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 2002  dicembre 07 Sabato calendario

Anche un piede può passare a miglior vita, Corriere della Sera, sabato 7 dicembre 2002 Gioiosa Marea (Messina)

Anche un piede può passare a miglior vita, Corriere della Sera, sabato 7 dicembre 2002 Gioiosa Marea (Messina). Nessuno più di lui può dire di avere già un piede nella fossa. Alla lettera, perché nel cimitero del paese, insieme con le migliaia di morti antichi e recenti, da oltre un mese riposa anche il suo arto inferiore sinistro, amputato in ospedale per una maledetta cancrena da diabete. Una storia a metà tra horror e humor che fa sorridere perfino Pietro Magistro, 56 anni, un tipo minuto e malconcio malato da sempre, costretto a fare un funerale in piena regola al suo piede perché così vogliono rigorosissime leggi sanitarie. Da vent’anni in dialisi, mandato d’urgenza in sala operatoria con l’arto in necrosi per l’implacabile incedere della malattia, Magistro pensava che il «reperto organico» finisse nel contenitore di una ditta specializzata nello smaltimento di rifiuti speciali, come succede alle tonsille o alle appendici. E invece no: al piede la legge attribuisce una «particolare dignità», lo considera una «parte nobile» del corpo che va trattata con lo stesso riguardo dovuto a chi passa a miglior vita. E l’inceneritore? Niente da fare: nel forno finiscono soltanto le salme integre, non gli spezzoni. Non restava che la tumulazione al camposanto, come del resto recitano le leggi sulla materia.  successo alla fine di ottobre, al ”Barone Romeo” di Patti. Finito l’intervento, i medici dell’ospedale hanno atteso che il paziente si rimettesse in sesto, per quanto possibile, dopodiché gli hanno restituito il piede tranciato, con la ferma raccomandazione di fame un uso corretto. Cioè di seppellirlo. Magistro si è fatto accompagnare dalla moglie, dipendente dell’Asl che lo assiste nel suo infinito peregrinare tra medici e ospedali, ha preso contatti con un’agenzia di pompe funebri, ha patteggiato il prezzo di una piccola bara in zinco con dotti a saldatura (1.400 euro compresi intarsi e decorazioni), scoprendo alla fine, con comprensibile sgomento, che in casi del genere le norme impongono all’interessato anche l’acquisto della lapide in marmo con nome, cognome, foto, data di nascita e uno spazio bianco lasciato accanto per segnare - il più tardi possibile, per carità - quella della morte. Magistro, che della rassegnazione ha fatto una ragione di vita, si è piegato anche all’ultima ingiunzione e ha messo mano al portafogli, pensando di poter portare via sotto braccio la cassetta bella incartata. Errore. «Bisogna fare il funerale - ha sentenziato l’impresario - e dunque occorre prenotare anche il carro funebre». Perché, ha spiegato, l’intervento è stato fatto a Patti, fuori dai confini comunali, mentre il cimitero si trova a Gioiosa Marea. C’è da coprire una distanza di 10 chilometri, documenti da firmare, pratiche da sbrigare. Mica può portarsi il piede in macchina. Magistro racconta la sua storia alternando alle parole amari sorrisi di circostanza e spiegando che lui con il cimitero ha un pessimo rapporto, per una ragione estremamente seria: un anno fa gli è morto un figlio e il solo pensiero a tombe e cappelle lo fa star male. «Lo so che prima o poi dovrò tornarci in quel posto così triste - dice sconsolato - magari quando avrò una protesi e andrò a portare i fiori sui resti dei miei cari. Ma come potrò sentirmi nel vedere un loculo con la mia faccia e la scritta ”Pietro Magistro nato il 29 giugno 1946”? Chi ha deciso così ha idea di cosa possa significare?». A Magistro, che sulla vicenda aveva deciso di mantenere uno stretto riserbo, sono arrivate numerose telefonate di solidarietà. Ma a lui l’idea della tomba già pronta di tutto e con un pezzo di sé lo inquieta parecchio: «Cosa devo fare, portare i fiori e accendere il lumino? Devo già pensare al ricongiungimento con il mio piede morto e sepolto?». Enzo Mignosi