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 1997  aprile 08 Martedì calendario

Alan Greenspan, governatore della Federal Reserve Bank dal 1987, lascerà la carica il prossimo 31 gennaio

Alan Greenspan, governatore della Federal Reserve Bank dal 1987, lascerà la carica il prossimo 31 gennaio. Sarà ricordato come "l’uomo più ascoltato da almeno sei presidenti americani, più invidiato da transeunti ministri del Tesoro, più temuto dagli operatori di Borsa e più contestato dagli economisti accademici" (Enzo Bettiza) [1]. Greenspan ha affrontato due recessioni; ha dovuto confrontarsi con le crisi finanziarie e valutarie di Asia e Russia, tra ’97 e ’98; ha gestito il panico dei mercati dopo l’11 settembre 2001; ha maneggiato le bolle speculative di Internet e degli immobili. Con successi straordinari: "Il più grande banchiere centrale nella storia del mondo", lo definì nel 2000 il senatore americano Phil Gramm che doveva confermarlo per una delle cinque volte consecutive in cui è stato nominato presidente della Fed. Danilo Taino: "Ma con un effetto collaterale micidiale: attorno a lui si è gonfiata una bolla intrattabile, un’atmosfera di magia la quale, ora che sta per lasciare la scena, lo fa sembrare insostituibile" [2]. Greenspan nacque a New York il 6 marzo del 1926 in una famiglia di ebrei scappati dall’Europa prima della tragedia nazista. Papà Herbert, origine tedesche, era broker e consulente finanziario; mamma Rose era di famiglia polacca. Quando i genitori divorziarono, Alan aveva cinque anni: crebbe con la famiglia materna, in particolare con il cugino Wesley, unico invitato insieme alla moglie il giorno in cui divenne governatore della Fed. [3] Bettiza: " cresciuto nel ghetto Washington Heights di New York. Un recinto giudaico pieno di colori e dolori, non tanto dissimile da Harlem, in cui le patriarcali comunità israelite si stipavano fino a dieci persone in abitazioni con due sole stanze" [1]. A scuola era bravo in matematica. Per il resto "nella media" [3]. Paolo Mastrolilli: "Fra l’economia del papà, che dopo la Depressione gli aveva regalato un libro in difesa del New Deal di Roosevelt, e la musica della mamma, lui aveva scelto la seconda" [4]. A 17 anni fu accettato nell’esclusiva Juilliard School, la miglior scuola di musica di New York. Un anno dopo lasciò: troppa teoria. Entrato nell’orchestra di Henry Jerome come sax tenore, incassava 62 dollari alla settimana e teneva i conti della band [3] . "Suonavo il clarinetto e il flauto in un gruppo rock. Nelle pause andavo in biblioteca e leggevo libri d’economia. Se però anziché andare nella biblioteca di destra avessi scelto quella di sinistra sarei diventato un fisico. Un giorno mi resi conto che andavo a suonare solo per approfittare delle pause e studiare economia. Fu allora che scelsi il mio mestiere" [5] . Non fece il militare per problemi a un polmone. Iscritto alla New York University, nel ’48 si laureò cum laude in economia. Entrato alla Conference Board, un istituto di ricerca, prendeva 4 mila dollari all’anno; a 32 anni fondò una piccola società di consulenza con un economista 65enne, la Townsend-Greenspan: specializzata in previsioni, azzeccò le stime sul fabbisogno di acciaio negli Usa subito dopo la guerra in Corea; Greenspan basava le sue stime sul cartone: se la domanda di cartone saliva, significava che i trasporti erano in aumento, e quindi l’economia in crescita. [3] A fine anni Sessanta, Greenspan era già miliardario. Lasciata la ditta in mano a quattro vice, tutte donne, andò a Washington. L’Fbi, che indagava su di lui, sospettò fosse gay. Molto ascoltato dal presidente Ford, era amico di Dick Cheney, capo dello staff; e di Kissinger. Nel ’75 finì sulla copertina di Newsweek [3]. Prima ancora di approdare alla collaborazione con una mezza dozzina di presidenti americani, democratici e repubblicani, Greenspan s’era fatto politicamente le ossa diventando intimissimo consigliere e sodale di una venusta valchiria intellettuale, la romanziera e filosofa Ayn