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 1967  agosto 06 Domenica calendario

Ma se Dio è eterno presente com’è possibile che a un certo punto abbia creato il mondo (e quindi il tempo)? Famiglia Cristiana, 6 agosto 1967 Nel corso di un’adunanza, proposi all’oratore (un sacerdote) di chiarire meglio i rapporti tra fede e scienza, in particolare per quanto riguarda la creazione dell’uomo e del mondo

Ma se Dio è eterno presente com’è possibile che a un certo punto abbia creato il mondo (e quindi il tempo)? Famiglia Cristiana, 6 agosto 1967 Nel corso di un’adunanza, proposi all’oratore (un sacerdote) di chiarire meglio i rapporti tra fede e scienza, in particolare per quanto riguarda la creazione dell’uomo e del mondo. Nella risposta datami mi hanno colpito due parole: «...la materia coeterna». Ho chiesto spiegazioni all’interessato, perché per me il concetto di materia eterna, e quindi non creata, è assurdo, ma non ho avuto una giustificazione esauriente di quanto era stato affermato. Per conto mio poi non ho capito un’altra cosa: come si concilia il concetto di Dio eterno presente con la creazione del Tempo e del mondo con il tempo. Mariolina Vidili La risposta alla prima parte della domanda è facile, perché l’insegnamento della Chiesa su questo punto è sempre stato chiaro: Dio ha creato il mondo dal nulla; tutto quello che esiste ha origine dall’azione creatrice divina, non solo lo spirito, ma anche la materia. Già sant’Agostino, in polemica col dualismo manicheo, ha respinto con decisione l’ipotesi di una materia eterna indipendente da Dio e ha sostenuto esplicitamente che anch’essa è stata creata; basta leggere i suoi commenti al libro del Genesi o le Confessioni, lib. XI ss., per convincersene. E neppure san Tommaso si è mai discostato da questa tradizione. Chi sostiene il contrario probabilmente lo fa basandosi su due affermazioni di san Tommaso, che, però, non parlano affatto di una autonomia della materia. 1. San Tommaso ritiene che l’eternità del mondo non sia filosoficamente assurda e pensa che sul piano puramente filosofico non si possa dimostrare che il mondo ha avuto un inizio nel tempo. Tale punto di vista filosofico, però, secondo lui, per il cristiano è una pura e semplice astrazione, perché il cristiano, attraverso la fede, sa che il mondo è stato creato nel tempo. Inoltre, san Tommaso conosce benissimo che, anche stando sul piano filosofico, l’idea di un mondo eterno non esclude il fatto che esso sia stato creato. In questo caso sarebbe stato creato come eterno e in nessun modo potrebbe essere contrapposto come una eternità autonoma a Dio. Si tratterebbe solo di distinguere tra una eternità creatrice e una eternità creata e dipendente. Pertanto, anche in questa ipotesi filosofica, che san Tommaso considera superata per il cristiano, il carattere creaturale di ogni essere, ivi compresa la materia, rimane fuori discussione. 2. In corrispondenza alla sua concezione aristotelica, san Tommaso vede nella cosiddetta materia prima la pura recettività, l’elemento semplicemente capace di essere modellato e plasmato, che non esiste per se stesso e che diviene reale soltanto nell’unione con la forma. Tale materia priva di forma in un quadro del mondo puramente filosofico è una astrazione metafisica, non qualcosa di concretamente esistente. Da ciò consegue che la materia, secondo san Tommaso, non possiede una corrispondente idea propria in Dio, indipendente dalla forma, ma soltanto in unione con quest’ultima. Bisogna riconoscere che in questa concezione fa capolino un residuo del dualismo greco; e tuttavia proprio in questo contesto san Tommaso ribadisce il carattere creaturale della materia e respinge decisamente l’opinione platonica che sostiene la sua autonomia (cfr. Summa teologica, I q. 15 a 3 ad 3). Molto più difficile è il secondo problema da lei avanzato, e cioè: come conciliare la eternità di Dio con un atto creativo che comincia nel tempo? Sant’Agostino se ne è occupato a fondo nel libro undicesimo delle Confessioni e mostra come non sia possibile dare una risposta soddisfacente sotto ogni riguardo. Noi uomini viviamo e pensiamo nel tempo; in forza della nostra natura di creature esistenti nel tempo non ci è possibile valicare il concetto e l’idea di tempo quando pensiamo. Dio, invece, in quanto eterno, è fuori dal tempo e il tempo comincia ad esistere perché lui lo crea senza per questo divenire egli stesso temporale. Perciò la domanda «Che cosa c’era prima del tempo?» non ha senso e non ha un oggetto, perché il concetto di ”prima” e di ”poi” è un concetto che appartiene alla nostra forma di pensiero immersa nel tempo e non può essere sensatamente applicato dove il tempo non esiste. Ci è impossibile constatare positivamente che le cose stanno così, però possiamo vedere i limiti che ci impediscono di farlo. Sant’Agostino non si è, comunque, accontentato di questa risposta piuttosto negativa e ha tentato di delineare in qualche modo anche una soluzione positiva della coesistenza del tempo e dell’eternità. A questo scopo fa notare come il concetto di presente sia molto problematico quando lo si considera più da vicino; infatti, quando vorremmo cogliere un momento come presente, esso è gia trascorso; ciò significa che il presente per noi uomini nasce soltanto dal fatto che la nostra coscienza ritiene e fissa un certo numero di momenti, rendendoli presenti. Quindi passa a considerare come nella nostra coscienza esiste una trplice forma di presente: una presenza del passato, una presenza del presente e una presenza del futuro. Tutti e tre sono presenti nella presenza della nostra memoria, ma come passato, come futuro, ecc. Partendo di qui si può in qualche modo immaginare che tutto il creato nel suo divenire esiste per il fatto che l’unica presenza nella coscienza divina lo tiene unito e lo porta in sé come presente precisamente nel suo divenire e nel suo trapassare. Tale soluzione è stata ripresa e ripensata ai nostri giorni soprattutto dal filosofo H. Bergson (cfr. Ch. Tresmontant, Essai sur la pensée hebraïque, Paris 1953). Joseph Ratzinger