Claudio Risè il Giornale, 23/10/2002, 23 ottobre 2002
Gli indiani spieghino a Bush come liberarsi di Saddam, il Giornale, mercoledì 23 ottobre 2002 E’uno degli incubi peggiori, e dei più diffusi: lottare con un avversario che cambia volto in continuazione
Gli indiani spieghino a Bush come liberarsi di Saddam, il Giornale, mercoledì 23 ottobre 2002 E’uno degli incubi peggiori, e dei più diffusi: lottare con un avversario che cambia volto in continuazione. E magari cambia anche la direzione: prima verso Oriente poi verso Occidente: un tipo, appunto, dis/orientante. Si tratta però di un incubo, quello del nemico dai mille volti, che probabilmente non tormenterà le notti di George W. Bush. Perché di solito si sogna ciò che di giorno non capita. Mentre il Presidente degli Stati Uniti, con un tipo di quel genere se la deve vedere tutti i giorni, nella tenzone con Saddam Hussein, che tormentò già suo padre prima di lui. Una lotta non facile, neppure psicologicamente. Una vecchia regola del conflitto, psicologico o bellico che sia, dice infatti che per combattere devi conoscere il tuo avversario. Ma un avversario che cambia in continuazione chi è, veramente? il despota che chiude mezzo Paese dietro le sbarre? O quello che improvvisamente apre le porte delle prigioni. quello che rifiuta sprezzantemente ogni controllo? O l’amante della pace ad ogni costo, che i controlli li chiede a gran voce, dicendosi disposto ad aprire agli ispettori dell’Onu le proprie stanze più segrete? Chi è dunque questo nemico dell’Occidente? Per la verità non si tratta poi di un tipo così inedito. Per esempio la Bibbia, cui il Presidente degli Stati Uniti a volte si riferisce, descrive bene la psicologia dei Saddam, re e usurpatori mediorientali, accaniti nemici degli ebrei, e abili violatori di ogni patto. Bush, però, può trovare puntuali descrizioni del carattere di Saddam anche in uno dei più antichi miti del Nord America. Che lo aiuterebbe a mettere a fuoco l’esotico, e temibile, nemico, forse più di molti costosi rapporti della Cia. Il Saddam americano si chiama Coyote, ed è una specie di progenitore originario degli indiani. L’antropologo Paul Radin ne ritrovò le gesta presso gli indiani Winnebago. Coyote, uno senza né legge né fede, che dice una cosa e poi fa l’opposto, conquistò con le sue gesta, che rappresentavano perfettamente il tipo dell’imbroglione, l’attenzione dello psicologo Carl Gustav Jung, finalmente descritto, nei più minuti dettagli, l’archetipo del ”Trickster”, del briccone, un carattere umano universalmente presente, che è bene conoscere per limitarne i danni, e magari sfruttarne le potenzialità. Coyote, l’uomo dal lungo pene (si è raccontato che lo stupro ad opera di Saddam e figli sia consuetudine nei palazzi di Baghdad), ha, come il dittatore iracheno, la passione del travestimento. Lo fa per fuggire ai nemici, ma anche per guadagnare: quando vengono i tempi duri si traveste da donna, e si concede al miglior offerente. incredibilmente vorace: mentre le madri vanno sugli alberi a raccogliere le prugne, Coyote mangia direttamente i loro figli. Miti d’altri tempi? Mah! Forse invece storie come queste, rivelandoci il volto della slealtà senza tempo, sono una scuola di alta politica. Anche perché Bush, proprio all’inizio della sua presidenza, ha dovuto affrontare la più vistosa ferita inferta nell’ultimo secolo alla terra americana. Quest’esperienza traumatica rischia, come ogni trauma, di fargli assumere la fissità un po’ ingenua del tipo umano opposto al Briccone, quello dell’Eroe. Sarebbe un guaio. Perché l’Eroe, ”colui che è immutabilmente centrato”, che non cambia mai idea, è troppo l’immagine speculare del Briccone, che è invece ”lo spirito del disordine, il nemico di ogni limite”. Un Eroe audace, ma immobile, rischia molto nella lotta con un nemico mobilissimo, e in continua, e illusoria, metamorfosi. Dia un’occhiata (se già non l’ha fatto), George Bush, a questo antico mito della sua terra. C’è anche spiegato come, con astuzia, far sprofondare il briccone nei suoi escrementi. Claudio Risè