Rand. Bettiza: "Creatrice di una filosofia spartana detta "oggettivismo", basata su una sorta di egoismo illuminato, la Rand era in realtà un’ideologa del capitalismo duro e puro. Il successivo empirismo antikeynesiano di Greenspan, il suo fiuto per i saliscendi dei tassi, la sua visione monetarista del mondo, il suo odio per la stagflazione derivata dagli eccessi della spesa pubblica, insomma il suo patrimonio teorico messo poi al servizio pratico sia di Reagan che di Clinton, venivano in parte dal cenacolo degli "oggettivisti" riuniti attorno all’energico scettro matriarcale di Ayn Rand: la terza ninfa egeria che, accanto alle due mogli è stata non meno determinante nell’indirizzarlo ai labirinti della grande economia combinata alla grande politica" [1]. Alla domanda "chi ha più influito sulla sua vita?", Greenspan ha risposto: "La musica e Ayn. La prima m’ha insegnato l’introspezione, la seconda ha fatto di me un liberista" [6]. Con la vittoria di Carter, Greenspan tornò a New York, alle consulenze e ai discorsi (tariffa: 10-40 mila dollari). Entrato in alcuni consigli di amministrazione, testimonial per la Apple, ricevette la telefonata di Ronald Reagan mentre era steso sul lettino del suo ortopedico [3]. "The buck starts here" ("I soldi nascono qui"): la targa affissa nell’ufficio di Greenspan [3]. In un giorno tranquillo, Greenspan controlla ogni mezz’ora i tassi d’interesse, il rapporto marco-sterlina, i prezzi di oro e petrolio. In agenda, non tiene più di 3 o 4 incontri al giorno. Il resto è lettura e studio di dati. Ascolta il notiziario della Bbc, legge riviste specializzate come Aviation Week. [3] Il briefcase indicator della tv Cnbc: se Greenspan arriva alle riunioni con la borsa di pelle semivuota, significa tassi invariati; se gonfia, è rialzo. Ad un certo punto l’indice ci aveva azzeccato 19 volte su 20. [3] Frank Ikard, dell’American Petrolium Institute: "Alan sa dirti quante migliaia di viti ci sono in una Chevrolet del ’64, e quali saranno i riflessi sull’economia se ne togli tre dal cofano". [3] Mario Platero: "Conosce a memoria tutti i dati, anche quelli più esoterici che misurano la performance dell’economia. Li confronta, li assorbe, li discute, li studia. Il Wall Street Journal una volta lo paragonò a un mago medioevale chiuso nei suoi pensieri: i dati spariscono dalla realtà e gli restano le sensazioni, il fiuto, l’intuizione, con una grande dote: la capacità di seguire l’istinto". [7] Greenspan è responsabile per il boom economico statunitense degli anni Novanta? Stephen Roach: "Solo in parte. Gli Stati Uniti hanno vissuto un periodo di straordinaria prosperità negli anni Novanta. Tra il 1993 e il 2000, furono creati 21 milioni di posti di lavoro e sempre nel 2000 il tasso di disoccupazione dell’intero Paese calò brevemente sotto il 4 per cento per la prima volta in trent’anni. Durante questo periodo, l’economia statunitense crebbe di circa il 4 per cento l’anno, aggiungendo più di 2 mila miliardi di dollari (circa 1500 miliardi di euro) all’effettivo prodotto interno lordo degli Stati Uniti - più dell’intera produzione annuale della Francia. Ma sono state molte le congiunture astrali che hanno portato a questo risultato, non si è trattato solo di una buona politica monetaria da parte del capo della Fed, la Federal Reserve". [8] La vigilanza continua dell’inflazione è il tratto fondamentale di tutto il lavoro di Greenspan alla guida della banca centrale americana. Vittorio Zucconi: "Divenendo, per i critici che non sono mancati, un’ossessione. "Greenspan - fu detto molte volte - combatte l’inflazione anche quando non c’è, aumentando il costo del danaro arbitrariamente"". [9] Greenspan ha sconfitto l’inflazione negli Stati Uniti? Roach: "No. Il merito per aver domato un’inflazione che galoppava su valori a due cifre va a Paul Volcker, il coraggioso e duro predecessore di Greenspan. Durante l’estate del 1979, quando Volcker prese in mano le redini della Federal Reserve, l’inflazione impazzava al 12%. Otto anni dopo, quando