[1] Massimo Cecchini, ཿLa Gazzetta dello Sport 18/1/2004; [2] Mimmo Ferretti, ཿIl Messaggero 21/6/2003; [3] Mimmo Ferretti, ཿIl Messaggero 10/11/2002; [4] Stefano Boldrini, ཿLa Gazzetta dello Sport 8/6/2003; [5] e. cu., ཿla Repubblica 6/12/2003; [6] , 18 gennaio 2004
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 10 MAGGIO 2004
La leggenda di Totti, il prestigiatore che vuole vincere, Francesco Totti è nato a Roma il 27 settembre 1976. Cinque giorni dopo Ronaldo, due prima di Shevchenko (una delle settimane più produttive della storia del calcio). Ha esordito in serie A ad appena sedici anni e mezzo, il 28 marzo 1993, sostituendo Rizzitelli all’87’ di un Brescia-Roma 0-2 (in panchina Vujadin Boskov). Il primo gol arrivò il 4 settembre 1994, all’Olimpico contro il Foggia. Mazzone lo schierò titolare e lui, al 30’, sbloccò il risultato. Per capire di che stoffa fosse fatto, servì pochissimo tempo. Scrisse la ”Gazzetta dello Sport” il 28 febbraio 1994, commentando un Roma-Samp 0-1: «Il ragazzo si farà, perché ha piedi buoni e temperamento. Insistere, please». [1]
Francesco è figlio di Lorenzo (bancario) e Fiorella (casalinga). Si conobbero sulla spiaggia di Fiumicino nell’estate 1961. Mimmo Ferretti: «Lui, trasteverino purosangue, aveva diciassette anni; lei soltanto dodici. Quando Enzo incrociò lo sguardo di ghiaccio di quella ragazzina arrivata da via Vetulonia, capì che non avrebbe mai potuto avere di meglio dalla vita. Otto anni dopo il primo bacio in riva al mare, Enzo e Fiorella si presentarono, belli, eleganti e pettinati, davanti ad un sacerdote e, nella chiesa di San Sebastiano al Palatino, si dissero ”sì” per la vita. Qualche mese dopo nacque Riccardo». [2]
Secondo la leggenda, il vero fenomeno era Totti I. Papà Lorenzo confessa di non aver mai mostrato gran talento col pallone: «A piazza San Cosimato ero famoso perché toccava sempre a me pagare i gelati: giocavamo tra amici e chi perdeva doveva offrire. Ho reso felice mezza Trastevere...». Il primogenito, però, sembrava saperci fare. Peccato avesse un difetto. Racconta ”Lo sceriffo” («mi chiamano così perché ho un sacco di amici che fanno le guardie giurate...»): «Riccardo quando giocava era un piacione: pensava soltanto a fare i numeri, colpi di tacco, tunnel e cose del genere. Francesco, invece, fin da bambino entrava in campo e pensava soltanto a vincere». [2]
La prima squadra di Totti si chiama Fortitudo. Ha sette anni e gioca dove gli pare. Con il passaggio alla Smit Trastevere comincia a fare sul serio. Ferretti: «Pergolati e Paolucci, i suoi istruttori, lo fanno giocare costantemente in attacco, dato che più degli altri compagni Francesco vede la porta avversaria. Con il passaggio alla Lodigiani, all’età di dieci anni, diventa di fatto un centrocampista d’attacco ma i suoi allenatori, Mastropietro e Neroni, non gli fanno mai indossare la maglia numero 10, ”per non farlo sentire più importante degli altri”, ricordano in famiglia». [3]
Dodicenne, Francesco fa già gola ai talent scout di tutt’Italia. Tanto che un giorno del 1988 un emissario del Milan si presenta a casa Totti con 150 milioni di lire in valigia per strapparlo alla Lodigiani. Mamma Fiorella prima rimane «di sasso», poi prende a chiedere a tutti, in lacrime, «che devo fare?», infine chiama l’amico di famiglia Stefano Caira, all’epoca dirigente in Federcalcio e oggi direttore generale del Perugia, che le dice: «Quelli che ti stanno offrendo sono spiccioli». Pochi mesi e Totti passa alla Roma. [4]
