Irene Bignardi, ཿla Repubblica 26/11/2002, 26 novembre 2002
Il colpo di fulmine tra Marlene Dietrich e Eric Maria Remarque scoccò a Lido di Venezia, nel 1937, non si sa se all’Excelsior o al Des Bains
Il colpo di fulmine tra Marlene Dietrich e Eric Maria Remarque scoccò a Lido di Venezia, nel 1937, non si sa se all’Excelsior o al Des Bains. Lei, 36 anni, attrice già famosa, insediata a Hollywood da sei anni, tedesca e bella come lui, trentanovenne, autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale. Stava cenando con Josef von Sternberg, quando Remarque le si avvicinò, ricordandole che si erano conosciuti a Berlino sette anni prima. E lei: «Sembrate troppo giovane per aver scritto uno dei più bei libri della nostra epoca». E lui: «Forse l’ho scritto solo per sentire un giorno la vostra voce meravigliosa dirmi questo». Von Sternberg, sentito il livello della conversazione, andò discretamente a farsi un giro. I due, rimasti soli, parlarono per ore: all’alba lui le confessò d’essere impotente e lei trovò la cosa «meravigliosa» (provava «orrore» a fare «la cosa»). Il loro fu un amore lungo e pratico. Lui le scrisse 116 lettere (quelle di lei furono bruciate dalla terza moglie di Remarque), nelle quali la chiamava «la più paziente degli arcangeli», ma anche «piccolo dolce scimmiotto», «tigre dolce e malinconica». Alle liriche amorose s’alternavano concretezze, come le ricette di piatti tedeschi cucinati da Marlene (menu pesantissimi che Remarque divorava con gioia). Si incontravano a Parigi, New York, Antibes, e intanto lui si risposava con Ise Jutta Zombona (già sua moglie negli anni Venti) mentre lei amoreggiava con Douglas Fairbanks Jr., Jo Castairs, James Stewart, Jean Gabin. Continuarono a volersi bene e vedersi poco. Remarque restava geloso e innamorato, si deprimeva, beveva. Lei, materna, efficiente, tedesca, gli mandava brodini e ricette per star meglio, lo curava durante le sue vertigini e disturbi all’udito. Il rapporto durò fino al 18 settembre del 1970, quando Marlene gli mandò per telegramma «tutto il suo cuore». Lui morì una settimana dopo.