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 2002  ottobre 12 Sabato calendario

Cossiga e l’arte dei calci in culo, La Stampa, sabato 12 ottobre 2002 Roma. Presidente Cossiga, alle parole di La Russa lei si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato? «Non si va via dalla Camera

Cossiga e l’arte dei calci in culo, La Stampa, sabato 12 ottobre 2002 Roma. Presidente Cossiga, alle parole di La Russa lei si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato? «Non si va via dalla Camera. Si resta, e piuttosto si fa a schiaffi. Ecco, magari l’avrei preso a schiaffi. E comunque non sarei mai uscito dopo aver visto uscire Buttiglione». Quindi ha sbagliato Tabacci, che è stato il primo ad alzarsi? «Comprendo bene la reazione dell’amico Tabacci, una delle vittime di Tangentopoli, che se non avesse avuto il giusto riconoscimento della sua onestà e del suo talento da parte della Casa delle Libertà avrebbe visto stroncata la sua carriera politica. Capisco meno l’indignazione di uomini come Franceschini, Castagnetti e altri, che mai hanno avuto una parola a favore di chi fu colpito dal giustizialismo delle procure di Milano e di Palermo. Ricordo anzi la solitudine in cui fu lasciato al Senato il carissimo amico Severino Citaristi, grazie alla cui attività di reperimento fondi, frutto delle cosiddette tangenti e in particolare della maxitangente Enimont, i membri del Ppi (ricordo ad esempio tra i beneficiari Rosa Russo Iervolino, da tutti considerata allora conservatrice se non reazionaria) hanno potuto essere rieletti». Tra gli ”altri” comprende anche De Mita? «De Mita è sempre stato il più chiaro nel condannare il tentativo in parte riuscito di colpo di Stato legale perpetrato da Mani Pulite. Ma non ha mai speso una parola per Craxi e Berlusconi». I rapporti con Craxi erano quelli che erano. «I dirigenti dell’allora Dc esultarono per l’arresto di Chiesa e per l’inchiesta contro i socialisti lombardi. In una riunione in Costa Smeralda persone che non nomino per carità di patria, anche perché alcune hanno avuto gravi condanne, risposero alle perplessità di interlocutori estranei alla politica dicendo: la cosa non ci riguarda; la procura di Milano attaccherà solo il Psi, con nostro vantaggio; quanto alle altre procure, sono tutte nelle nostre mani». Mentre Fini e La Russa... «Gli amici di An sono stati tra i primi e più forti sostenitori di Mani Pulite sia per la loro tradizionale opposizione alla Prima Repubblica, sia per la sola ideologia cui possano rifarsi: al di là del fascismo, l’ideologia autoritaria dell’idealismo tedesco. E anche perché erano ormai prescritti gli eventuali reati che i dirigenti del Msi possono aver compiuto, essendo com’è noto tra i destinatari delle sovvenzioni di Eni e Iri». Quale sarebbe stato il ruolo politico di La Russa nella Dc di Moro? «Ho troppo rispetto per La Russa, giovane fascista che con grande sforzo ha accettato la democrazia come necessità e la condanna dell’antisemitismo come opportunità, per pensarlo nella Dc di Moro». Mettiamola così: quale ruolo gli avrebbe valso la sua intelligenza politica? «Sarebbe stato un discreto consigliere circoscrizionale del Comune di Milano». Nel governo Berlusconi ci sono però ministri che nella Dc di Moro contavano: ad esempio Pisanu, cui la legano terra e corrente d’origine, oltre immagino a stima e affetto. Come avrà reagito il ministro dell’Interno alle parole di La Russa? «Era distratto. Assorto su come riuscire non dico a far riconoscere la sua autorità, ma almeno a farsi fare il saluto dagli ufficiali dei carabinieri; i quali salutano anche me, che pure conto un po’ meno di lui». Fini propone una commissione d’inchiesta su Tangentopoli. «Invito l’amico Fini a non perdere tempo a scrivere leggi, siccome le so scrivere meglio di lui. Ecco qua il disegno di legge istitutivo di una