A 13 anni, Francesco è già un fuoriclasse. Franco Superchi: «Lo facevo giocare da mezza punta, dietro due attaccanti, anche se i dirigenti volevano che giocasse da attaccante puro. Così, un giorno mi arrabbiai: o gioca come dico io, cioè da mezza punta, o me ne vado. Da quella volta gli diedi il ”10” e nessuno ha più fiatato». Ferretti: «Una volta arrivato stabilmente in prima squadra, a diciannove anni, trova Mazzone che lo fa giocare (parecchio) da seconda punta o (poco) da trequartista alle spalle di due attaccanti. Con Carlos Bianchi, invece, gioca poco e basta. Poi, con il 4-3-3 di Zeman una svolta importante: il boemo lo piazza sulla fascia e, di fatto, gioca da attaccante esterno di sinistra. E sono in tanti a confidare ancora oggi che è proprio quello il ruolo più congeniale alle caratteristiche tecniche e atletiche del capitano. Con Capello, infine, si sposta più al centro del campo e, teoricamente, giostra da trequartista anche se nel tridente dello scudetto gioca spesso più avanzato di Delvecchio. Poi, nel 3-5-2 classico del Capello ter funge da seconda punta». [3]
Oggi il capitano della Roma è uno dei più grandi calciatori del mondo. Sebbene la giuria del Pallone d’Oro continui a snobbarlo (quinto nel 2001, quattordicesimo nel 2000, diciottesimo nel 2003, giusto la nomination nel 2002) i tecnici lo mettono sullo stesso piano del francese Thierry Henry (gioca in Inghilterra con l’Arsenal) e del brasiliano Ronaldinho (Barcellona). Michel Platini: «Totti è un prestigiatore, a volte gli escono colpi che uno non si aspetta». [5] Aldo Serena: «Se fai il centravanti sogni di giocare accanto a Totti. Con lui vicino, sarei sembrato rapido anche io». [6]
Totti è un campione atipico. Rivoluzionario. Ferretti: «Uno con il suo fisico fino a qualche anno fa avrebbe potuto giocare solo a rugby. Centottanta centimetri di altezza per un peso forma di ottantadue chili: sono misure da pilone o da raffinato trequartista? Francesco Totti ha sconvolto la norma, perché madre natura gli ha regalato il meglio del proprio campionario. Così, il capitano - oltre ad avere due piedi magici - ha doti atletiche straordinarie. Forza esplosiva, resistenza e velocità: ecco le sue qualità che, abbinate alle doti tecniche, lo rendono calciatore unico». [7]
Totti è un campione multiuso. Ugo Trani: «Non conosce l’egoismo, difetto di tanti calciatori, che per prima cosa pensano a se stessi. Di solito è il fuoriclasse a scegliersi la migliore posizione in campo, durante una gara, per rendere al meglio o comunque per non sfigurare. Con il capitano romanista accade l’esatto contrario: è il tecnico a scegliere il ruolo, per soddisfare le esigenze della squadra, in un preciso momento, più che esaudire i desideri del calciatore. La disponibilità di Francesco, assoluta da sempre, è fondamentale». [8]
Il colpo più celebre di Totti è il cucchiaio. Maurizio Crosetti: «è diverso dal pallonetto che s’alza, s’abbassa e stop, il cucchiaio (più un colpo da biliardo) fa ruotare la palla in senso inverso alla parabola, con effetto a rientrare che disorienta il portiere». [9] Aldo Grasso: «Ciò che più conta è lo sberleffo, non all’avversario ma alla razionalità». [10]
Il primo cucchiaio Totti lo fece in mondovisione, nel 2000. Cazzullo: «All’Europeo, semifinale con l’Olanda, al momento di tirare quei rigori che ci sono costati gli ultimi tre Mondiali. ”Mo’ je faccio er cucchiaio”, anticipò ai compagni. E quelli: ma va là! pensa a segnare! Fece il cucchiaio, fece anche vacillare Zoff poi finito da Berlusconi, ma segnò. Un gesto di immaturità. Oppure di maturità precoce e straordinaria. Qualcosa che ricorda le mosse bizzarre e geniali di un Celentano, che gli valsero la definizione di Bocca, ”un cretino di talento”. Totti ha certo talento, e un modo molto romano e niente affatto cretino di esprimerlo, immediato, sapido, conciso, che gli consente di sdrammatizzare le cose senza banalizzarle. Ti sei accorto di essere in Giappone, Francesco? ”Come no. Dalle facce”». [11]
