Aldo Cazzullo La Stampa, 09/12/2002, 9 dicembre 2002
Don Vitaliano Della Sala: ’O prevete blecche-blocche che non piace ai vescovi, La Stampa, lunedì 9 dicembre 2002 Dal decreto di rimozione: «Don Vitaliano Della Sala fin dai primi anni di seminario ha avuto un tenore di vita tutto suo e molto particolare: sempre insofferente di ogni norma, ogni disposizione, ogni regolamento»
Don Vitaliano Della Sala: ’O prevete blecche-blocche che non piace ai vescovi, La Stampa, lunedì 9 dicembre 2002 Dal decreto di rimozione: «Don Vitaliano Della Sala fin dai primi anni di seminario ha avuto un tenore di vita tutto suo e molto particolare: sempre insofferente di ogni norma, ogni disposizione, ogni regolamento». Dice lui: «Ci sono preti sposati, gay, operai, fascisti. C’è di tutto. Due estati fa eravamo sotto scacco in due, Milingo e io. Milingo se l’è cavata, io no. Perché non ho soldi. E non sono vescovo».«Non voglio paragonarmi a Padre Pio, però...». Abbazia di Montevergine, 1270 metri sopra il mare di Napoli, residenza del vescovo, abate Tarcisio Nazzaro, firmatario del decreto di rimozione. Nebbia, pioggia. Messa solenne: incenso, cori lenti. Latino. Otto concelebranti. Una sola scritta: «Silenzio, luogo sacro». I fedeli di don Vitaliano si vanno incatenando al portale. Hanno un cartello al collo: «Ridateci il nostro parroco». L’abate non li riceverà: è in ritiro spirituale. Parrocchia di Sant’Angelo a Scala, 700 abitanti, dall’altra parte della lugubre rocca della Falconara. Arcangelo che conficca la lancia nella gola del demonio. Poster dei 99 Posse con dedica a Sua Eminenza mons. Giordano: «Dicitancello a ’o cardinale/che Vitaliano po’ paese è ’nu capitale». Tomba di Papa Silvestro, il Pontefice del Concilio di Nicea. Telecamere della tv francese (più tardi telefoneranno dal New York Times e da Radio Teheran). Cristo morto di marmo lucido con piaghe rosso vivo. Foto di bimbi cingalesi adottati a distanza. Statue policrome di santi agitati tipo chiesa latinoamericana. Foto del subcomandante Marcos con cappuccio. Bandiera rainbow all’altare con scritta: PACE. In sacrestia: lavabo di pietra; murale con scontri del G-8; ostie da consacrare; bottiglia di rosso con etichetta del Che. Messale e ”Il sapore del pane” di David Maria Turoldo; icone e ”In nome di Dio”, l’inchiesta di David Yallop sulla morte di Papa Luciani. Promemoria per uso campane: tasto F avviso morto (agonia, rintocchi); G settimo di morto (rintocchi); H accompagnamento funerale (10 minuti a rintocchi). Il parroco non è molto pratico; la campana però l’ha riparata lui. Don Vitaliano ha appena celebrato la sua ultima messa. Sempre che finisca davvero così. Oggi alle 16 è previsto il passaggio di consegne con il sostituto, don Luciano Martino Porri. «Al mondo nulla è definitivo. Nulla dura. Proprio questa domenica cade il decimo anniversario del mio arrivo tra voi». Urlo dall’ultimo banco: «E altri dieci anni avite ’a restare!». «Vi prego di accogliere don Luciano e di volergli bene come avete voluto bene a me. E vogliate bene pure all’abate di Montevergine». «L’abate è ’nu figlio ’e monaca!». l’inizio di una grande pièce di teatro popolare. Parte una promessa sposa: «Devi essere tu, Vitaliano, a maritarmi! Tu! Altrimenti non mi sposerò mai!» e scoppia a piangere. Si fa avanti una vecchina e gli bacia la mano: «Devi essere tu a portarmi al cimitero! Tu! Altrimenti vado sottoterra senza il prete. Ho la coscienza pulita, io». Pausa: «A parte qualche peccato di gioventù». Già rimesso. Qualcuno sorride. Altri piangono. «’O prevete nuovo non lo vogliamo!». «Muriamo n’ata vota la chiesa!» (la parrocchia è già stata murata per difendere don Vitaliano e smurata per evitare rotture con la curia). La delegazione che è stata