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 2002  ottobre 28 Lunedì calendario

Gli americani vogliono far conoscere Britney Spears agli arabi, CorrierEconomia, lunedì 28 ottobre 2002 A s-salamu ’aleikum, qui Washington»

Gli americani vogliono far conoscere Britney Spears agli arabi, CorrierEconomia, lunedì 28 ottobre 2002 A s-salamu ’aleikum, qui Washington». Non è solo con missili intelligenti e marines che gli Stati Uniti si preparano a sbarcare in Medio Oriente. Mentre il conto alla rovescia della guerra all’Iraq prosegue, con qualche pausa, il Congresso Usa e la Casa Bianca sono già scesi in campo con nuove armi di comunicazione contro le forze ostili della regione. A partire dall’arcinota Al Jazira, la tv del Qatar accusata da Washington di antiamericanismo (e allo stesso tempo considerata una spina nel fianco da molti governi arabi). Preso atto dei limiti dell’ormai vetusta Voice of America, la radio in 53 lingue che dal 1943 diffonde nel mondo notizie a stelle e strisce (a cui si sono aggiunti nel tempo canali tv e Internet), il Broadcasting Board of Governors (Bbg) sta lavorando su una nuova tv in arabo, la Middle East Television Network (Metn). Un canale di notizie ma soprattutto di musica, film, perfino cartoni animati e varietà soft, che «conquisti i cuori e le menti degli arabi». Per assicurarsi il successo dell’impresa, il Bbg (l’organismo da cui dipendono tutte le attività radiotelevisive di proprietà o con la sponsorizzazione del governo Usa, come Radio e Tv Martì che diffonde senza molto successo a Cuba) ha contattato uno dei più dinamici mogul americani. Il progetto, a cui il Congresso intende destinare 65 milioni di dollari, è infatti guidato da Norman J. Pattiz, fondatore di Westwood One (primo network radiofonico Usa, 3,5 miliardi di dollari di fatturato), già attivo sostenitore di Clinton e presidente della Commissione Medio Oriente del Bbg. Proprio dalla radio Pattiz è già partito, lanciando a fine marzo in Medio Oriente, con ottimi risultati (e con 35 milioni di dollari pubblici Usa) Radio Sawa. Il canale, che in arabo significa Radio Insieme e si definisce «la nuova stazione per la nuova generazione», in pochi mesi è diventato il primo canale per ascolto in Giordania. In agosto e settembre, ha rilevato la Edison Media Research, l’86 per cento dei giordani tra i 17 e i 28 anni (fascia d’età strategica anche da un punto di vista politico-sociale) si era sintonizzato su Radio Sawa almeno una volta alla settimana, mentre Voice of America in arabo langue sotto al 2 per cento di audience ed è destinata a sparire. Fatto ancor più importante: il 19 per cento riteneva che le notizie di Radio Sawa fossero «affidabili», contro il 20 per cento che dava lo stesso giudizio all’emittente nazionale, Radio Amman. Il nuovo canale si difende bene anche in Kuwait e negli Emirati (Paesi in cui è diffuso in Fm). Ma è ascoltato, in onde medie e con qualche difficoltà, perfino in Iraq, in Palestina e Arabia Saudita. «L’immagine degli Stati Uniti in questa regione è creata da stazioni radiotelevisive controllate dai governi locali - sostiene Pattiz, considerato un ottimo uomo d’affari e un convinto ”missionario” dei valori americani - noi stiamo cambiando questa immagine con Radio Sawa, presto la faremo anche con la tv». E aggiunge: «In Medio Oriente si combatte già ora una guerra dei media, le armi sono la disinformazione, l’incitamento alla violenza, l’odio, la censura e l’autocensura. Fino al lancio di Radio Sawa gli Stati Uniti non avevano nessun cavallo su cui puntare». Per mettere a punto la nuova tv - che diffonderà via satellite e quindi oltre a confini e censure locali, non avrà pubblicità e potrebbe partire già a fine anno se arriveranno i finanziamenti da Congresso e Casa Bianca - sono stati contattati molti big dello show-business americano, dai network di New York alle major di Hollywood. Tra i primi, il direttore di Cbs News, Andrew Heyward, e quello di Fox News, Roger Ailes. Tra i secondi, i top manager di Paramount e delle potenti Creative Artists Agency e William Morris Agency, che rappresentano l’élite dei talenti artistici di Los Angeles. «Abbiamo bisogno di idee per i programmi e di esperienza del settore privato» ha spiegato Pattiz, impegnato da settembre in una serie di riunioni sulle due coste degli Usa. «Dobbiamo attirare spettatori con quello che è più apprezzato dell’America». Ovvero cinema, musica, programmi tv, sapientemente mischiati con prodotti locali di successo e inframmezzati da notiziari brevi e scattanti. Britney Spears e Hakim, passando per i film di Yusef ash-Shahin e i cartoni Disney. La cosa, ovviamente, ha suscitato forti reazioni nel mondo arabo, dibattiti sui giornali, incontri politici. E se nell’epoca dei satelliti nessuno può pensare di bloccare un segnale radio o televisivo, molti si sono buttati su progetti di nuove radio e tv per il Medio Oriente, ma anche rivolte all’Occidente. I 22 Paesi della Lega Araba, in estate, si sono impegnati a stanziare 22,5 milioni di dollari per lanciare una comune strategia «che neutralizzi la disinformazione occidentale sul mondo arabo», producendo programmi in inglese destinati a tv pubbliche e private. Sempre in estate, era emerso il progetto Arab Television, un nuovo canale in inglese destinato all’Occidente in cui il principe saudita Mansur bin Nasser bin Abdel Aziz aveva dichiarato di voler investire 160 milioni di dollari. Ma per il momento non è partito nulla. «Il governo Usa investe milioni di dollari per fare conoscere a ”noi” come sono davvero ”loro” - ha scritto il maggior quotidiano egiziano Al Ahram -. Ma non farà nessuno sforzo per far conoscere agli americani come siamo ”noi”. E i nostri leader, governi, ministri dell’informazione, non sono riusciti a mettersi d’accordo sul lancio congiunto di un canale per l’Occidente. Forse dovremmo assumere Mr. Pattiz». Cecilia Zecchinelli