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 2002  novembre 15 Venerdì calendario

Il rassicurante (e solitario) declino del signor Cirio, Diario, 15 novembre 2002 Lazio-Fiorentina in C2 non è un sogno

Il rassicurante (e solitario) declino del signor Cirio, Diario, 15 novembre 2002 Lazio-Fiorentina in C2 non è un sogno. La partita potrebbe giocarsi la prossima stagione. La Florentia di Diego Della Valle, precipitata agli Inferi del professionismo dal fallimento di Vittorio Cecchi Gori, sta faticando più del previsto fra gli spietati randellatori di Aglianese e Gubbio. La Lazio, invece, va alla grande. Sarebbe prima in serie A senza due rigori sbagliati da Sinisa Mihajlovic. Ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, direbbe Francesco De Gregori. Un giocatore si vede dall’altruismo, dalla fantasia. E qui scende in campo Ivan De La Peña. Il centrocampista spagnolo ha mostrato poca fantasia e, quanto ad altruismo, non ne parliamo. De La Peña, nonostante il rendimento modesto nel suo breve periodo in biancoceleste, vuole 3 milioni di euro di stipendi arretrati. Li vuole adesso e per averli è disposto a far fallire la Lazio di Sergio Cragnotti. Per la prima volta nel dopoguerra, tragedia di Superga inclusa, la serie A potrebbe perdere una squadra in corso di stagione. Il rischio non è cosi teorico. E forse non basterà a Cragnotti una svendita eccezionale sul calciomercato di gennaio per uscirne indenne. Rispetto a Cecchi Gori, il proprietario della Lazio ha uno svantaggio. quotato in Borsa. Anzi, è il primo ad avere quotato una squadra di calcio al listino in Italia. Era il maggio del 1998. Il titolo valeva 5,9 euro. Negli ultimi giorni, dopo una serie di sospensioni dalla contrattazione, fa prezzo intorno al valore nominale di 0,52. Cioè mille vecchie lire. Cioè meno di un decimo di quanto valeva quattro anni fa. I giocatori laziali ai quali i titoli erano stati offerti a prezzi scontati prima del collocamento avevano compattamente risposto no, grazie. Avevano ragione. Tutti gli altri, quelli che hanno comprato, hanno avuto torto. La Consob, che vigila sui mercati finanziari, ha già chiesto spiegazioni a Cragnotti. Lui ha rassicurato. Cragnotti è un tipo estremamente rassicurante. Dote apprezzabile quando si hanno obbligazioni per 1,2 miliardi di euro a rischio di cross default, che si può tradurre in italiano con il termine, vagamente cinematografico, di insolvenza incrociata. A scatenare la bagarre è stata un’obbligazione Cirio da 150 milioni, pari all’acquisto di tre Gaizka Mendieta. Una sciocchezza per il re delle plusvalenze. Per giorni e giorni, quando già il prestito era scaduto e i soldi non venivano rimborsati, Cragnotti ha rassicurato. E anche quando il Manchester United e il Valencia si sono messi insieme e l’hanno denunciato al tribunale di Roma per avere i soldi delle cessioni di Jaap Stam e dello stesso Mendieta, Cragnotti ha rassicurato. Tutto si era già sistemato. Aveva già parlato con i colleghi spagnoli e si era messo d’accordo. I colleghi spagnoli smentivano, ma nessuno ha messo in dubbio la parola di un uomo sostenuto dal potentissimo banchiere Cesare Geronzi, amico di politici come Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, celebrato da giornalisti come Clemente Mimun, glorificato dalla stampa per i successi in campo e per essersi schierato più volte contro la sua stessa curva, fra le più razziste d’Italia. Per Raul Gardini, che lo ebbe con sé nella vicenda Enimont, era l’uomo capace di vendere frigoriferi agli eschimesi. Bastava guardarlo andare per via Veneto alle otto e mezza di mattina, solo e a piedi, salutato dai passanti e pronto a ricambiare il buongiorno, per sentirsi rassicurati. Domenica, nella tribuna Vip dello stadio Olimpico, Cragnotti non è apparso molto sicuro. Nella cerchia degli intimi si è lamentato che i suoi vecchi sostenitori si sono dileguati. Il primo è proprio Geronzi, che non ha mosso un dito per evitare il default del prestito da 150 milioni. [...] Perché l’amico, e tiepido tifoso laziale, Geronzi non è intervenuto? Il banchiere è stanco del calcio. Ne ha apprezzato e sfruttato l’immane potenziale emotivo, e dunque politico. Ha prestato più di tutti e adesso si trova a gestire una fila di patate bollenti che cominciano da Cecchi Gori e finiscono non si sa dove. Sarebbe assurdo se, dopo essere uscito indenne da crisi finanziarie terrificanti, il banchiere di Capitalia dovesse rovinarsi la carriera per qualche decina di giovinotti in maglia biancoceleste. Tanto assurdo che l’uomo della Cirio è stato invitato a tirarsi fuori dai guai da sé. In realtà, l’uomo Cirio aveva già imboccato la strada dell’autarchia. Solo qualche mese fa, cestinati i progetti di Franco Sensi su un ipotetico polo anti-Nord, era andato a bussare alla porta di Antonio Giraudo e Luciano Moggi. Le cessioni di Nedved e Salas alla Juventus avevano aperto la strada. Si trattava di vendere Alessandro Nesta. Tutto pareva definito, incluso il cadeau di uno scudetto girato dall’Inter alla Juve proprio all’ultima giornata e proprio dalla vittoria della Lazio sui nerazzurri. Invece, tutto è saltato. La Federcalcio ha minacciato di non iscrivere i club romani al campionato. Nel frattempo, Giraudo e Moggi hanno incominciato a ribassare