all’Abbazia, scortata da poliziotti, carabinieri e agenti in borghese, riferisce. «Dicevano: ci sono i no global. Gli abbiamo risposto: guaglio’, simmo ’e Sant’Angelo». Signora molto angosciata: «Padre, che vuol dire: scomunica?». «Chi vi vuole scomunicare?». «Il vicario ci ha detto che se continuiamo così finiremo scomunicati». Arriva il maresciallo dei carabinieri, Franco Rian; attimo di apprensione; il graduato punta don Vitaliano; lo bacia e lo abbraccia con gli occhi lucidi. Passa il vigile urbano Antonio De Micco e sussurra con voce da cospiratore: «Pure io tengo cinque o sei catene...». Tra le navate c’è anche un cane, si chiama Rasoterra e non è un levriero. Finisce con un applauso e una breve ma intensa gara per stabilire chi deve invitare a pranzo il parroco, vinta dalla famiglia Barbarino, che ha fatto il ragù. Dal decreto di rimozione: «Il 13 ottobre dell’anno 2000 ti ammonivo formalmente esortandoti a modificare il tuo comportamento che arreca turbamento alla comunione ecclesiale ed è motivo di scandalo per i fedeli». Don Vitaliano non ha alcuna intenzione di andarsene. Non saprebbe dove. Altre sedi non gliene hanno date; case, neppure. Né i paesani lasceranno che se ne vada. un fatto di orgoglio. Il prete è loro e non glielo possono portare via quelli di Montevergine. E poi gli vogliono bene. l’unico che non si fa pagare per dire messa e funerali, raccontano. Che va a trovare le vecchiette all’ospedale di Avellino. Che si è fatto «riempire di mazzate» per bloccare la discarica (prima delle 11 denunce penali). Che ha ricostruito la chiesa semidistrutta dal terremoto. «Il 03 luglio 2001 procedevo a una seconda ammonizione canonica. Purtroppo, neanche dopo questo ulteriore provvedimento è mutata la tua condotta, certamente sconveniente al tuo stato di Chierico e non confacente al tuo ministero di Parroco». Don Vitaliano non è un santo né un martire; rischiano però di farlo passare per tale. Come ciascuno di noi, accade a don Vitaliano di dire o fare sciocchezze; forse qualcuna di più. Come quando fece il presepe dietro un vetro fracassato da una pietra sottratta alla culla, con la scritta: «Rompiamo le vetrine del nostro egoismo» (in un altro Natale si era visto il bambinello con il cappuccio alla Marcos). Qualcosa di troppo forse l’ha detto anche ieri in chiesa: «Non dovete prendervela con l’abate. Mi dicono che l’ordine venga da Roma. Dal cardinale Re. Perché il cardinale non mi chiama? O non mi viene a parlare? Se non è vero, chiedo scusa. Ma se è vero, pagherà di fronte a Dio! Non devono poi accusarmi di aver fomentato la comunità, non devono addossare a me la responsabilità di quel che sta per succedere!». «Hai continuato a dissentire pubblicamente dal Magistero dei Pastori, prendendo più di una volta posizioni contro i pronunciamenti della Sede Apostolica». terra di briganti, questa. I picchi oggi nascosti dalle nuvole diedero asilo a fra’ Diavolo, e ogni tanto, racconta don Vitaliano, capita in paese qualche personaggio bizzarro che si presenta come discendente. Ci sono ancora i lupi. Storie che incrociano dispute medioevali e ribellismo meridionale. Nel castello di cui restano i ruderi nacque Papa Paolo IV Carafa, «che portò a Roma l’Inquisizione, abolì le feste, impose il terrore. Quando morì dovettero nasconderlo perché i romani volevano gettarlo nel Tevere. Lui però era severo anche con se stesso». «Perseveri nella frequenza di ”centri” e ”associazioni” ben noti per la diffusione di idee in contrasto con la dottrina e l’insegnamento della Chiesa e che non rifuggono neanche dalla violenza». «La vocazione l’ho sentita subito, a 6 anni. A 10 ero già in seminario. A Montevergine. Ne ho cambiati tre. Ogni tanto mi cacciavano. Dal liceo a Benevento, dalla