Il fenomeno Totti non riguarda più il solo calcio. All’ufficio denunce nascita dell’Anagrafe di Roma il nome più frequente nei primi tre mesi del 2004 è stato Francesco: 152 contro 125 Matteo, 113 Lorenzo, 110 Alessandro. [12] La popolarità è esplosa con le barzellette, prima a malapena sopportate poi, grazie al suggerimento di Maurizio Costanzo, raccolte in un libro di enorme successo i cui proventi sono stati devoluti in beneficenza. Un esempio? La maestra: «Sai quali sono i 5 sensi, Francesco?». Totti: «Béh, certo: c’è Franco, ’a moje de Franco, ’e fije...». [13] Intanto, le sue gesta sul campo hanno preso a fare il giro del mondo: ad aprile era sulla copertina di ”World Soccer”, a maggio è su quella di ”FourFourTwo” (con Henry e Figo, titolo ”Three Kings”). Gianni Petrucci, presidente del Coni: «Fino a qualche tempo fa, quando viaggiavo all’estero mi parlavano di Fellini e della cucina italiana; ora mi parlano solo di Totti». [14]
Oggi nessuno lo chiama più ”Pupone”, un soprannome che non ha mai sopportato. Cazzullo: «Altri con il suo curriculum sarebbero diventati infrequentabili: a 13 anni il primo Mondiale giovanile; a 16 l’esordio in A, come appunto il golden boy Rivera; a 21 è il più giovane capitano della storia della Roma; a 22 la prima volta in nazionale; poi la consacrazione dell’Europeo, lo scudetto, il gladiatore tatuato sul bicipite destro (anche per ragioni pubblicitarie: scarpe, auto, una banca, e pure una marca di calzini). Cosa diventeremmo se vedessimo la nostra faccia in tutte le fermate del metrò di Tokyo? Lui l’ha vista ed è rimasto simpatico e disponibile». [11] Adriano Sofri: «Visitò Regina Coeli e disse che senza il calcio, magari anche lui sarebbe stato lì. Io pensai: e poi dicono che non è bravo di parola». [15]
Totti è diventato una figura «di raccordo politico e istituzionale». Filippo Ceccarelli, lo scorso primo dicembre: «Giovedì 20 Totti è premiato alla Camera dei deputati dalla Commissione Parlamentare per l’Infanzia; mentre cinque giorni dopo, cioè martedì 25, entra al Senato della Repubblica come testimonial Unicef per un incontro organizzato dalla Commissione per la tutela e la promozione dei Diritti Umani. Accoglienza particolarmente calda, nel senso che i commessi hanno faticato ad arginare la ressa. Ha scritto Rita Sala sul ”Messaggero” di un Totti «assediato, stretto, fagocitato, mangiato, assunto, introiettato, ingoiato: una sorta d’eucarestia pagana del simbolo positivo». L’immagine dell’eucaristia è forte, ma pienamente giustificata dal prosieguo della visita che ha pure visto la distribuzione di reliquie, anch’esse paganeggianti, ma non per questo di minor rilievo cerimoniale. Totti ha consegnato infatti una sua maglia alla seconda carica dello Stato, il presidente Marcello Pera (che la batterà all’asta a partire da 100 euro), e una seconda maglia al senatore a vita Giulio Andreotti». [16]
L’istituzionalizzazione di Totti oltrepassa i confini meramente strumentali della vecchia politica. Ceccarelli: «E non solo e non tanto perché la sua presenza è finalizzata a obiettivi educativi o di solidarietà. Il punto interessante è che la politica si aggrappa a Totti in palese anche se astuta condizione di inferiorità; sapendo benissimo che egli incarna ed esprime un consenso così neutrale, levigato e semplificato da non ammettere né preferenze né controversie. Da vero potere super partes. ”Meno tasse per Totti” si scherzava due anni fa parodiando uno slogan berlusconiano. Ecco, oggi verrebbe quasi da invocare anche meno melasse, per Totti, e meno grancasse». [16]
