suo funerale fosse suonata In the mood; e gli amici sbalordirono: era la canzone che, in vita, Peter Sellers aveva odiato di più. Luigi Offeddu