Ennio Caretto Corriere della Sera, 08/10/2002, 8 ottobre 2002
In America l’audience viene prima di Bush, Corriere della Sera, martedì 8 ottobre 2002 Washington
In America l’audience viene prima di Bush, Corriere della Sera, martedì 8 ottobre 2002 Washington. Alcuni anni fa, lo scrittore Carlos Fuentes pose un quesito: fino a quando un impero - e all’esterno l’America lo è sempre di più, disse - può permettersi di ospitare al proprio interno una democrazia? Le tre massime reti tv americane, la Abc, la Cbs e la Nbc, gli hanno dato una risposta ieri, rifiutando di trasmettere in diretta il discorso del presidente Bush contro l’Iraq, un gesto tanto difficile quanto clamoroso nel clima di mobilitazione contro il terrorismo e contro ”l’asse del male” della Superpotenza. L’America, hanno affermato implicitamente i tre canali, è e rimarrà una democrazia proprio perché le sue forze economiche e sociali seguono spesso una logica diversa da quella del governo. Esse si confrontano, anche con il Potere politico, in un libero dialogo che raramente permette all’una di sopraffare l’altra. La Abc, la Cbs e la Nbc non hanno spiegato i motivi della loro decisione. Ma per chi vive in America sono chiari. Bush si è rivolto alla nazione nel prime time, l’ora di massimo ascolto, le 20, quella dei programmi migliori e degli spot pubblicitari più costosi. La Superpotenza si sente sotto assedio, chiede innanzitutto di essere distratta e rassicurata, non chiamata a nuovi sacrifici, come avvenne ai tempi della Grande Depressione del 1929, quando Hollywood sfornò un’infinità di musical. E i sondaggi d’opinione dimostrano che l’economia, non Saddam Hussein, è il primo, il secondo e il terzo assillo dell’elettorato. Con l’eccezione della Fox, orientata a un combattivo pubblico di destra, le grandi reti tv hanno scelto l’audience, pur sapendo di esporsi all’accusa di ”antipatriottismo” così abilmente usata dai repubblicani contro i democratici nel braccio di ferro su Saddam. possibile che nell’imminenza delle elezioni parlamentari - gli americani voteranno il 5 novembre per rinnovare un terzo dei 100 seggi del Senato e tutti i 435 della Camera dei Rappresentanti - la Abc , la Cbs e la Nbc non abbiano voluto concedere a Bush e al suo partito uno spazio che avrebbero dovuto negare agli avversari. E in America, l’equal time in tv è una cosa seria, non ammette deroghe: non a caso la Casa Bianca non ha protestato troppo. Ciò non rappresenta una sconfitta per Bush nella campagna per la mobilitazione dell’America: dall’ultimo sondaggio, quello del ”New York Times” e della Cbs, il 67 per cento degli americani appoggia il presidente e ritiene il conflitto inevitabile (ma il 63 per cento vorrebbe che aspettasse l’esito delle ispezioni dell’Onu). tuttavia un ammonimento all’amministrazione repubblicana per le elezioni parlamentari, e ancora più per quelle presidenziali del 2004, considerate da molti un referendum su Bush e la sua dottrina della guerra preventiva. «Esiste un notevole divario tra Washington e la provincia, e le tv lo hanno colto» osserva Larry Sabato, uno dei massimi esperti elettorali. «La provincia è stanca e tesa. Rispetto all’economia e alla Borsa, l’Iraq le sembra un problema secondario». La popolarità di Bush resta elevata, dal 65 al 70 per cento, e i repubblicani si dicono certi di togliere il Senato ai democratici, oltre che mantenere il controllo della Camera. Ma nel sondaggio ”New York Times” e Cbs, solo il 41 per cento degli elettori approva la politica economica del presidente, mentre il 50 per cento, allarmato dagli scandali a Wall Street, gli rinfaccia d’anteporre gli interessi delle grandi società a quelli dei normali cittadini. La maggioranza giudica l’attuale congiuntura la più grave dell’ultimo decennio, e teme di restare disoccupata entro sei mesi, un anno. Il 70 per cento, infine, auspica che il Congresso e i suoi candidati discutano di questi problemi più che di Iraq. Morale, il presidente dell’impero non va in onda e la democrazia, almeno quella degli ascolti, campa beata. Ennio Caretto