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 2002  ottobre 18 Venerdì calendario

C’è chi ispeziona l’Iraq a caccia di buoni calciatori, Corriere della Sera, venerdì 18 ottobre 2002 Baghdad

C’è chi ispeziona l’Iraq a caccia di buoni calciatori, Corriere della Sera, venerdì 18 ottobre 2002
Baghdad. Potrebbe diventare l’occidentale con la miglior conoscenza diretta del ”pianeta Iraq”. Tra cinque giorni e per le prossime tre settimane visiterà campi da calcio, squadre e squadrette locali, palestre e centri sportivi nel mezzo delle campagne da Bassora a Mosul con un solo obiettivo: costituire entro gennaio la nuova nazionale irachena. Bernd Stange, nato 54 anni fa al confine tedesco con la Polonia, dal 1983 al 1988 allenatore dell’ex nazionale della Germania dell’Est, poi dell’Herta Bsc (la squadra di Berlino), del Leipzig, del Carl Zeiss Jena, per terminare un anno fa con il team del sultanato in Oman. Quando gli chiedi se si rende conto che proprio a gennaio potrebbe trovarsi sotto le bombe, lui risponde con un meravigliato «davvero?».
Alla guerra Stange crede poco. «Comunque mi sono premunito. Nel contratto che firmerò domani ci sono due clausole: potrò andarmene via in caso di conflitto militare e mi impegno a non parlare di politica», spiega da subito. In Germania è diventato un caso: «Al posto di vagare per l’Iraq alla ricerca dei miei campioni potrei tranquillamente farmi il giro di tutte le televisioni tedesche e delle maggiori emittenti europee per essere intervistato. Ma d’ora in poi mi concentrerò sul mio lavoro, nel mio Paese vengo strumentalizzato nella battaglia tra favorevoli e contrari al conflitto».
Il governo tedesco non le ha detto nulla?
«Appena arrivato, ai primi di agosto, mi recai dal rappresentante diplomatico tedesco a Bagdad per chiedere se c’era qualche controindicazione. Da allora non ho avuto risposta. E per me il silenzio equivale all’assenso».
E la questione embargo?
«Non ci sono problemi. La nazionale di calcio irachena è regolarmente iscritta alla Fifa, continua a partecipare a tutti i campionati internazionali. Le misure prese dall’Onu dopo la guerra del Golfo nel 1991 non hanno mai impedito che i suoi giocatori potessero viaggiare all’estero. Il problema semmai è di rendimento. Oggi questo è un Paese povero, immiserito dalla mannaia terribile delle sanzioni. Una volta l’Iraq vinceva regolarmente contro tutte le squadre della regione. Ora non più, anche se qui la gente va pazza per il calcio. chi è pronto a fare qualunque cosa pur di vedere le partite del venerdì (il giorno festivo islamico, ndr). Gli stadi sono sempre stracolmi. Ho trovato una vitalità e una passione che mi ricorda molto da vicino quella che si avverte negli stadi italiani».
Ma come le è venuta l’idea di diventare allenatore dell’Iraq?
«L’anno scorso l’Oman che dirigevo vinse per la prima volta nella storia contro la nazionale irachena. Un successo risicato: 1-0. Alla fine dichiarai comunque che i nostri avversari avevano giocato benissimo. Bastò questo perché loro venissero a cercarmi per fare la loro offerta».
Un’offerta per lo meno controversa. Lei sa bene che proprio il figlio di Saddam Hussein, Udai, considerato uno degli uomini più feroci del regime, è presidente della federazione di calcio.
«Lo so, ma non conta. Udai è presidente di mezzo Paese: controlla giornali, attività commerciali, gruppi scelti dell’esercito. Non penso che avrà certo il tempo per occuparsi di noi».
Però la nazionale è nel cuore di Saddam. Qualche anno fa si disse che dopo una sconfitta della squadra il presidente in persona volle che i calciatori venissero puniti, forse torturati.
«Prima di accettare l’incarico ho fatto una piccola inchiesta personale. E mi è stato spiegato che erano malignità diffuse dalla stampa popolare britannica».
Cosa avvenne?
«Saddam ordinò che i calciatori venissero chiusi per 48 ore in uno dei centri sportivi. Pare fosse davvero arrabbiato, dispiaciuto. Ma non ci fu alcuna tortura. Alla fine tutti tornarono a casa incolumi. Con me, comunque, queste cose non succederanno. Mi è stato assicurato che avrò la massima indipendenza, nessuno potrà interferire nei miei programmi di allenamento. Tra poche settimane intendo convocare tutti i responsabili sportivi per avviare uno studio tecnico delle partite durante gli ultimi Mondiali in Corea del Sud e Giappone».
Qual è la sua speranza?
«Giocare, e bene, alle prossime olimpiadi di Atene nel 2004».
Lorenzo Cremonesi