facoltà di teologia a Posillipo. Sempre per indisciplina. Mi piaceva discutere. Laureato in Laterano, da esterno. Due anni di liturgia a Padova. Quando sono arrivato qui ero un pretino. L’abate di allora mi disse che andavo in un paese di alcolizzati. Mi portarono subito a cena e capii che era vero. In tre finirono in ospedale; io rimasi in piedi. Ubriaco, ma in piedi. Passai l’esame. Il primo centro sociale in cui sono stato è l’Interzona di Avellino. Poi il Depistaggio di Benevento, con Caruso. Lo Ska e l’Officina ’99 di Napoli. A Mestre da Casarini. All’inizio mi guardavano male. Non volevano i preti. Poi hanno conosciuto me. Sono stato in Chiapas, in Iraq, nei Balcani, a Cuba. Ho portato la bandiera cubana sul campanile della chiesa. Ho portato in paese i 99 Posse, e Alfonsino ha imparato come si fanno le molotov». Alfonsino, 9 anni, detto ’o bleccheblocche, conferma: «Si prende ’na bottiglia, ’nu straccio, si appiccia, e si fa crollare il mondo». Lo scriveva anche il prof. Colletti, morto da deputato di Forza Italia. «Sconvolgente e scandaloso rimane il discorso tenuto a Roma nella giornata del Gay Pride». A questo argomento l’abate è molto sensibile. stato lui a vietare, quest’anno, il tradizionale corteo dei femmenielli all’abbazia. Dall’intervista di don Vitaliano alle Iene: come deve comportarsi un gay per non fare peccato? «Sia fedele al partner». Prima di prendere i voti ti sei mai innamorato? «Sì». Hai mai avuto un rapporto sessuale? «Forse sì». Favorevole al matrimonio dei preti? «Sì». Hai mai visto un film porno? «Sì». Come gestisci il desiderio sessuale? «Mi arrangio come posso». «Considerata l’inefficacia degli interventi di cui sopra, compiuta l’istruttoria a norma dei cann. 1742-1745 del CJC, sono venuto nella determinazione di dover procedere alla tua RIMOZIONE. Ti asterrai dall’esercizio di qualsiasi funzione legata all’Ufficio di Parroco e lascerai libera ”quam primum” la casa parrocchiale». «Non è finita qui» dice don Vitaliano. Probabile. La casa da lasciare ”quam primum” è rivendicata dal Comune. aperto un contenzioso tra l’avvocato dell’abate e il sindaco Vinicio Zaccaria, Ppi. Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità un documento in difesa del parroco. Mediazione di Alfonsino detto ’o bleccheblocche: «Nascondi le chiavi ’n coppa ’o campanile». Conclude il decreto: «Il Signore, per intercessione della Vergine SS.ma Regina di Montevergine, ti illumini così che possa ravvederti e vivere il tuo sacerdozio come si conviene e nella piena comunione con i sacri Pastori. +Tarcisio Giovanni Nazzaro OSB. Abate Ordinario di Montevergine». Dall’ultima omelia di don Vitaliano: «Qualcuno fa di tutto per toglierci Maria, per rubarcela. Ma quale regina! A me piace pensarla così, compagna di strada nostra. Dicono: è l’unica senza peccato originale. Nessuno lo contesta. Ma chiedo: Maria che coscienza aveva di essere l’unica senza peccato originale? Lo sapeva?». In questi giorni l’hanno chiamato i ”pazzi di Dio”, gli ultimi radicali, i preti che ormai detengono la leadership o almeno il sale dei movimenti e della politica: don Ciotti, padre Zanotelli, don Gallo da Genova, padre Santoro (Alessandro) da Firenze. Non hanno chiamato gli altri che però gli sono comunque parenti, don Gelmini che fa piangere una platea di signori delle tessere Udc, don Benzi che porta le nigeriane a Palazzo Chigi («ci siamo conosciuti al Costanzo Show»), Baget-Bozzo che ha avuto per don Vitaliano parole di simpatia. «Mi hanno chiamato decine di preti comuni, preoccupati di fare la mia stessa fine». O forse no. Vi sono uomini di cui è stato detto ”eris sacerdos in aeterno”; affinché pure nel mondo globalizzato sradicato trasformato vi siano cose che durano. Aldo Cazzullo