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 2002  novembre 26 Martedì calendario

«Intervenga il capo dello Stato», Corriere della Sera, martedi 26 novembre 2002 Ci sono i recidivi e i pentiti

«Intervenga il capo dello Stato», Corriere della Sera, martedi 26 novembre 2002 Ci sono i recidivi e i pentiti. Alfonso Pecoraro Scanio, per dire, c’è cascato almeno quattro volte. Antonio Di Pietro tre. Col caldo, Marco Rizzo, Pdci, viene colto dall’irresistibile tentazione: la prima volta gli capitò di luglio, ed era il 2001, l’ultima nell’agosto scorso. Invece, Nando Dalla Chiesa, che a Ciampi s’è appellato «almeno quattro volte», è deciso a non farlo più: «All’inizio pensavo che il capo dello Stato non ascoltasse, ora ho capito che, con un premier proprietario di tre tv, i margini del presidente son ridotti». Perciò: «Mai più appelli: ci vuol poco a deteriorare il simbolo dell’unità nazionale». Nanni Moretti, girotondino quanto Dalla Chiesa, non sembra pensarla allo stesso modo, ma l’appellomania a Ciampi contamina, di tanto in tanto, anche la maggioranza. Mai il centrista Francesco D’Onofrio è stato tentato. D’altra parte «se va avanti così», cederà pure lui: «Arriverò a chiedere al capo dello Stato se la coda alla vaccinara è delle Regioni o dello Stato». Paradossale D’Onofrio, ma non sa che un suo collega di maggioranza, il leghista Roberto Calderoli, s’è addirittura rivolto al capo dello Stato per tutelare l’onore delle donne padane. Ce l’aveva con Enzo Biagi, il senatore Calderoli. Dalle colonne di ”Sette”, l’autorevole giornalista si era permesso di insinuare che le padane, secoli orsono, avevano mostrato qualche benevolenza nei confronti degli invasori. Impossibile, per il vicepresidente del Senato, reprimere lo sdegno: «Ho atteso un giorno prima di intervenire perché mi aspettavo una sollevazione popolare». Poiché le masse non si muovevano, sperò che si muovesse il capo dello Stato, garante dell’onore passato, presente e futuro delle italiane tutte. E non mancano i contro appelli. Ecco dunque che nell’ottobre del 2001 Giuliana Olcese, a nome del Movimento delle Riforme, rivolgeva un appello ai firmatari di appelli perché non si appellassero più. Appello vano. Volete un assaggio del mare di carte volate sul Colle? Un anno fa, dicembre 2001, Bertinotti si raccomanda al Colle, congiuntamente alla procura di Milano, «per garantire l’autonomia della magistratura». Un anno dopo ci riprova, questa volta «a favore dei dipendenti della Ligabue, società di catering che opera negli aeroporti romani». Nell’autunno 2001, l’Ulivo insieme ai radicali lombardi chiede l’intervento, naturalmente urgente, del capo dello Stato: «Manca un regolamento dell’informazione della campagna elettorale». I radicali hanno con Ciampi una certa consuetudine: il loro segretario, Daniele Capezzone, lo chiama in causa anche dalle colonne di ”Libero”, mentre Pannella fa lo sciopero della sete. «Caro Ciampi, hai deciso di farlo morire». Appellato, il capo dello Stato risponde dal Maurizio Costanzo Show. Meno fortunato Cacciari quando si appella contro Bossi. I Verdi richiedono il più alto intervento contro il ministro Martino. Il capo dello Stato dovrà inoltre farsi «garante della verità e della giustizia» secondo quanto esige il Social Forum di Genova, «garante della Costituzione» per Bassolino e il comitato del sì del referendum sul federalismo, deve rassicurare Oliviero Diliberto contro la «sconcertante e inaccettabile invasione di campo da parte del governatore della Banca d’ Italia» e deve garantire Francesco Cossiga che, anche nel numero di appelli al capo dello Stato, non è secondo a nessuno. C’è poi chi li minaccia. Rita Levi Montalcini, per esempio, ne annunciò uno nel maggio del 2002 per la nobile causa dei finanziamenti alla ricerca, ma anche Caterina Caselli, alla vigilia dell’ultimo Sanremo, pronunciò le fatali parole: «Ho intenzione di appellarmi a Ciampi». In questo caso c’era di mezzo la riduzione dell’Iva sui Cd. Veltroni s’è appellato per la grazia a Sofri, Rutelli per la devolution, la Cgil per gli infermieri e, a sezioni unite, Cdl e Ulivo contro la riduzione delle scorte ai magistrati. «Basta» suggerisce Gianclaudio Bressa della Margherita: «Giusto ricorrere a Ciampi sulla legge Cirami o sulla devolution, ma non sulle questioni che riguardano i rapporti tra governo e Parlamento». Se poi il centrosinistra non è capace, «allora - sospira Bressa - è inutile andare a protestare dal preside». Maria Latella