Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  ottobre 09 Mercoledì calendario

Alla Borsa di Baghdad vanno forte biciclette e frigoriferi, Il Sole 24-Ore, mercoledì 9 ottobre 2002 Baghdad

Alla Borsa di Baghdad vanno forte biciclette e frigoriferi, Il Sole 24-Ore, mercoledì 9 ottobre 2002 Baghdad. C’è solo un mercato azionario che non risente dei venti di guerra sull’Irak. Ironia della sorte, è proprio la piccola Borsa di Baghdad. I numeri possono anche far sorridere: 115 sono le compagnie rappresentate, di cui 70 private e 45 a partecipazione statale; 150 milioni di dinari (circa 150 milioni di vecchie lire) il valore medio degli scambi giornalieri; 260 miliardi di dinari la capitalizzazione. Ma, in un periodo di grande depressione per le principali Borse dei Paesi occidentali, il minuscolo mercato iracheno, nato nel 1992 e attivo tre giorni la settimana (il sabato, il lunedì, il mercoledì dalle 9.30 alle 12.30) scoppia di salute). All’interno dell’edificio l’atmosfera assomiglia a quella di una casbah: una lunga inferriata divide il grande salone in due. Per una metà i muri sono interamente ricoperti di lavagne di plastica, una per ogni compagnia. In quest’area 50 broker, in gilet azzurro, il bloc notes in mano e la matita dietro l’orecchio, corrono da una parte all’altra della sala nel tentativo di accontentare le richieste degli investitori, poi riportano gli ordini di acquisto e di vendita sulle lavagne. Nell’altra parte della sala, al di là della cancellata, i risparmiatori premono. Chi più grida ha possibilità di essere ascoltato. E oggi la gente continua ad acquistare nella convinzione che il piccolo stock exchange di Baghdad continuerà a crescere. In mezzo alla mischia si distingue per il suo atteggiamento composto Moahmmed Alì al-Ashari, 80 anni. «Oggi non ho comprato - spiega - Vedremo domani». Se la diversificazione è la regola del prudente investitore, Moahmmed sembra osservarla in modo più che scrupoloso: possiede azioni di ognuna delle 15 società. A leggere l’elenco delle aziende quotate si intuisce quanto l’economia dell’Irak sia stremata dalle sanzioni dell’Onu. La prima società, spiega il direttore del Centro studi della Borsa, Taha Ahmed Abdul al-Salam, è la Baghdad soft drink, la cui capitalizzazione si aggira sul miliardo di dinari. La seconda, invece, produce biciclette. E, cosa piuttosto insolita per un Paese musulmano, all’85esima posizione figura una fabbrica che produce birra, la Baghdad society of alchoolic drink. Il meccanismo della Borsa è semplice: ogni investitore ha un broker di fiducia. Si reca da lui il giorno prima della seduta azionaria e gli consegna gli ordini di acquisto e di vendita con i relativi prezzi. Senza dimenticarsi, naturalmente, di pagare. Tuttavia esiste anche una via non ufficiale, quella più seguita: vale a dire, andare alla Borsa lo stesso giorno di contrattazione e urlare le modifiche agli ordini, a seconda del’andamento del mercato. Alle 12, quando il salone si svuota, i broker finalmente si siedono ai tavoli dell’area loro riservata, e, assegni alla mano, danno il via alle operazioni di contabilità. Zaki Fedel Atto, 72 anni, per cinque volte in Italia, è indicato da molti investitori come il miglior broker. «In questi giorni vanno bene le biciclette, la chimica e i frigoriferi» commenta. Quando le porte si chiudono la gente si allontana soddisfatta. «Di questi tempi - commenta il direttore della borsa, al-Azawi - la nostra è la sola Borsa nei Paesi arabi ad andare bene. Se poi dovessero essere tolte le sanzioni, allora crescerebbe in modo esponenziale». Che la gente non tema la guerra lo conferma anche il direttore del Centro ricerche: «Nel 1998, durante i cinque giorni di bombardamento su Baghdad, la Borsa continuò a lavorare. E probabilmente lo farà anche in caso di un altro attacco». Per il futuro i piani sono ambiziosi. La Borsa verrà trasferita entro un anno e mezzo in un nuovo edificio e verrà resa completamente elettronica. Guerra permettendo. Roberto Bongiorni