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 2002  novembre 08 Venerdì calendario

La banconota deperibile che fabbrica inflazione e scaccia la crisi, la Repubblica, venerdì 8 novembre 2002 Dalla crisi ci salverà una banconota deperibile, il dollaro con la data di scadenza? il biglietto verde con una banda magnetica incorporata, che ne fa diminuire il valore via via che il proprietario lo conserva: vale 100 dollari all’inizio, 99,9 dopo una settimana, 99,8 dopo due e così via

La banconota deperibile che fabbrica inflazione e scaccia la crisi, la Repubblica, venerdì 8 novembre 2002 Dalla crisi ci salverà una banconota deperibile, il dollaro con la data di scadenza? il biglietto verde con una banda magnetica incorporata, che ne fa diminuire il valore via via che il proprietario lo conserva: vale 100 dollari all’inizio, 99,9 dopo una settimana, 99,8 dopo due e così via. Si tratta, in sostanza, di un potente incentivo a spendere e consumare per rilanciare l’economia. La banconota deperibile non esiste ancora, ma la sua introduzione è stata evocata seriamente dagli economisti della Federal Reserve, la Banca centrale americana, alle prese con lo spettro della deflazione. Con altrettanta serietà il ”Wall Street Journal” le ha dedicato l’apertura della sua prima pagina. A differenza dalla Banca centrale europea, che ancora ieri ha deciso di non ridurre i suoi tassi, quella americana è preoccupata dal rischio di una vera deflazione cioè un calo generale dei prezzi. In effetti negli Stati Uniti dopo che sono crollati i valori delle azioni in Borsa, ora anche il costo di molti beni di consumo sta scendendo. la prima volta che accade dal 1960. Dove le vendite languono, le aziende sono costrette a ribassi mai visti: il prezzo di un personal computer nuovo è sceso per la prima volta sotto i 200 dollari. Se l’indice ufficiale del costo della vita qui non è ancora passato al segno negativo, è perché certi servizi come la sanità continuano a rincarare, ma per gran parte dell’industria la deflazione è una realtà. In Giappone lo è già da anni. Potrebbe contagiare la Germania dove l’indice dei prezzi segna ormai solo l’1%. A prima vista la deflazione è una manna per i consumatori. Qui in America i supermercati, i concessionari d’auto, le telecom e le linee aeree fanno a gara negli sconti, quindi il potere d’acquisto dei salari sale. Ma è proprio così vantaggioso? La deflazione è positiva quando nasce dal progresso tecnologico - le imprese producono di più a costi inferiori, possono abbassare i prezzi e guadagnarci lo stesso - mentre è pericolosa quando è scatenata dalla sfiducia e da una caduta della domanda. Se l’economia è ferma e i consumatori non comprano, il calo dei prezzi si mangia i profitti delle imprese, le costringe a chiudere e a licenziare. una spirale negativa che si autoalimenta: più disoccupati, meno redditi, meno acquisti. Il consumatore non può godersi il calo dei prezzi se perde il posto e lo stipendio. Anche per chi ha un reddito il calo dei prezzi è un incentivo a rinviare le spese: perché comprare oggi quello che domani costerà meno? La deflazione poi è una vera calamità per chi si è indebitato; quando i prezzi e i redditi salgono i debiti si svalutano, ma quando scendono restituirli è un onere che può portare al fallimento. Questo è il tipo di deflazione che seguì il crack di Wall Street nel 1929 e accompagnò la depressione degli anni Trenta. Da quarant’anni le banche centrali hanno dovuto combattere il pericolo opposto, usando l’arma dei tassi d’interesse per tenere a bada l’inflazione. Ma la Fed non ha il dogmatismo della Bce e ha un mandato più ampio: teme altrettanto la recessione, deve combattere anche la disoccupazione. Sugli schermi radar dell’autorità monetaria americana l’allarme-deflazione è apparso da tempo. Già nell’autunno del 1999 il governatore Alan Greenspan radunò i dirigenti della Fed a Woodstock, nel Vermont, per un vertice dedicato a un interrogativo angoscioso: che fare se i prezzi cadono, i consumi ristagnano, e la banca centrale ha già speso tutte le sue munizioni riducendo i tassi quasi a zero? la situazione estrema, ma non impossibile, che l’economista britannico John Maynard Keynes definì la ”trappola della liquidità”: la banca centrale può anche inondare l’economia di moneta, ma la gente è così sfiduciata che la tiene sul conto corrente o sotto il materasso. Così è nata l’idea del dollaro con la banda magnetica che ne fa diminuire progressivamente il valore. L’ha presentata Marvin Goodfriend, uno degli economisti della Fed, come un rimedio estremo per costringere i consumatori a spendere. La banconota deperibile perde potere d’acquisto a vista d’occhio, sia che uno la depositi in banca o che la custodisca nel portafoglio. A pensarci bene è un surrogato del carovita, un modo artificiale per fabbricare inflazione. Per ora quel progetto è teorico e le difficoltà tecniche per attuarlo sarebbero notevoli. Ma è una prova che gli americani hanno capito prima degli europei da che parte sta il pericolo, vedono che la crisi attuale ha una natura profondamente diversa da quelle degli ultimi decenni. A fine mese un altro dirigente della Federal Reserve che è uno specialista degli anni Trenta, l’economista Ben Bernanke, terrà una conferenza sulla deflazione intitolata: ”Come evitare che succeda di nuovo”. Federico Rampini