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 2002  novembre 21 Giovedì calendario

Il Cav. e la cella di Sofri, L’espresso, giovedì 21 novembre 2002 Nel giugno scorso ho incontrato Silvio Berlusconi, a casa sua a Roma, a Palazzo Grazioli in via del Plebiscito

Il Cav. e la cella di Sofri, L’espresso, giovedì 21 novembre 2002 Nel giugno scorso ho incontrato Silvio Berlusconi, a casa sua a Roma, a Palazzo Grazioli in via del Plebiscito. Avevo chiesto a un amico italiano di poter vedere il vostro presidente del Consiglio per parlargli della sorte del mio amico Adriano Sofri. Berlusconi è stato molto simpatico, aperto, informale. Era vestito in una tuta da jogging. Abbiamo discusso di tutto, non solo di Adriano, anche di politica, dell’Europa, di come la mia (e di Sofri) generazione dei protagonisti del Sessantotto ha trovato o non ha trovato spazi nella vita pubblica del nostro continente. Ho detto a Berlusconi che per me è incredibile, anzi sembra irreale, che Adriano sia ancora in prigione. E strano che Sofri, un uomo molto rispettato in Italia, uno che scrive sui giornali importanti, un’autorità morale, stia in carcere. C’è qualcosa che una persona come me, che non vive in Italia, stenta a capire. La situazione vista da fuori è la seguente. Sofri scrive di tutto, di politica estera, interna, partecipa al dibattito culturale da protagonista. E questo da una cella di tre metri per tre, conducendo una vita scandita dagli orari e dalla disciplina di un istituto penitenziario. Ho rilevato, con Berlusconi, un paradosso. La maggior parte della gente dice che Adriano non deve rimanere in prigione. Ma nessuno ha la forza e la capacità di farla finita con questa storia. A quel punto Berlusconi mi ha detto: «Sono d’accordo». Gli ho risposto: se il presidente del Consiglio è d’accordo, le cose possono cambiare. Ho trovato e trovo interessante che il vostro presidente del Consiglio abbia fatto un discorso simile a quello che più volte mi hanno ripetuto altri personaggi italiani di destra, deputati, miei colleghi al Parlamento europeo. Io con quelle persone parlo spesso di Adriano. Ebbene, nessuno di loro mi ha mai detto che Sofri debba restare in prigione. E non solo Vittorio Sgarbi, fin dall’inizio favorevole alla causa di Sofri, è di questo parere. Anche deputati di Forza Italia, persone del Partito popolare sostengono che ad Adriano bisogna restituire la libertà. Perfino qualcuno di Alleanza nazionale su Sofri si è dimostrato possibilista. E comunque, nemmeno in quelli di Alleanza nazionale ho riscontrato una durezza come quella che ha espresso in questi giorni Gianfranco Fini. E questo perché tutti, ma veramente tutti, sono d’accordo nel riconoscere che Adriano è un’autorità morale. Che l’Adriano di oggi non è più quello di Lotta Continua. La vicenda del mio amico Adriano (e anche questo l’ho detto al vostro presidente del Consiglio) non riguarda solo l’Italia. Per l’Europa Sofri è uno dei simboli dell’evoluzione e del destino della nostra generazione. Prendiamo due personaggi, due miei amici. Uno, Joschka Fischer, è ministro degli Esteri e tra i politici più rispettati e popolari non solo in Germania, ma in tutti i paesi del nostro continente. L’altro, Sofri, invece è in prigione. Eppure la loro storia è stata la stessa. Le loro biografie potrebbero essere interscambiabili. Anche se fino a un certo punto. Tra i due ci sono delle differenze. Adriano è più intellettuale. Probabilmente non gli piacerebbe, a differenza di Joschka, il mestiere di ministro, sarebbe un po’ contrario alla sua biografia. So già l’obiezione che mi verrà mossa: Fischer, negli anni in cui era un rivoluzionario, ha fatto solo qualche manifestazione non proprio pacifica, magari ha bastonato un poliziotto. Sofri