Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2002  ottobre 21 Lunedì calendario

Kim Jong Il, un lunatico col dito sul grilletto atomico, l’Unità, lunedì 21 ottobre 2002 Durante la prima visita di un presidente sudcoreano a Pyongyang, avvenuta nel giugno del 2000, telecamere e fotografi occidentali riuscirono a vedere da vicino l’’illustre comandante” Kim Jong Il

Kim Jong Il, un lunatico col dito sul grilletto atomico, l’Unità, lunedì 21 ottobre 2002 Durante la prima visita di un presidente sudcoreano a Pyongyang, avvenuta nel giugno del 2000, telecamere e fotografi occidentali riuscirono a vedere da vicino l’’illustre comandante” Kim Jong Il. La prima schiarita sul fitto mistero che circonda questo personaggio inavvicinabile fu esilarante. Si scoprì infatti che sotto l’uniforme militare portava stivaletti con un forte rialzo, in modo da nascondere la statura di appena un metro e 62, che l’avrebbe fatto sfigurare a fianco del suo collega di Seul. Questa debolezza trasformò in un essere umano il leader della Corea del Nord, fino ad allora considerato un satrapo della prima dinastia ereditaria del mondo comunista. L’immagine di Kim Jong Il, trasmessa per la prima volta in diretta nella Corea del Sud (ma non in quella del Nord), scatenò a Seul un colpo di fulmine che investì direttamente i giovani della metropoli, i quali volevano tutti vestirsi con la stessa casacca militare e con gli stessi occhiali bifocali indossati dal grande capo nordista. Gruppi di studenti si riunirono per fondare ”Kim Jong Il fan club”, mentre sui computer apparve un’immagine animata che lo rappresentava in versione danzante. Intanto ”Sussurri”, l’album di esordio del gruppo musicale ”Ragazze dell’unificazione”, andava a ruba in tutti i negozi, con una serie di remake di antiche canzoni popolari del nord. Da qualche giorno, però, i video games sudcoreani ricevono uno scenario del tutto diverso: quell’omino così tenero ha calzato l’elmo e si è proclamato antagonista dell’Occidente, non si capisce bene perché, ma le sue confessioni sembrano destinate a interrompere o a ricattare il processo di riunificazione che marciava a grandi passi, rendendo ancora più profonda la trincea del 38° parallelo. Forse nei prossimi giorni si capirà il perchè di questa scelta, che però conferma il carattere quanto meno lunatico del leader nordcoreano. Intanto si sa che nasce nel febbraio ’42, ma non si sa dove. Alcuni lo fanno venire alla luce in Siberia dove il padre, il sublime Kim Il Sung era riparato durante la guerra sotto l’ala protettrice di Stalin. Le fonti ufficiali dicono invece che nacque ai confini con la Cina, sul monte sacro Paekdu, dove il padre conduceva una specie di guerriglia d’appoggio ai comunisti cinesi. Il suo nome di battaglia era Yuri, durante la guerra di Corea fu mandato in Cina, poi studiò nella Germania Orientale. Lo ritroviamo a Pyongyang nel ’73, responsabile delle tre rivoluzioni (ideologica culturale e tecnica), versione pragmatica e ben controllata della Rivoluzione culturale cinese. Nel ’76 scompare dalla vita politica, forse perché sostenitore di una linea intransigente accusata di «ideologismo». Ma nel ’79 eccolo di nuovo in auge, erede designato di Kim Il Sung, il «grande leader». Lui si dovrà accontentare del titolo di «beneamato dirigente»: anche dopo la morte del padre non lo si potrà chiamare «Presidente» perché l’unico Presidente della storia coreana deve rimanere il supremo suo padre... Quest’ultimo lo aveva nominato suo successore nell’84, dopo che era scampato a un attentato nel ’77 e dopo la carica di numero 2 del partito affidatagli nel 1980. Nel solco della tradizione paterna fioriscono episodi edificanti destinati a creare l’immagine di un ”benevolo leader del popolo”. Lui fa chiudere con polsini speciali i giubbotti di cotone regalati ai contadini per ripararsi dal freddo. Lui visita gli istituti di bellezza, dove teorizza: «Ad ogni testa una sua pettinatura», poi va nelle maternità ospedaliere e propone che ogni neonato sia contraddistinto con un numero perché non venga scambiato. è sempre lui, il beneamato dirigente a occuparsi delle attività culturali (spesso manifesta un odio viscerale per la Gioconda), dei teatri, delle case private, delle attività ricreative. Ma su di lui fioriscono episodi poco edificanti: gli viene attribuita una passione per le auto lussuose e veloci (la stessa che aveva Breznev), villa lussuosa con piscina e sauna (come Mao), amanti a dozzine, almeno quattro mogli e figli uno dei quali, Kim Yong Nam, a vent’anni è già alcolizzato, come il fratellastro del padre che muore a Berlino di cirrosi epatica, e tenta una clamorosa fuga dalla Corea interrotta però senza troppe chiacchiere a Pechino. Ai dirigenti cinesi, durante una visita dell’aprile 2000, Kim Jong Il confessa di «aver smesso di fumare e di bere solo moderatamente». L’immagine di quest’uomo di mezza età sopraffatto dal potere e dai vizi, incapace di una vita normale perché abituato fin dall’infanzia a sentirsi ”diverso”, costretto a mettersi i tacchi alle scarpe perché troppo basso, tutto questo provoca sentimenti a un tempo di tenerezza e di disprezzo. Meglio però non fidarsi di questo Kim Jong Il: ha fatto scrivere il suo nome sulla montagna sacra del Kumgang con lettere alte 34 metri e larghe 25. Non è affatto confortante che un personaggio così disponga di missili balistici e di qualche bomba atomica: il grande boom potrebbe derivare da un suo scatto di umore. Giancesare Flesca