Cesare Fiumi, Sette, 24/10/2002, 24 ottobre 2002
I rapinatori interinali, Sette, 24 ottobre 2002 Sono armati eppure disarmanti. Sono persino comici e pure inquietanti
I rapinatori interinali, Sette, 24 ottobre 2002 Sono armati eppure disarmanti. Sono persino comici e pure inquietanti. Sono tanti in Italia, troppi: una teoria di disperati che prendono la scorciatoia di un mestiere che non è il loro, agitandone i ferri con l’impaccio dell’autodidatta che ha visto (in tv) o sentito dire. Lavoratori flessibili, a loro modo - «ci provo, se va bene lo faccio per un po’» -, che non punteranno in alto, ma certo puntano pistole e coltelli alla gola. Castel d’Azzano, provincia veronese, un supermercato. L’uomo ha tra i venti e i trent’anni, porta un cappellino rosso, dagli scaffali ha preso solo una lattina. Che ora, venuto il suo turno, sta pagando. Ed ecco che, mentre riceve il resto, tira fuori una pistola. Indica alla cassiera il cassetto con il contante, ma quello lo ha già chiuso. L’ansia dell’uomo diventa stupore, lo stupore rabbia, la rabbia impotenza: se la dà a gambe, senza prendere il resto, con la sua lattina da 10 euro. Teramo, una pizzeria. L. D., 31 anni, s’infila nel locale: sul volto una busta di plastica, in mano un coltello. Chiede soldi alla commessa. Quella corre nel retrobottega e allerta fratello e cognato. L.D. li vede, desiste, sorride: rimette il coltello in tasca, si sfila il sacchetto, chiede una pizza. Finge (male) naturalezza, paga, esce. Lo arrestano mezzo’ora dopo. Modena, una banca. Due rapinatori, pistole in pugno, tengono a bada i dipendenti e chiedono a un cassiere di tirare fuori il denaro. Solo che lo chiedono in dialetto - napoletano stretto - e quello non capisce. Quelli fremono e ripetono l’ordine, alterati: di nuovo il dialetto, di nuovo la faccia smarrita del cassiere. Non c’è dialogo e neppure ragione d’insistere: fuggono i due ma le telecamere a circuito chiuso, che hanno ripreso tutta la tragicomica gag, ne smascherano l’identità. E si potrebbe continuare con il rapinatore di Scaldasole, nel Pavese, che ripone il taglierino e se ne va sconsolato, a viso mesto, dalla banca, ché l’impiegata alle sue minacce ha appena risposto: «No, i soldi non te li do».Un altro rapinatore per caso, forse per crisi. Insomma, c’è una congerie di neofiti, tentati dal nuovo lavoro. Interinali della rapina (spesso, alla fine, internati) in cerca di piccole liquidazioni. Sbandati che s’inventano apprendisti, per capire se ci sono portati. Senza capire cosa li ha portati lì. Cesare Fiumi