invece è, secondo il verdetto della giustizia italiana, responsabile di un assassinio. Sono convinto che Sofri non ha commesso questo assassinio anche se i suoi avversari glielo imputano. A questa obiezione io rispondo così: Sofri è il simbolo di qualcosa che non va in Italia. Adriano è l’emblema del cattivo funzionamento della giustizia italiana (ovviamente non di tutta la giustizia, so cosa era Tangentopoli). Carlo Ginzburg, nel suo bel libro Il giudice e lo storico, ha raccontato in modo impressionante la storia dei processi di Sofri, basati sulla parola di un solo pentito. Processi in cui le prove materiali sono state distrutte. Leggendo quel libro mi sono reso conto che tutta questa vicenda ha qualcosa di irreale. Se fosse un film, una fiction, gli spettatori avrebbero detto che la trama inventata dallo sceneggiatore è pessima: troppo semplice e troppo primitiva per essere credibile. Anche di queste due vite parallele, di Joschka e di Adriano, ho parlato con Berlusconi. Gli ho chiesto prima di tutto perché era al contempo presidente dei Consiglio e ministro degli Esteri. Mi ha risposto che trovava interessante occuparsi degli Esteri. Poi, parlando di Fischer, ha detto che apprezzava molto la sua intelligenza. Comunque, alla fine del colloquio, Berlusconi mi ha promesso che avrebbe preso un’iniziativa per ridare la libertà a Sofri. A questo punto, vorrei fare una valutazione tutta mia. Penso che Berlusconi abbia creduto che, con una sua iniziativa, le cose potessero andare più velocemente, ha creduto che il suo potere politico fosse forte al punto che la proposta di un provvedimento di grazia potesse arrivare sul tavolo del presidente della Repubblica Ciampi più rapidamente. Poi, con la lettera al ”Foglio” ha agito come un vero spontaneista (ne so qualcosa, perché a partire dal ’68, e per parecchi anni, sono stato uno spontaneista). Berlusconi sta cercando di far leva sull’opinione pubblica contro la burocrazia, e di scavalcare le contraddizioni interne alla sua maggioranza. Vorrei aggiungere una cosa. Ho visto l’articolo di Gianni Vattimo sull’’Unità” in cui dice ad Adriano di non accettare la grazia di Berlusconi. Io non sono politicamente d’accordo con il vostro premier, lo considero un avversario. Ma se egli dice una cosa giusta, dobbiamo aiutarlo, e non c’entrano niente con Adriano la legge Cirami e la vicenda Previti. Dobbiamo invece fare i complimenti a Berlusconi per aver avuto il coraggio di dire certe cose su Sofri. Infine: Adriano è stato un vero eroe in Cecenia e in Bosnia. Anche qui ha dimostrato di essere un’autorità morale perché ha saputo trovare le parole e le azioni giuste. riuscito a far liberare gli ostaggi italiani in Cecenia. Lui sì, ha fatto una cosa per l’Italia; non l’ha fatta certo Fini. Prima ancora è andato ad abitare a Sarajevo. Non solo. Nella vicenda bosniaca, assieme ad André Glucksmann è stato il primo della nostra generazione a dire: «Chiediamo alla Nato di intervenire» e questo è giusto. Del resto anche i suoi recenti articoli sui pacifisti pubblicati sulla ”Repubblica” contengono molte verità e dimostrano coraggio. Ho fatto un sogno. Adriano esce dalla prigione e si candida per i Verdi nelle elezioni per il Parlamento europeo. Giuridicamente credo che non sia eleggibile. Ma sognare non ha niente a che vedere con la realtà, e Sofri è un uomo che, come pochi, fa avanzare un’identità comune dell’Europa. Infine. Dopo l’intervento di Berlusconi, ho scritto una lettera con Monica Frassoni, assieme a me copresidente del gruppo dei Verdi nel Parlamento europeo. rivolta al presidente Carlo Azeglio Ciampi. Vogliamo venire a Roma per incontrarlo. Vogliamo parlargli del futuro dell’Europa. E del futuro di Adriano Sofri. Daniel Cohn-Bendit