commissione d’inchiesta su Tangentopoli, depositato dal senatore Francesco Cossiga il 3 febbraio 1993, n. 945. Ne manderò copia a Fini con il mio biglietto da visita: potrebbe farlo presentare alla Camera dall’on. La Russa». Com’è stato ieri Casini? «Ineccepibile. Anche se ha perso qualche punto a sinistra. Oggi ho parlato con alcuni diessini che lo accusano di averli fregati, dico così anche se il termine autentico sarebbe più volgare, rifiutando l’urgenza, che paradossalmente avrebbe allungato i tempi del voto sino a fine mese». Avrà modo di recuperare. «Con la finanziaria. Conosco questi bravi ragazzi dell’Udc: della Cirami non potrebbe importargliene meno; qualcuno di loro ha votato contro per una questione di enti e di sottosegretariati». In questa legislatura non c’è la possibilità di cambi di maggioranza? «Solo una tantum, qualora si aprisse uno spiraglio per la presidenza della Repubblica o per la presidenza del Consiglio; anche se personalmente ritengo che in questa legislatura non dovrebbe esserci altro premier che Berlusconi. In effetti a volte sembra che i ragazzi vogliano rifare l’Udr. Vede, io conosco bene pure il responsabile dei gruppi giovanili Dc. Casini è un vero democratico cristiano doroteo» Com’è il vero democratico cristiano doroteo? «Non sta mai fermo. sempre mobile». (Qui il presidente emerito mima finte di corpo tipo Garrincha nei momenti più belli) «La sua posizione non è mai definita né definitiva». Crede che Berlusconi sia più debole di un premier della Prima Repubblica? «No; ma non vuole usare la forza che ha. Non l’ha capita. Ha debolezze tipo farsi sbaffettare da Buttiglione, che blocca la nomina del ministro degli Esteri per difendere il sottosegretario Tassone, cui voglio bene, ma che l’elettore comune è convinto sia un grosso tasso. Io, che non ho alle spalle Forza Italia ma 3 o 4 amici, Buttiglione l’ho cacciato dal mio ufficio a pedate nel culo». Interviene il portavoce Paolo Naccarato: «Questa non si mette». Che faccio presidente: metto? «Metta, metta». Tra due anni anche i neodemocristiani dovranno contarsi. Alle Europee. «Contarsi è l’ultima cosa che vogliono. Se perdono, diventeranno i più accaniti berlusconiani, in vista della corsa alle candidature per le politiche». E se vincessero di qua Casini, di là la Margherita? Una riforma proporzionalista e presidenzialista non eserciterebbe una certa attrazione sugli ex dc dell’Ulivo? «In cambio della proporzionale, cioè del ricatto dei piccoli sui grandi, gli ex dc voterebbero pure una riforma costituzionale che proclamasse l’Islam religione di Stato». E così la Seconda Repubblica... «La Seconda Repubblica è un feto abortivo, custodito in incubatrice per non far cadere in depressione la mamma». Siamo quindi alla Terza? «Occorre una commissione bicamerale ristretta per le ormai necessarie modifiche all’ordinamento giudiziario, ai codici e anche alle norme costituzionali che regolano la materia». Quando la Cirami tornerà al Senato lei la voterà? «Sì. Se facessimo leggere la Cirami a qualunque giurista che per motivi strani di salute o paranormali fosse al di fuori del nevrotico e ammorbato spirito della politica italiana, nulla avrebbe da obiettare. A meno che la sinistra non pensi che al mondo vi sia un solo giudice naturale: il tribunale di Milano. Da un punto di vista politico però la gestione della Cirami al Senato e ancor più alla Camera è stata un capolavoro di insipienza. Al punto da mettere dalla parte del torto chi aveva ragione». Come avrebbe reagito se le avessero fatto un girotondo sotto il Quirinale? «Avrei fatto sgomberare la piazza con i reparti mobili della polizia e dei carabinieri. Ma per Moretti e per il marchese Flores D’Arcais, discendente di avi reazionari dalle mani ancora grondanti il sangue dei patrioti giacobini sardi, basterebbero i vigili urbani». Aldo Cazzullo