Filippo Ceccarelli La Stampa, 06/12/2002, 6 dicembre 2002
Il Cav. e le abili finte dei democristoidi, La Stampa, venerdì 6 dicembre 2002 Sono tornati. «E vabbè», diceva Andreotti con sublime scetticismo
Il Cav. e le abili finte dei democristoidi, La Stampa, venerdì 6 dicembre 2002 Sono tornati. «E vabbè», diceva Andreotti con sublime scetticismo. Sono tornati: i democristiani, lo scudo crociato, il centro moderato, la Balena Bianca. E saranno pure tornati, d’accordo, se ne parla almeno un paio di volte l’anno, è un tipico automatismo giornalistico. Però il punto politico è un altro, semmai. Eccolo: fanno sul serio? Già l’importanza di questo congresso, le paginate, i titoli dei tg, il braccio di ferro sulla Rai, l’ipotesi di un ribaltone - parola quest’ultima del tutto estranea al lessico democristiano - ecco, già tutto questo offre almeno due possibili letture. La prima è che sì, gli udc fanno sul serio. Non lo dicono, cioè, ma si preparano a far del male al Cavaliere, anzi a veder bene hanno cominciato da un pezzo. Nella storia democristiana, del resto, i presidenti del Consiglio cadevano come birilli, e nessuno era così grossolano da definire queste cadute come ribaltoni. La seconda lettura è che invece sia tutta una manfrina, una finta, un’abile messinscena ad alto tasso drammatizzante per occupare la scena, appunto. Che poi è il modo di far politica oggi e sempre. Piantare grane, resistere, abbarbicarsi, tirare la corda. Solo che loro, Casini e soci, la tirano alla democristiana. Non si sottovaluti l’aggettivo. Né Berlusconi sottovaluti questa seconda opzione di movimento fasullo: proprio perché fasullo potrebbe rivelarsi addirittura più insidioso. Dietro i Casini, i Follini, i Buttiglione e i D’Antoni c’è una scuola anche rigorosa di politica; e una consuetudine con il potere che in origine portò i democristiani a vergognarsene, o a viverlo come una colpa da nascondere. Questi di oggi, in realtà, più che democristiani sembrano democristoidi. Ma non si lasciano impressionare né dal lusso né dal caos. Per dire: Follini, che come delegato nazionale giovanile a vent’anni aveva già l’autista, conobbe Berlusconi vent’anni orsono, nell’anticamera di Bisaglia. Ed era Berlusconi che aveva bisogno del favore. Il Cavaliere gli parlò del ritorno dello smoking in un certo teatro. Follini se lo guardò perplesso dietro quei suoi eterni occhialoni. Sono cose che non si dimenticano facilmente, tanto più se si ha la fortuna di aver conosciuto bene Aldo Moro. D’altra parte il padre di Casini, a Bologna, da posizioni moderate si oppose alla candidatura a sindaco di Giuseppe Dossetti, mica dell’ultimo Pizza & Fichi. D’Antoni si è fatto le ossa nella Dc siciliana, come dire una via di mezzo tra la giungla selvaggia e l’accademia raffinatissima: non sono mai esistiti segretari che avessero contro la Sicilia. E anche Buttiglione, dopo tutto, fu scoperto da Fanfani, che non era esattamente il tipo da lasciarsi infatuare dal primo venuto. Poi certo la Dc è finita. Ma sul serio. L’estate scorsa su un giornale romano è comparsa una mortificante inserzione: «Affittasi centro storico, P.za del Gesù, ufficio intero piano 480 mq prestigioso palazzo nobiliare ingresso salone 11 grandi ambienti servizi ampio terrazzo p/auto, 10.000 euro». Era il Cdu che risparmiava. Eppure, come dice la poesia: dagli atri muscosi, dai fori cadenti... Uno, insomma, osserva questi sopravvissuti o sopraggiunti democristoidi e, quando è di buon umore, gli sembra addirittura che traluce dei nonni la vecchia virtù. Dei padri no. I padri erano troppo sicuri e orgogliosi del loro