Francesco Sisci La Stampa, 19/12/2002, 19 dicembre 2002
I cinesi s’alzano alle 3 di notte per vedere Totti, La Stampa, giovedì 19 dicembre 2002 Di notte, intorno alle tre, milioni di svegliette elettriche suonano all’improvviso, buttando giù dal letto uomini, donne e ragazzi: famiglie assonnate come chiunque, in qualsiasi parte del mondo sia costretto ad alzarsi a quell’ora, ma allegre ed eccitate come soltanto in Cina si può essere, davanti a un evento impensabile appena pochi anni fa
I cinesi s’alzano alle 3 di notte per vedere Totti, La Stampa, giovedì 19 dicembre 2002 Di notte, intorno alle tre, milioni di svegliette elettriche suonano all’improvviso, buttando giù dal letto uomini, donne e ragazzi: famiglie assonnate come chiunque, in qualsiasi parte del mondo sia costretto ad alzarsi a quell’ora, ma allegre ed eccitate come soltanto in Cina si può essere, davanti a un evento impensabile appena pochi anni fa. I «veglianti» si avvolgono in lunghe e pesanti vesti da camera, si infilano le pantofole e strisciano fino al televisore di casa. Poi si accoccolano sulla poltrona e si godono la trasmissione più vista del palinsesto notturno: la diretta di Champions League, le esibizioni del Real Madrid e della Juventus, dell’Inter e del Barcellona. Le stesse che spesso, in Italia, sono confinate sulla pay-tv. L’eccitazione collettiva si riaccende la domenica sera, verso le dieci, quando per le sette ore di differenza d’orario, comincia la diretta del campionato di calcio italiano, lo sport di gran lunga più seguito del paese. Addirittura più seguito del basket americano, dove pure gioca da quest’anno Yao Ming, il campione cinese «prestato» ai Rockets di Houston, un ragazzone fatto apposta per stupire, con i suoi incredibili 226 centimetri di altezza. Ogni settimana, 15 milioni di cinesi seguono la pallacanestro: un numero sufficiente perché le imprese statunitensi comincino a calcolare le opportunità pubblicitarie di un simile successo, ma non abbastanza per competere con il pubblico della Serie A. La tv cinese è libera dall’Auditel, ma i suoi dirigenti hanno stimato in circa 50 milioni di spettatori l’audience delle partite italiane. Se per Yao Ming e il basket è una questione di orgoglio nazionale - un cinese, alto, che svetta e vince sugli amati e invidiati campioni americani - il trionfo del calcio italiano è un fatto esclusivamente «estetico». Il football inglese sarà più atletico, quello tedesco più determinato, quello spagnolo - ricco com’è di fenomeni brasiliani e palloni d’oro - più spettacolare. Ma il calcio italiano è un’altra cosa, sarà anche condizionato dall’ossessione del risultato e dalla filosofia del primo-non-prenderle, però può contare su un fattore che, almeno in Cina, è assolutamente preminente: la bellezza dei giocatori, apprezzatissimi dalle tifose locali, che un tempo impazzivano per Baggio e ora sembrano apprezzare soprattutto Totti. Eppure, in Italia, nessuno ha ancora pensato a sfruttare la nuova «mania» dei cinesi. E forse, per chi vive da queste parti, è un bene: a complicarsi la vita, i fans ci pensano da soli, come il giovane funzionario di un paese nel cuore della Cina rurale che, forse per rendersi interessante agli occhi della fidanzata, ha pensato bene di ribattezzarsi con un curioso nome «occidentale»: Baggio Wang. Francesco Sisci