Melasse e grancasse potrebbero sparire se Totti lasciasse la Roma. La società giallorossa, si sa, ha grossi problemi economici. Il Real Madrid, la squadra più prestigiosa del mondo, compra ogni anno un grandissimo campione (’galactico”). Ha cominciato nel 2000 strappando il portoghese Figo al Barcellona, nel 2001 ha preso il francese Zidane (Juventus), nel 2002 il brasiliano Ronaldo (Inter), nel 2003 l’inglese Beckham (Manchester United). Sembravano tutti affari impossibili ma, come dice il magnate russo Roman Abramovich (padrone del Chelsea), «anche il paradiso ha un prezzo». Dunque pure Totti, che sarebbe la nuova preda cacciata dal presidente madridista Florentino Perez. [17] In Spagna danno l’affare per fatto: l’entusiasmo è tale che nella capitale si vedono magliette ”taroccate” del Real con il nome di Totti sulla schiena e il suo classico numero 10. [18]
Totti con un’altra maglia? Difficile da immaginare (Italia a parte). Luca Valdiserri: «Nel grande successo di vendite delle maglie da gioco romaniste, la Diadora ha notato un particolare: quelle ”personalizzate” con il nome Totti e il numero 10 (compratissime dai turisti stranieri) sono quasi sempre nell’originale giallorosso e non nei pur venduti colori ”secondari” o di Coppa (arancione, bianco e blu). Quasi che soltanto i colori della città fossero quelli giusti per portarsi via il ricordo più trendy». [12] Epperò, se la Roma tornasse ”Rometta”, potrebbe essere il capitano a chiedere il divorzio. Ha fatto discutere una sua intervista alla ”Gazzetta”: «Quando tornerò dagli europei, prima di partire per le vacanze, voglio sapere cosa succederà. Chi arriverà e chi andrà via. Da capitano, mi dovranno dire come stanno le cose, perché se oggi è presto, a luglio i giochi sono fatti, in un senso o nell’altro. E va presa una decisione. Definitiva. Non essere in corsa per il campionato ed essere eliminati dalle Coppe mi darebbe fastidio. Che facciamo, lottiamo per l’Intertoto?». [19]
Il vero obiettivo del Real è Ruud Van Nistelrooy. O almeno lo sperano i romanisti. Il Manchester United, si dice, sarebbe disposto a cedere l’olandese, prezzo 30 milioni di euro. L’operazione scatenerebbe un effetto domino. Giancarlo Laurenzi: «La presenza di Van Nistelrooy renderebbe superflua quella di Ronaldo, a quel punto in lista di partenza nonostante un contratto rinnovato di recente fino al 2008. Lasciasse il Real, Ronaldo si accaserebbe a Londra, sponda Abramovich, malgrado Moratti passeggi sull’uscio aspettando il ritorno del figliol prodigo. Dal Chelsea sarebbe così di troppo Crespo, pronto a trasferirsi a Milano da Ancelotti, il suo maestro preferito [...] E Vieri, in questo tourbillon di incroci pericolosi, coronerebbe un suo vecchio pallino. Finire la carriera nella Premiership. Manchester, naturalmente». [20]
Totti al Milan: sarà questo il colpo dell’estate? Ma va’, dicono i più ottimisti tra i tifosi giallorossi, se persino Berlusconi ha detto che «non si può strappare Totti alla sua città». G. B. Olivero: «In realtà, anno dopo anno, estate dopo estate, il Milan si è sempre più avvicinato a Francesco. E adesso ci sono molti motivi che spingerebbero verso questa soluzione. Il giocatore vuole vincere e il club rossonero gli dà adeguate garanzie. A Milano potrebbe trovare quegli spazi e quella serenità che Roma gli nega: l’esempio di Nesta, libero finalmente di uscire a cena o di frequentare locali senza essere travolto dall’affetto dei tifosi, è emblematico. Per la carriera di Ilary, futura signora Totti, il trasferimento fisso a Milano sarebbe sicuramente vantaggioso. E i soliti beninformati già raccontano che Galliani avrebbe garantito l’acquisto del campione giallorosso». [21]