Marco Lupis la Repubblica, 21/11/2002, 21 novembre 2002
La donna che epurava i nemici di Mao dalle foto di Stato, la Repubblica, giovedì 21 novembre 2002 Pechino
La donna che epurava i nemici di Mao dalle foto di Stato, la Repubblica, giovedì 21 novembre 2002 Pechino. Nel centro di Pechino, di fronte al mercato Jimao, un’anziana signora se ne sta seduta nel suo modesto negozietto di fotografo. una bottega minuscola ma è qui che Men Songzhen, 65 anni, continua a fare quello che da decenni sa fare meglio: il ritocco fotografico. Il suo ultimo cliente è l’uomo più potente della Cina, come racconta lei stessa: «Poco prima che iniziasse il Congresso del partito comunista mi hanno portato tre foto ufficiali del presidente Jiang Zemin da ritoccare». «Hanno detto che ormai tra i giovani non c’è quasi più nessuno che sappia fare questo lavoro. E hanno anche aggiunto che Jiang non voleva un lavoro ”alla Mao”, insomma, scherzando mi hanno fatto capire che non voleva sembrare un ragazzino. Soltanto voleva lasciare ai posteri il miglior ricordo di sé». C´è stato un tempo in cui le sottili arti della signora Men erano richiestissime in Cina. Da lei si servivano i grandi boiardi della Cina comunista, compreso il presidente Mao. Tutti i celebri ritratti fotografici del Grande Timoniere hanno approfittato delle sue miracolose cure. Suo il delicato compito di trasformare le immagini del giovane e poi meno giovane Mao in quelle del carismatico, prestante e affascinante condottiero. «Lavoravo moltissimo - ricorda Men - L’unica cosa che dovevo fare, era non fare domande». Negli anni della Rivoluzione culturale la macchina della propaganda del partito marciava a pieno regime, e la signora Men faceva parte di una squadra di 60 persone all’interno dell’agenzia di stampa di Stato cinese, la Xinhua, incaricata di ”rivedere” una per una tutte le foto del regime. «Allora i ritocchi si facevano raramente senza aggiunte o correzioni, perché non esistevano i mezzi tecnici di oggi. Ma l’impegno era tale che guardando anche adesso quelle immagini, sfido chiunque a riconoscere i punti ritoccati». Uno dei suoi capolavori resta la foto ufficiale del corpo di Mao Zedong dopo i funerali. Di fronte al feretro del Grande Condottiero sostavano in lacrime la vedova e gli altri tre appartenenti alla ”Banda dei Quattro”. Una volta caduti in disgrazia i quattro, il regime di Pechino le ordinò di eliminare completamente Chiang Ching e gli altri dalle foto dei funerali. «Fu un lavoro difficilissimo - ricorda lei - perché molte foto erano in ombra, e risultava molto difficile, dopo aver cancellato le immagini dei personaggi da eliminare, ricostruire le lacune con uno sfondo che fosse coerente con il resto, privo com’era di riferimenti precisi. Ricordo che lavorammo notte e giorno per una settimana, insieme ad altre dieci persone della Xinhua. Ma alla fine il nostro responsabile ci disse che ”molto in alto” erano davvero soddisfatti». La macchina della propaganda di regime raggiunse livelli parossistici negli anni Settanta quando, man mano che gli uomini politici vicini a Mao cadevano in disgrazia, bisognava provvedere a ”ripulire” dalla loro figura ogni ritratto ufficiale. «Ma non sempre si trattava di eliminare - continua la signora Songzhen - Per esempio ricordo il caso dell’allora sindaco di Pechino, Peng Zhen, che era molto potente in quegli anni, ed era stato fotografato vicino a Mao mentre posava la prima pietra di una importante opera pubblica alla periferia della Città. Quando nel 1966 Peng cadde in disgrazia, dovemmo ricreare una versione ”purgata” della foto che ritraeva soltanto Mao. Qualche anno dopo, però cambiato il clima politico, Peng venne riabilitato. Con il risultato che dovemmo passare giorni e notti per reinserirlo in tutte le copie della foto». Oggi ci sono pochi clienti per la signora Men, che continua a gestire il suo negozietto di fotografia nel centro di Pechino. Qualche giovane coppia con l’album di nozze. Qualche modesto funzionario che vuole fare miglior figura sulle sue fototessera. Fino alla chiamata del presidente Jiang. Marco Lupis