Luigi Ferrarella, Gian Guido Vecchi, ཿCorriere della Sera 10/7/20004 Riccardo Bocca L’espresso, 15/07/2004, 10 luglio 2000
Ultime parole da eurodeputata dell’Iva, donna di scarpe grosse e cervello fino. Cambi. Non sarà Iva Zanicchi a sedere nel nuovo Parlamento europeo, ma Jas Gawronski
Ultime parole da eurodeputata dell’Iva, donna di scarpe grosse e cervello fino. Cambi. Non sarà Iva Zanicchi a sedere nel nuovo Parlamento europeo, ma Jas Gawronski. L’ha stabilito il nuovo conteggio delle schede elettorali effettuato dalla Corte d’Appello di Milano. Il primo spoglio aveva assegnato uno dei seggi di Forza Italia nel Nordovest alla Zanicchi, cantante e conduttrice televisiva, a scapito del giornalista-politico, battuto per 162 voti. Il nuovo conteggio ha invece assegnato a Gawronski un vantaggio di 146 voti. Commento della Zanicchi: «Ha fatto bene a dirmelo. Stavo partendo per Bruxelles. Ora me ne starò a casa». Gawronski: «Ma che razza di procedurà è?» (Luigi Ferrarella, Gian Guido Vecchi, ”Corriere della Sera” 10/7/20004). L’espresso, 15 luglio «Chirac? Non mi piace. No. Troppo nebuloso... Non si capisce neanche se è di centro, di destra o di sinistra... Insomma, non mi fa molta simpatia, mi dà l’impressione del falsino». E Blair? «Meglio, molto meglio. Cioè: anche lui non è che mi entusiasmi, sinceramente. Però c’ha il colpo di coda. Guardi la storia della guerra in Iraq: era messo male, eppure è rimasto in piedi...». E Schroeder? « il migliore, dai... Con quella bella faccia da bevitore di birra... Mi piace... Non è che lo conosca benissimo, ma mi dà proprio l’idea del bravo papà». Dopodiché tutto è possibile. Persino che la neo eurodeputata di Forza Italia Iva Zanicchi, anni 64, Sanremo vinti tre, voti alle ultime elezioni 35 mila 323, spalanchi il suo sorriso più cavallino, si aggiusti in testa il taglio fighetto che le ha inventato Vergottini, incroci i suoi piedoni da ex ragazza dell’Appennino e tiri le orecchie a quello che lei chiama il Presidente, Silvio Berlusconi, il capo. «Perché io credo che lui sia un uomo straordinario, con una volontà bestiale e una generosità unica», dice, «ma bisogna anche ammettere che finora non ha fatto quasi niente di quello che aveva promesso. Quindi deve sbrigarsi a cambiare, altrimenti è giusto che nel 2006 vada a casa. E che magari ci vada anch’io, se nel frattempo avrò capito che in Europa non concludo niente...». Parla e parla e parla, Iva Zanicchi, nel suo villone di Lesmo, Brianza, dieci minuti da Arcore e da villa San Martino, quartier generale forzitaliota. Nessuna prudenza, nessun timore dell’esordiente. «Sono una scheggia impazzita», dice: «Una che viene da lontano, da una famiglia povera ma dignitosa, dalla quale ho imparato che prima di tutto c’è la libertà». E infatti la sua grande villa è il Bignami di una vita in cui radici e famiglia sono gli unici punti fermi. C’è il camino di pietra sovrastato da un quadro agreste, con gli uomini che giocano a carte, l’asino che tira il carretto e il cagnino che ti guarda triste. Ci sono le litografie di Picasso, due, tra scorci parigini e paesaggi sironiani. C’è il pianoforte a coda con sopra le foto della figlia Michela e i nipotini. E poi ci sono le concessioni a quello che nell’immaginario italico è più prossimo all’estetica berlusconiana, dalla moquette rossa sulle scale agli argenti e le porcellane in vista. Probabilmente in una casa così il celebre giornalista Jas Gawronski, pure lui candidato da Forza Italia nel Nord-ovest, non ci farebbe neppure merenda. Troverebbe cheap quella panchina alla Peynet a bordo piscina. Troverebbe improprio quel giardino senza geometrie. E nemmeno apprezzerebbe il tentativo etno-chic delle candele colorate sul tavolo, per giunta accanto a due gallinelle scolpite. Eppure Iva ha vinto e Jas è rimasto a casa, anche se per soli 162 voti. «Un risultato clamoroso, quasi impossibile», commenta la stessa Zanicchi: «Qualcuno mi ha persino detto che dovrei dimettermi per fare posto all’escluso Gawronski, ma io non ci penso proprio». Figurarsi. Ormai per l’ex Aquila di Ligonchio è iniziata una nuova fase. Quest’estate volerà in Irlanda a imparare l’inglese, «perché lo canto ma non lo parlo», spiega: «Poi studierò le questioni politiche, di brutto. I primi due anni di mandato li passerò così: a prepararmi. E intanto mi appoggerò a qualcuno che sia più bravo di me. Sto giusto cercando un segretario che sappia tutto e mi dia una mano». Nel frattempo, il limbo. Di materie europee, riconosce la stessa Iva, al momento non mastica. E la prospettiva di occuparsene stride con quella che è la sua anima vera: l’amore per le zolle, per il suo paese tra le montagne, per i ricordi di quel Castrocaro dove esordì nel ’62 arrivando terza causa raucedine. «Adoro le mie cose, la mia gente», spiega, «e questa storia dell’Europa non è che la senta tanto. Sarei una ballista se dicessi il contrario. Anche dopo che sono stata eletta, lo ammetto, non ho seguito la nascita della Costituzione europea. Ciò non significa che non ne colga l’importanza. Sono una donna che guarda lontano, e capisco che è fondamentale costruire un’Europa più compatta, in grado di