Renato Caprile la Repubblica, 03/10/2002, 3 ottobre 2002
Milosevic in tivvù tira più di una partita di calcio, la Repubblica, giovedì 3 ottobre 2002 Belgrado
Milosevic in tivvù tira più di una partita di calcio, la Repubblica, giovedì 3 ottobre 2002 Belgrado. Milosevic in tv tira più delle fiction e perfino di certe partite di calcio. Da quando è iniziato il processo dell’Aja, il suo personalissimo ”show”, trasmesso in diretta da B92, è diventato campione di ascolto e di gradimento. Medie di share nell’ordine del 50/60 per cento, inferiori soltanto alla grande vittoria della nazionale di basket ai recenti campionati mondiali. Possibile mai? Ma non l’odiavano, i serbi? «E che c’entra? - ribattono i suoi video-fan, - temevamo ci facesse perdere la faccia, pensavamo fosse un uomo finito e invece che dignità: non si piega, non si giustifica, non piagnucola, guarda diritto negli occhi la sua accusatrice e ribatte colpo su colpo. Lo condanneranno, che dubbio c’è, ma se la sta cavando alla grande». In tempi di magra, con un paese a pezzi, socialmente e politicamente, ci si può aggrappare perfino al vecchio satrapo per sentirsi meno depressi dell’oggi. Milan Begic è il direttore dell’emittente che ha le esclusive delle udienze del Tribunale penale internazionale. Dice Begic: «Non ci aspettavamo un successo così. All’inizio, febbraio 2002, lo share era intorno al 45/50 per cento. A maggio-giugno è leggermente calato, per poi risalire tutte le volte che alla sbarra sono sfilati testimoni chiave. In ogni caso, quando lui non c’è, gli ascolti crollano di schianto». Città vecchia, centro storico, siamo non lontani da Kalemegdan, la fortezza austriaca, caffè Freska, ore undici del mattino. La tv è accesa. Una decina di persone, giovani per lo più, sono seduti ai tavolini con davanti un cappuccino o una coca, gli occhi incollati al video. Oggi, 2 ottobre, è di scena il match Milosevic-Mesic, un Serbia-Croazia che farà scintille e stasera farà sicuramente fregare le mani a ”gospodin” Begic. Il faccione di Slobo riempie lo schermo. Si forza di apparire calmo, ha davanti il solito mucchio di carte. Per lo scontro con il presidente croato, notano tutti, l’ex dittatore non ha dimenticato di mettere la cravatta preferita, quella con i colori della bandiera jugoslava: blu, bianca e rossa. La camicia è bianca, l’abito scuro. Mesic invece non fa concessioni di sorta al nazionalismo: completo grigio e cravatta in tinta. Ieri ha accusato Milosevic di aver scientemente distrutto la Jugoslavia per il suo progetto di Grande Serbia. Ridacchia Mesic, mentre attende che l’imputato Milosevic, che si difende da solo, lo controinterroghi. Gli avventori del Freska attendono il ”fischio di inizio” abbandonandosi a battutacce del tipo: Slobo, fallo nero. E Slobo non si lascia pregare, uno sguardo ai fogli che si è portato dietro e poi parte in quarta. Gli dà del ”congiurato sfascia Stati”, del fascista e del traditore. Prova a ribaltare insomma, tra le incitazioni dei ragazzi del Freska, tutte le accuse incassate il giorno prima. C’è un’ovazione come per un gol della nazionale quando Milosevic per dimostrare l’odio dei croati per la sua gente cita uno scrittore del XIX secolo che definiva i serbi ”bestie uscite dal fango”. Ma Mesic ”pareggia” quasi subito ricordando a sua volta quell’intellettuale serbo che negava ai croati la dignità di popolo definendoli ”serbi travestiti da cattolici”. Botta e risposta, dunque. Se in questo piccolo, grazioso bar ci fosse qualche giovanottone di Zagabria o di Spalato finirebbe certamente a cazzotti. No, non c’è nostalgia per l’ex uomo forte di Belgrado, ma le sue performance contribuiscono a tirare su uno dei popoli più depressi della terra. Statistiche alla mano, in percentuale la Serbia è attualmente il maggior consumatore di tranquillanti del mondo. Due terzi della popolazione fa abitualmente uso di benzodiazepine. Un vero e proprio allarme nazionale al quale la nuova classe politica ha cercato di porre rimedio vietando la vendita dei barbiturici senza prescrizione medica. Il problema non è stato risolto, la gente va in Montenegro a comprarli oppure si approvvigiona al mercato nero. E dire che dopo la caduta di Milosevic, la Serbia aveva vissuto un momento di grande ottimismo. Ma in questi due anni di democrazia non è cambiato granché. Certo si è più liberi e non ci sono guerre, ma stipendi e pensioni sono ancora tra i più bassi d’Europa, sui 150 euro di media i primi, meno di cento le seconde. Sono aumentati ma comunque non bastano per vivere. E questo nonostante il ”teorema delle uova” di Mladjan Dinkic. Il governatore della banca centrale - uomo di Labus, candidato alla presidenza - ha di recente teorizzato che con l’attuale governo le condizioni di vita sono sensibilmente migliorate. «Due anni fa - ha detto in tv indicando un grafico - si guadagnava in media l’equivalente di 761 uova al mese, oggi se ne guadagnano 2.291». Ha taciuto però che i prezzi di generi alimentari e le tariffe dei servizi sono schizzati quasi a livello europeo. E poi ci si meraviglia se qualcuno rimpiange ancora Milosevic. Renato Caprile