Greenspan prese il comando, era già stata ridimensionata a un tasso intorno al 4%. Durante i 17 anni dell’era Greenspan, l’inflazione rallentò ulteriormente al 2,5%. Ma l’80% del calo dell’inflazione avvenne durante il periodo di comando di Volcker alla Fed. vero, Volcker mise gli Stati Uniti in ginocchio: durante il suo mandato la federazione passò attraverso il peggior periodo di recessione dei tempi moderni. Ma fu l’unico modo per sciogliere l’interazione distruttiva tra i salari e i prezzi in ascesa che guidavano l’inflazione americana. La sfida più grande che si presentò a Greenspan fu quella di portare a termine il lavoro iniziato da Volcker. Non era un compito facile, e i successi di Greenspan non dovrebbero essere sminuiti". [8] Greenspan fu l’unico capace di prevedere la rivoluzione della produttività. Roach: "All’inizio degli anni Novanta, quando gli Stati Uniti sonnecchiavano in un limbo di scarsa produttività, Greenspan era il solo a sostenere che a breve ci sarebbe stato un repentino cambiamento. Aveva ragione. La produttività dei lavoratori negli Stati Uniti aumentò del 3 per cento l’anno tra il 1996 e il 2003, il doppio dell’anemico +1,5% che aveva dominato i vent’anni precedenti. La ripresa della produttività ebbe un impatto profondo sulla performance dell’economia statunitense e sulle scelte delle strategie monetarie da parte di Green-span. Le economie ad alta produttività possono sostenere una crescita rapida senza subire un aumento dell’inflazione. Così, mentre la produzione si ampliava alla fine degli anni Novanta, Greenspan lasciò che l’economia esplodesse senza alzare i tassi d’interesse. Gli investitori ovviamente erano entusiasti: Greenspan non aveva messo paletti che frenassero la rapida crescita economica". [8] A parte alcuni episodi sporadici non c’è nessuna prova che Greenspan abbia politicizzato la strategia monetaria degli Stati Uniti. Roach: "Nel corso degli anni Greenspan è stato critico in egual misura sulle strategie fiscali perseguite sia dai Democratici sia dai Repubblicani". [8] "Preferisco avere un vicepresidente comunista piuttosto che uno tenero con l’inflazione" (Greenspan). [3] Greenspan è stato il "padre" di ben tre bolle speculative. Maria Teresa Cometto: "Il padre di quella di Wall Street, che lui stesso definì in preda all’"esuberanza irrazionale" nel 1996; il padre della Nuova Economia, di cui è stato corresponsabile, secondo qualche critico, per aver enfatizzato il ruolo delle nuove tecnologie e dell’aumento della produttività nel boom economico americano; e il padre infine della bolla immobiliare, in parte alimentata dal lungo periodo di bassi tassi di interesse da lui voluto fino al 2004". [10] Erin Crowe, pittrice originaria della Virginia, è specializzata in ritratti di Greenspan: "Ha una faccia espressiva e perfetta per i ritratti e ogni volta che ne dipingevo uno ne volevo realizzare un altro, perché non riuscivo a catturare in uno soltanto le sue diverse sfumature espressive. Sono molto affascinanti le mani, le rughe della sua faccia, la fronte e la sua pettinatura". L’ispirazione è nata per caso nel 2003, poco dopo la laurea all’Università della Virginia: "Realizzai alcuni lavori a Charlottesville per un festival artistico che aveva come tema principale il denaro. Decisi di focalizzare la mia attenzione su Greenspan perché nessuno più di lui poteva rappresentare al meglio la politica monetaria". [11] Titoli di alcune opere di Erin Crowe dedicate a Greenspan: Se lo dici tu, Te l’avevo detto, Humpht, Alan che ride. [2] Per combattere il mal di schiena, Greenspan inizia sempre la giornata con un bagno caldo in una vasca fonda e stretta, con braccioli che gli permettono di leggere. [3] Greenspan si sveglia sempre alle 5 e 30 (weekend compresi): dice che alle 6 del mattino il suo quoziente intellettivo è 20 punti più alto che alle 6 di sera. [3] Greenspan fa cinque giorni di vacanza l’anno, in un tennis club della California. La seconda luna di miele durò quattro giorni (a Venezia, per sentire un