trattare alla pari anche con gli americani». Perché lei, la forzitaliota Iva, non è solo una che dice quello che pensa, sempre e comunque. Una che parlando dei suoi 14 anni alla conduzione di ”Ok, il prezzo è giusto” ammette che «uscirne rincoglionita o quasi era inevitabile». Una che, appena eletta e con il curriculum da cantante, riconosce che «in effetti il Parlamento europeo sarebbe un posto da tecnici». anche pacifista, la Zanicchi, e tutt’altro che moderata: «Fosse per me», dice, «farei tornare i nostri ragazzi dall’Iraq domani mattina». Poco importa che il Cavaliere e i suoi la pensino diversamente, libera, si sente libera, e quindi critica a tutto campo. Cesare Previti, per esempio, lo incasella come «uno che non mi piace, da cui mi sento distante». Romano Prodi lo vede come «un gatto con 14 vite che non guiderà il centro-sinistra nel 2006», mentre il presidente di An, Gianfranco Fini, «si comporta da democristiano e non mi sembra il simbolo della coerenza». Fino all’Irene Pivetti, «per l’amor di Dio, intelligente e brillante, ma farla presidente della Camera è stato proprio un errore. In fondo era solo una ragazzotta...». Lei no, non accetterebbe mai una carica del genere, spiega. «Non sono così presuntuosa: donna del popolo ero e donna del popolo resto». Il che non la esime dal radiografare l’Italia che l’ha promossa a Strasburgo senza una vera ragione. «Credo sia stato un voto di protesta», dice: «La gente è stanca delle facce dei politici. Per quanto bravissimi e preparatissimi non funzionano più, e allora vince la Zanicchi». Arriva ad autodefinirsi un campanello d’allarme, un sintomo che qualcosa non gira e va raddrizzato alla svelta. Non solo nella società civile, ma anche in televisione, dove a suo avviso l’avvento delle emittenti private ha esaurito l’impulso al miglioramento. «All’inizio», dice, «quella che ci ha guadagnato è stata la Rai: è arrivata la concorrenza e si è svegliata. Oggi invece siamo all’appiattimento, da una parte e dall’altra. una vergogna come si copiano le televisioni. Penso alla domenica dell’ultima stagione tv. Penso a Maurizio Costanzo e al suo programma, che ha battuto Paolo Bonolis perché ha puntato sul nulla, e il nulla a volte premia». A Costanzo, tra l’altro, la Zanicchi è legata da un episodio rimasto finora inedito che risale al 1998, quando Emilio Fede annunciò su Canale 5 l’arresto shock della cantante nello speciale ”Canzone truccata”. «L’idea era proprio di Costanzo», racconta: «Mi fu presentata come una provocazione innocua, uno scherzo per riflettere sul ruolo della tv. Sarebbe dovuto durare, sapevo io, cinque, dieci minuti al massimo. E invece mi chiusero dentro il camerino e mi liberarono quand’ero ormai in lacrime e in preda a una mezza crisi isterica. Sia chiaro, mi prendo la responsabilità di un simile sbaglio, ma mi resta la sensazione di essere stata ingannata, anche sulle ragioni per cui era stato pensato il tutto». Crederle non è difficile, in questo caso. Per essere onesta, l’eurodeputata Zanicchi, è onesta. E paradossalmente ingenua, fino all’autolesionismo. Una volta, per dire, Enzo Ferrari la invitò a Maranello. Erano i tempi di Niki Lauda, e l’ingegnere andava in giro a dire che l’Iva era la sua cantante preferita. Lo diceva talmente tanto che ancora adesso a Modena c’è chi è convinto che tra i due ci sia stata una storiella. «Fatto sta», ricorda la Zanicchi, «che a un certo punto l’ingegnere mi disse che una donna come me doveva girare in fuoriserie, e mi propose lo sconto del 90 per cento per l’acquisto di una Ferrari. Era un affarone, ma non me la sono sentita. Non sono fatta per questo genere di cose, anche perché sono mezza cieca e sarei andata a schiantarmi». Una così potrebbe far comodo anche al centro-sinistra. Nel parterre dell’Ulivo manca l’altra faccia della schizzinosa capalbiese, tutta terrazze e strusci letterari. Manca una capace di annunciare in campagna elettorale che sarebbe andata in Europa a fare cose concrete, mica chiacchiere, come «aiutare gli anziani a morire a casa, in modo decente». Manca insomma una che dello chic se ne fa un baffo, e che dopo quarant’anni di carriera conserva ancora la foto di un ammiratore settantenne in mutande, pazzo di lei e pronto a donarle metà pensione. Non a caso, quando è andata a cantare al Controfestival di Mantova, Nando Dalla Chiesa l’ha accolta a braccia aperte. chiaro che un’Iva in rosso prenderebbe una spanciata di voti, e non è detto che un giorno non accada: «Se il mio amico Nando me lo chiedesse, mi candiderei al suo fianco», ammette: «Anzi, dico di più: dico che il Controfestival è venuto troppo a ridosso delle elezioni, sennò...». Nel frattempo, in attesa di improbabili cambi di barricata, Iva versione scrittrice cerca di finire il suo secondo libro. Il primo, Polenta di castagne, raccontava la storia della sua famiglia ed è diventato un bestseller con 100 mila copie vendute. «Ora invece sono a pagina 200 e non so andare avanti», spiega. Solo un paio di cose anticipa: il titolo, che potrebbe essere Il ponte della Bera, e le protagoniste, due sorelle che vivono in un paese. A questo punto, un paese europeo. Riccardo Bocca