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 2002  ottobre 11 Venerdì calendario

L’altarino coi pupazzi di peluche e l’auto diventa una cameretta, La Stampa, venerdì 11 ottobre 2002 Passa un’automobile

L’altarino coi pupazzi di peluche e l’auto diventa una cameretta, La Stampa, venerdì 11 ottobre 2002 Passa un’automobile. Ben in vista nel lunotto posteriore c’è un pupazzo colorato: un lungo bruco verde. Un taxi guidato da un giovane ragazzo: il pupazzo è un mostriciattolo giallo appeso al finestrino posteriore. Un passaggio in macchina; guida una ragazza sui venticinque; davanti, nell’incavo di fronte al passeggero, c’è tutta una serie di piccoli pupazzi, disposti gli uni accanto agli altri. Capita sempre più spesso di osservare dentro le macchine la presenza di animali, pupazzi, personaggi dei cartoni, mostriciattoli colorati. In genere si tratta di vetture guidate da giovani o giovanissimi. Nelle automobili il pupazzo è una presenza consueta. Lo si regala a una fidanzata romantica, all’amico, alla collega, in occasione del compleanno, per Natale, lo si porta da un viaggio. Il pupazzo piace, fa tenerezza, induce pensieri affettuosi. L’automobile come la propria cameretta? Probabilmente sì. Lo psicoanalista D.W. Winnicott ha introdotto un termine, ”oggetto transizionale”, per indicare quell’oggetto che il bambino tiene con sé per addormentarsi. fenomeno consueto che permette di passare dalla relazione con la madre a quella con il mondo cercando conforto in ”qualcosa” da portare sempre con sé nei momenti difficili; il passaggio dalla veglia al sonno, per esempio. quando il bambino comincia a patire e desiderare insieme la separazione che appare la copertina di Linus, il coniglio di pezza, l’orsetto di peluche. A poco a poco, crescendo, questa abitudine si perde, salvo poi riaffiorare nei periodi di depressione, di ansia, di paura. I pupazzi nelle automobili rappresentano qualcosa del genere? In parte sì. Ciò che colpisce maggiormente però è il fatto che spesso non si tratta di uno o due pupazzi, ma di un gruppo di animaletti di peluche. come se, vicino al cruscotto, ci fosse un piccolo altarino, di cui i personaggi di pezza sono i lari e i penati. Nel mondo romano i lari erano piccole statuine che raffiguravano giovani, adolescenti, con in mano il corno dell’abbondanza, e che volteggiavano sulle punte dei piedi. Figli di Mercurio-Ermes, i lari sono divinità dello scambio, dell’incrocio, della prosperità. I penati, più misteriosi e invisibili, sono invece i protettori del focolare domestico. Le piccole famiglie di animaletti alloggiati oggi nelle automobili esprimono un desiderio di protezione; hanno uno scopo apotropaico, e insieme simboleggiano una domanda di intimità e calore. Così come gli animali collocati nelle camerette dei bambini, posizionati sui letti o sui mobili, sono i sostituti della famiglia vera, il suo alter-ego. Il fatto che si tratti di animali non è casuale. Nella storia delle culture umane essi realizzano identificazioni parziali con l’uomo; rappresentano aspetti e immagini della sua natura complessa e ambivalente; sono lo specchio delle sue pulsioni profonde, degli istinti, quelli addomesticati e quelli selvaggi. Come ha messo in luce James Hillman, l’accettazione della propria anima animale, è un elemento indispensabile perché l’individuo non si viva come diviso e irrisolto. Nella cameretta come in automobile, i pupazzi sono hopefullmonster: mostri pieni di speranza. Marco Belpoliti