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 2002  novembre 26 Martedì calendario

Alla Rai il potere è in una stanza, Corriere della Sera, martedì 26 novembre 2002 Salone-studio presidenziale, segreteria, salottino per le riunioni del pre-consiglio, stanza del «gran» consigliere, angolo cottura di emergenza

Alla Rai il potere è in una stanza, Corriere della Sera, martedì 26 novembre 2002 Salone-studio presidenziale, segreteria, salottino per le riunioni del pre-consiglio, stanza del «gran» consigliere, angolo cottura di emergenza. Al settimo piano di viale Mazzini il vero bunker del potere è oltre la parete di noce biondastro che protegge il territorio di Antonio Baldassarre e tra poco potrebbe ospitare Ettore Adalberto Albertoni. Per colpa di uno sciagurato sorteggio, a febbraio, nella stanza accanto a Baldassarre finì Carmine Donzelli. Convivenza a dir poco difficile, buongiorno e buonasera, roba da diavolo e acqua santa. Potevano mai andare d’accordo in quel soave nido televisivo l’uomo più vicino a Fassino e il giurista caro ad An e agli uomini di Berlusconi? Ma adesso tutto potrebbe armonizzarsi in una logica da Palazzo. Uscito Donzelli, la stanza para-presidenziale toccherà al consigliere leghista Albertoni, uno dei due protagonisti del Baldalbertoni, il Consiglio più esiguo della storia della Rai. Il professore, l’altro giorno, si è risentito: «Traslocato io nella stanza di Donzelli? Non è assolutamente vero. E comunque lui non è più consigliere. Che vuole, conservare la stanza avendo lasciato la Rai?». Ha perfettamente ragione, per ora nessun trasloco. Ma tutti al settimo piano testimoniano che il desiderio di Albertoni è stato espresso e condiviso dal Presidente: non si è passati dalle parole ai fatti solo perché tutti aspettano la «determinazione» con cui Pera e Casini accetteranno l’addio di Donzelli e di Luigi Zanda. Il quale, potenza del contrappasso, propose il sorteggio per le stanze e si ritrovò nell’ unica lontana dal corridoio del Potere, seguendo il destino di Gian Piero Gamaleri: niente affaccio su viale Mazzini e poca luce. Tradurre tutta questa storia in una banale questione di spazi e di prestigio significherebbe far torto all’Albertoni ottimo professore universitario. Il vero punto è un altro (e lui lo sa). La stanza del consigliere che vive accanto al presidente prevede, nei riti Rai, la più stretta e complice delle collaborazioni. Prima di Donzelli, in quella specie di anticamera del presidente, si sistemò Stefano Balassone. I maligni dissero che «qualcuno» (i Ds?) così volle per monitorare i movimenti del neo-presidente Roberto Zaccaria, comprese le visite previste. Ma poi l’intesa fu perfetta e non ci fu più bisogno di controllare. E prima? La regola era quella del «consigliere anziano». Ma la provvidenza interna Rai non sbagliò. Liliana Cavani divise lo spazio presidenziale con Enzo Siciliano: abbinata ineccepibile, accanto all’uomo di Veltroni ecco la signora del cinema italiano interprete dell’anima cattolica dell’Ulivo. Ancora prima Ennio Presutti (Assolombarda) aveva «convissuto» con Letizia Moratti. E nel primo consiglio del dopo-riforma del 1993 (i famosi «professori») al presidente Claudio Demattè si affiancò Paolo Murialdi, padre nobile del giornalismo italiano, l’unico dotato di sensori utili ai contatti con la macchina Rai. Non tutto è andato sempre liscio. Anzi. Raccontano che per la Cavani nella «suite presidenziale» ci furono le rimostranze sia di Federica Olivares che di Fiorenza Mursia. Poi c’è la faccenda dei quadri. Essendo la Rai di ex proprietà Iri, le sue pareti sono piene di capolavori acquistati a suo tempo per abbellire i transatlantici di lusso Michelangelo e Raffaello negli anni ’60. Baldassarre ostenta un De Pisis e bel paesaggio di Morandi che Vittorio Emiliani (il quale giovedì presenterà al teatro dei Dioscuri a Roma il suo libro Affondate la Rai, edito da Garzanti) suggerì a Zaccaria di prestare a una mostra torinese dedicata al Maestro dalla Pinacoteca Civica. Nella stanza Donzelli-Balassone c’è un Carrà («bellissimo», ricorda con nostalgia Murialdi). Proprio su quello puntò l’attenzione nei primi giorni Baldassarre, che aveva letto il titolo su un elenco di opere «a disposizione». Però seppe che Donzelli non avrebbe gradito lo spostamento. E Carrà restò al suo chiodo. Proprio Emiliani rammenta di aver passato i suoi anni Rai contemplando un bel Rosai: «Ma nelle altre stanze c’è molta pittura toscana proprio di ambiente rosaiano, riflette il gusto di Ettore Bernabei». Il quale Bernabei, da direttore generale, albergava nella stanza ora occupata da Albertoni e vicina alla sala riunioni del Consiglio. Dopo la prima riforma al posto di Bernabei arrivò Giampiero Orsello, vicepresidente (quota Psdi) di Beniamino Finocchiaro, Paolo Grassi e Sergio Zavoli. Da allora i Cda si riuniscono nel «salone Orsello». Il quale è vivo e vegeto e se la ride di questo omaggio della gente Rai che svela un bisogno: guardare indietro, a un passato nemmeno mitico. Perché questo presente non è proprio un granché. Paolo Conti