concerto di Vivaldi). [3] "Se quello che dico vi sembra troppo chiaro, probabilmente non mi avete compreso" (Greenspan). [4] Greenspan parla per segni, ossimori, litote, allusioni, figure allegoriche spesso incomprensibili, proprio come le Sibille che non si vogliono sbilanciare. Zucconi: "Andrea Mitchell, la giornalista della rete Nbc che lo sposò, lo sfotticchiò amabilmente dicendo che quando Alan le propose di sposarlo, "dovetti farmelo ripetere per tre volte, prima di capire se quella fosse davvero una proposta di matrimonio". Ma dietro le sue cortine fumogene, due cose erano sempre state visibili: che al primo sospetto di surriscaldamento dell’economia e di aumento dei prezzi lui sarebbe intervenuto stringendo la borsa dei "Fondi Federali" alzando di conseguenza i tassi, come infatti stava facendo in questi mesi. E che al pomeriggio, lo si sarebbe trovato al Chevy Chase Country Club a giocare a tennis". [9] "Se non fossi nervoso, non dovrei stare dove sono" (Greenspan). [3] Greenspan ha sposato due donne che di cognome fanno Mitchell: nel ’52 Joan, coetanea artista canadese; nell’’87 Andrea, giornalista tv vent’anni più giovane. [3] "Chiedetelo ad Andrea Mitchell" (Hillary Clinton la volta che le chiesero: "Cosa si prova ad essere la moglie dell’uomo più potente del mondo?"). [3] Andrea suona il violino. Alan ama Mozart e Rachmaninov. Si sono conosciuti per un’intervista al telefono, si sono incontrati la prima volta un anno dopo, cena al Perigord, ristorante francese. Hanno parlato di musica e baseball. Vivono in una casa vittoriana a Palisades, Washington ovest. Dopo 12 anni di convivenza, la sera di Natale del ’96 lui le disse: "Preferisci un matrimonio large o little?". Alla cerimonia 76 invitati, tra cui Colin Powell e Kissinger. [3] "Cosa fare se Greenspan muore all’improvviso? Dovremmo impagliarlo, mettergli un paio di occhiali neri e tenerlo dritto dietro la sua scrivania il più a lungo possibile" (John McCain). [12] Nel 1998, il settimanale New Republic raccontò di una casa di brokeraggio di Wall Street che aveva allestito un altare dedicato a Greenspan davanti al quale chiedevano ispirazione i trader nei momenti di mercato difficili. Taino: "La storia era falsa, il giornalista fu licenziato ma il fatto è così credibile che ancora oggi viene citato come se fosse vero. che i mercati sono animali superstiziosi e sensibili al fascino dei potenti e oggi sono convinti che, senza Alan Greenspan il Grande, il mondo sarà più incerto e più pericoloso. Tremano all’idea del vuoto. "Non sarà come cambiare dentista", ha ammesso il suo avversario di un tempo, Alan Blinder". [2] Greenspan lascia la presidenza della Federal Reserve, ma difficilmente farà il pensionato. Cometto: "E tutta Wall Street si interroga su chi riuscirà ad accaparrarsi una sua collaborazione. Per una banca d’affari come JP Morgan - dove Greenspan è già stato consigliere prima di approdare alla Fed - sarebbe un sogno averlo come advisor nel board. Ma a caccia della sua "testa" saranno anche prestigiose università, società di consulenza, think tank e certamente i maggiori editori, che lo corteggeranno per avere le sue memorie. Un suo libro potrebbe battere il recente record di 9 milioni di dollari pagati dalla Bantam Dell Books per l’autobiografia di un altro famoso oracolo dei mercati, Warren Buffett, anch’egli ultrasettantenne. Oltretutto, Greenspan il libro lo potrebbe scrivere insieme alla moglie Andrea Mitchell - 60 anni, importante giornalista della rete televisiva Nbc, autrice dell’appena uscito Talking back -, come ha fatto l’ex Ceo di General Electric Jack Welch scrivendo Winning con la moglie Suzy, ex responsabile della rivista di business di Harvard. Una via semplice e già sperimentata sarebbe mettersi in proprio con una società di consulenza [...] In alternativa potrebbe unirsi a un istituto di ricerche". [10] "La vera misura di una carriera è essere contento di aver avuto successo, senza lasciare un sentiero costellato di vittime nella tua scia" (Greenspan). [4]