i prezzi. Cragnotti ha pensato che volessero tirargli il collo. Un complotto alla Cecchi Gori. L’ultima scenata è avvenuta all’inizio del ritiro precampionato, quando il Manchester ha acquistato Rio Ferdinand per 33,3 milioni di sterline (circa 50 milioni di euro). Nesta, dichiarò il presidente, vale almeno il doppio e, se non me lo pagate bene, me lo tengo. Pronta la replica di Silvio Berlusconi dal meeting di Rimini: Nesta costa troppo. E infatti. Dopo qualche incontro rapinoso con Adriano Galliani, vicepresidente del Milan e presidente dei club professionistici, Nesta ha fatto le valige per Milanello. Il prezzo? Un affare: 30,2 milioni di euro. Due terzi di quello che lo United ha pagato all’Arsenal per Ferdinand. La giustificazione ufficiale del supersconto è stata vaga. Sembra che nel calcio tutti si debbano fare un esame di coscienza e che il povero Galliani abbia trattato Nesta di nascosto dal Mero Proprietario affinché questi non ne traesse motivo di amarezza. Dietro questa spiegazione ne sono fiorite altre. La più accreditata è questa. Gli interessati si sono seduti intorno a un tavolo e, con i dovuti modi, hanno prospettato a Cragnotti l’ipotesi di una conclusione alla Cecchi Gori. Cragnotti, che è persona equilibrata, ha recepito. Con la cessione di Nesta e qualche intervista rassicurante, il proprietario della Lazio si è schierato all’avanguardia dei risanamento. Ha anche proposto come toccasana il tetto agli ingaggi, una pratica adottata alla Roma che il management biancoceleste ha per anni giudicato inutile e inapplicabile. E, dato che la miglior difesa è l’attacco, ha ritrovato un’intesa con il romanista Sensi per chiedere al Coni con modi spicciativi la cessione dell’Olimpico. Magari pagandolo con un prestito obbligazionario che sarebbe servito a rimborsare un precedente prestito obbligazionario e così via. Il rilancio sull’acquisto dello stadio non deve essere interpretato come un gesto di arroganza. Semplicemente, Cragnotti non si aspettava che Geronzi gli voltasse le spalle proprio adesso. [...] Quello che se lo aspettava meno di tutti è stato Franco Carraro. Il presidente della Federcalcio si trova in una posizione delicata. Da quando occupa la sua carica, è stato svillaneggiato da tutti. L’ex sindaco di Roma è diventato come l’orso dei luna-park. Per un po’ ha fatto come Totò nello sketch di Pasquale («Chissà questi stupidi dove vogliono arrivare»). Poi si è stufato. In fin dei conti, lui non gestisce un club dai tempi di Gianni Rivera (1967-1971). A sobbarcarsi lo sfascio in solitaria non ci sta. [...] Molto attento ai rapporti internazionali (è uno dei tre italiani a fare parte del Comitato olimpico internazionale insieme all’ex fondista Manuela Di Centa e a Gianni Agnelli, membro onorario), amico di Geronzi e soprattutto presidente del Mediocredito centrale del gruppo Capitalia, Carraro ha preso molto male la figuraccia fatta per la vicenda Stam-Mendieta dove, di fatto, la Fifa ha scavalcato la federazione nazionale per mettere sotto controllo le operazioni di compravendita con l’estero del club romano. E due segnali li ha già mandati. Il primo è stato la multa per il danno provocato al Chievo nell’ultima campagna acquisti: 1 milione di euro. una cifra simbolica, d’accordo, ma è il doppio dello strombazzatissimo accordo fra il club laziale e Sa’adi al Gheddafi. La sanzione è dovuta agli acquisti di Cristian Manfredini e Bernardo Corradi dalla società di Campedelli. Acquisti definiti a una certa cifra e poi rinviati e poi rinegoziati e infine rateizzati. uno schema di gioco piuttosto comune. Anche con Stam e Mendieta è andata così. Dopo due anni lo United aspetta 18 milioni per il difensore olandese che forse sarà venduto a gennaio. Lo spagnolo addirittura è stato già girato a un’altra squadra, il Barcellona, prima ancora che la Lazio finisse di pagarlo al Valencia con l’ultima rata da 12 milioni. [...] Il secondo messaggio di Carraro è passato quasi inosservato ma è stato più sostanziale. La Figc ha bloccato la societarizzazione della Lazio, concepita proprio sul modello dello United. [...] Il default del prestito da 150 milioni, le azioni legali di Valencia, Manchester e del calciatore De La Peña, l’ostilità della Figc vanificano da ora in poi i cardini della tattica cragnottiana. Il mercato non è disposto a concedere né altre dilazioni, né ulteriori miracoli dei pani e dei pesci. Se la situazione non migliora in tempi stretti, c’è il rischio di un vero e proprio effetto valanga. Già a luglio, per consentire l’iscrizione al campionato, diversi ex dipendenti della Lazio in credito, a cominciare dall’allenatore Alberto Zaccheroni, avevano firmato una serie di liberatorie che, per l’appunto, si traducevano in una dilazione degli arretrati. [...] Per venire fuori dall’emergenza, i partner chiedono a Cragnotti una sola cosa: che venda. Si tratti di calcio o di pomodori pelati, questa è l’unica strada. E quando c’è fretta, il confine fra vendere e svendere diventa tenue. [...] Per quanto riguarda la Ss Lazio, gli esperti di mercato danno già per smontato pezzo a pezzo il giocattolo messo insieme da Roberto Mancini. Al bravo Mancio, dopo la Fiorentina di Cecchi Gori e la Lazio di Cragnotti, non resta che allenare il Lourdes. Domenico Marcello