potere per coltivare altre virtù. «Nel loro tramonto - ha scritto Pietro Citati in un suo ”Epicedio della Democrazia Cristiana” - hanno avuto una specie di grandezza: si sono suicidati pubblicamente, accettando una legge elettorale che li condannava all’estinzione. Così sono piombati nel vuoto come un castello di carte». Ma quando Berlusconi ha occupato questo vuoto si è accorto che c’era, nel fondo, un piccolo pieno che non aveva notato, qualcosa di fastidioso, di pungente, uno spillo, una spina. Bene: e da un bel po’ che ce l’ha nel fianco. Sono i cicidì e cidiù che prendono le distanze e non di rado piantano grane, su vari livelli. Hanno protetto il ragioniere dello Stato Monorchio e Vittorio Agnoletto, quando Maroni lo cacciò via da consulente del ministero; hanno chiesto l’inchiesta parlamentare su Genova e difeso le colf e gli extracomunitari; ogni tanto fanno pesare il conflitto d’interessi, appena possibile storcevano la bocca sulle rogatorie e tuttora allargano le braccia su Previti con l’aria di chi dice: «Ah, se potessimo...». Un loro sottilissimo capolavoro è tuttora il caso Tassone. Questi è un loro sottosegretario che da 18 (diciotto) mesi aspetta certe deleghe dal ministro Lunardi, con cui si è salutato due volte in tutto. Bene, gli udc hanno tenuto amorosamente in caldo la scomoda condizione di Tassone per potersela poi giocare come prova d’ingiustizia. Quindi non solo si sono messi di traverso sulla Rai, ma dopo aver costretto Berlusconi a fare marcia indietro sul CdA - un atto di lesa maestà assoluta - Casini s’è anche preso il gusto di far sapere in giro: «Alla fine Silvio mi ringrazierà». Ora, è pure possibile che Silvio ricordi alcuni manifesti elettorali dei cicidì. Casini vi appariva al massimo del suo iconico splendore, sorriso hollywoodiano, capello sale e pepe, e sotto la scritta: «Cento per cento di coerenza e lealtà». In politica, e ancora di più sotto le elezioni, le percentuali sono sempre molto relative. Ma lo slogan (leali a chi? coerenti rispetto a che cosa?) finiva per mettere in luce una forte impostazione berlusconiana. Che d’altronde fruttò, con appena il 3,2 per cento dei voti, ben 72 parlamentari, e la presidenza della Camera. da quel momento che Pierferdi divenne anche ”Pierfurby”, un nome che equivale a un programma. Quando i rapporti con il Cavaliere si fecero complicati, forse senza nemmeno volerlo Casini riesumò un antico frasario democristiano. Disse ad esempio che lui non gradiva di stare «al guinzaglio»: che era esattamente la risposta con cui, alla morte di De Gasperi, Andreotti rifiutò le incoraggianti profferte di Enrico Mattei. Morale, ad agosto ”L’espresso” ha pubblicato un sondaggio, fra parlamentari, dal quale veniva fuori che per una eventuale successione di Ciampi al Quirinale Pierfurby batteva Berlusconi 50 a 48. Si può ritenere che il residuo 2 per cento resti affidato al cinismo della politica. La dc nella quale sono cresciuti questi ex giovanotti che fumano i sigaroni e vanno a mangiare dal ”Bolognese”, che si trovano fotografati in barca su ”Novella 2000” e in tribuna Vip con giubbottini di renna sul ”Messaggero”, ecco, la loro Dc era un partito anche parecchio cinico. Così nessuno si è troppo scandalizzato quando, il mese scorso, è venuta fuori la storia di un politico, di un avvocato e di un’attrice che a Napoli sono riusciti a farsi dare dei soldi addirittura dai disoccupati per acquistare tessere del Ccd. In vista del congresso che si apre oggi alla Fiera di Roma. E dal quale sarà comunque assai difficile capire se i democristoidi fanno sul serio o no. Filippo Ceccarelli