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 1967  luglio 30 Domenica calendario

Famiglia Cristiana, 30 luglio 1967 A che cosa servono gli angeli custodi? Non mi riesco di spiegarmi come mai Dio, che conosce anche i miei pensieri più nascosti, che, fintanto che la mia anima è in grazia, abita in me e col quale in ogni istante mi posso mettere in contatto mediante la preghiera, debba aver bisogno di questi ministri e anche di ministri umani

Famiglia Cristiana, 30 luglio 1967 A che cosa servono gli angeli custodi? Non mi riesco di spiegarmi come mai Dio, che conosce anche i miei pensieri più nascosti, che, fintanto che la mia anima è in grazia, abita in me e col quale in ogni istante mi posso mettere in contatto mediante la preghiera, debba aver bisogno di questi ministri e anche di ministri umani. Preferirei sapere che Dio stesso ha cura della mia anima e non smette di pensare a me e di amarmi un solo istante. B.R. - Ho scoperto la gioia Nella questione della vicinanza immediata di Dio all’anima umana e del significato del servizio ministeriale bisogna distinguere tra quelle che sono le mediazioni umane e le mediazioni attraverso gli angeli, anche se le due specie di mediazione sono collegate e possono illuminarsi a vicenda. Anzitutto è chiaro che Dio si trova in un contatto strettissimo con ongi anima: nessun mediatore ci è così vicino come lui e sant’Agostino ha potuto dire con ragione: «Dio è più intimo all’uomo dell’uomo stesso». Esiste pertanto una vicinanza imemediata di ogni uomo a Dio. Dio, come afferma l’Apocalisse, lo chiama con un nome che nessun altro conosce. Tutte le mediazioni, di cui ci parla la storia della salvezza, mirano semplicemente a introdurre in questa vicinanza immediata, a eliminare gli ostacoli che la intralciano e che gli impediscono di entrare in contatto con la parte più intima di sé, con Dio stesso, e lo estraniano da quanto gli è più proprio. Tali mediazioni invitano l’uomo a entrare in se stesso, e non disperdersi, a porlo in contatto col vero fondamento del suo essere e a metterlo così immediatamente davanti al volto di Dio, la cui visione sarà alla fine la sua eterna felicità. Per comprendere in maniera più concreta il senso delle mediazioni bisogna in primo luogo volger lo sguardo a Gesù Cristo, il vero mediatore tra Dio e gli uomini. L’incarnazione di Dio in Gesù Cristo significa che Dio insegue l’uomo anche quando si è allontanato da lui, per riportarlo, come la pecorella smarrita, alla sua patria di origine. Significa, inoltre, che Dio non intende solo salvare lo spirito umano, ma l’uomo nella sua totalità, come essere storico, corporeo e sociale, che non vive mai solitario e sempre in contatto con altri uomini e nella società.  partendo da qui che si comprende sucessivamente il senso della Chiesa, dei sacramenti e del ministero sacerdotale. L’uomo non è un puro spirito: ridurre il rapporto e il contatto con Dio alla intimità spirituale significherebbe introdurre soltanto metà dell’uomo nel rapporto religioso. Se invece è tutto l’uomo che è religioso, allora tale religiosità deve necessariamente essere percepibile anche nella sua corporeità e nella sua esistenza sociale; la religione deve abbracciare e manifestarsi anche nella dimensione umana sociale e sensibile. Di conseguenza la forma visibile che la santità e la vita religiosa assumono nella Chiesa è una espressione essenziale della totalità del nostro rapporto con Dio, senza del quale esse finirebbero per volatilizzarsi e cadere vittima dell’arbitrio e del capriccio. Più difficile, invece, è comprendere il significato del servizio affidato agli angeli; qui, infatti, ci muoviamo nel campo dello spirituale e a prima vista non appare perché occorra inserire una istanza intermedia tra l’anima e Dio. Ecco, comunque, tre riflessioni che gettano un po’ di luce. 1. Come abbiamo notato, l’azione degli angeli non ha lo scopo di separarci da Dio, bensì di favorire la nostra apertura a lui. Non è fine a se stessa, ma solo via e mezzo per avicinarci al Signore. Ogni intima apertura del cuore a Dio, ogni approfondimento del contatto diretto con lui è anche frutto dell’azionedi creature visibili e invisibili, che intervengono nella nostra vita e collaborano a strapparci a noi stessi e a orientarci al Creatore. 2. Ciò fornisce anche la chiave per capire il modo in cui dobbiamo rappresentarci la antur dell’angelo custode. Egli è come l’espressione concreta e personificata della sollecitudine divin nei miei rifuardi. Gli angeli sono, per così dire, i pensieri di Dio rivolti a noi, che, in quanto pensieri divini, non sono solo idee, ma realtà, persone. L’angelo non è, perciò, espressione della lontananza esistente tra Dio e l’anima, bensì incarna e concretizza la sollecitudine di Dio per ogni uomo. Il mio angelo custode, per irpeterlo ancora una volta, non è nient’altro che espressione del fatto ch’io sono conosciuto, amato e seguito in maniera del tutto personale da Dio, è il pensiero d’amore che Dio nutre per me, che mi circonda e mi guida in ogni istante ed è una potenza reale immediata in misura tale, che possiamo appunto chiamarlo «angelo». 3. Infine, la verità che l’universo e tutte le situazioni della vita sono sono campo dell’intervento degli angeli, sottolinea che il mondo non va concepito come una grande macchina impersonale; la realtà ultima, che tutto domina, è una realtà personale; anche dietro i casi più sconvolgenti e apparentemente assurdi si cela non il fato cieco, bensì i pensieri personali di Dio, che tutto penetrano e nulla lasciano sfuggire dalle sue mani. Joseph Ratzinger