Stefania Rossini L’espresso, 29/04/2004, 29 aprile 2004
Don Luigi Verzé e l’odio per Rosy Bindi: « una donna cattiva, cattiva dentro», L’espresso, 29/04/2004 Don Luigi Verzé sta dritto come un fuso nei suoi 84 anni e guarda il mondo dall’alto
Don Luigi Verzé e l’odio per Rosy Bindi: « una donna cattiva, cattiva dentro», L’espresso, 29/04/2004 Don Luigi Verzé sta dritto come un fuso nei suoi 84 anni e guarda il mondo dall’alto. Non per l’età, che lo ha lasciato indenne nel fisico e nello spirito, non per la superbia che non sarebbe sentimento da prete, ma per la compiaciuta consapevolezza di stare in cima a un’impresa notevole. Da solo, su una testarda idea giovanile, scavalcando con disinvoltura gli ostacoli e considerando ogni aiuto un dono della provvidenza, ha edificato quel monumento alla buona sanità che è l’ospedale San Raffaele di Milano. Lo ha poi esportato dove ha potuto, gli ha affiancato un imponente centro di ricerca e un’università in cui insegnano star della filosofia come Cacciari e Severino. Ci sarebbe di che fermarsi a bearsi del già fatto, se non fosse che don Verzé si sente e si muove come un guerriero nel pieno della forza, in perenne battaglia contro la malattia e la mortalità del corpo umano. Non possiamo che cominciare da questa sfida. Il suo istituto presto ci darà il segreto delle cellule staminali. Ma lei è un uomo di Chiesa. Non sta correndo in un territorio proibito, non sta sfidando il potere di Dio? «No, perché dove arriva l’intelletto umano c’è ancora moltissimo spazio prima di arrivare a Dio. Noi siamo il prodotto del suo amore, ma di un amore intelligente. Quando Dio ha fatto l’uomo gli ha trasmesso la sua intelligenza e gli ha dato mandato di usarla». Fino a quale limite? Lei ne ha trovato uno? «Per me scienza e fede sono sorelle gemelle. Stanno entrambe dalla stessa parte, non una di fronte all’altra, come pensano molti ecclesiastici. L’unico limite è la ricerca seria, quella che dà risultati veri e importanti». Anche quella che aspira all’immortalità? «Secondo il mio parere, Dio non ha creato la morte». Davvero? «Lo dice il libro della Sapienza. Dio ha assunto forma tangibile affinché l’uomo lo conoscesse meglio attraverso i sensi. E noi che cosa facciamo del nostro aspetto carnaceo? Lo ignoriamo e non lo studiamo perché non siamo veri cristiani». Lei invece lo studia. «Ho dedicato la mia vita a questo. Io sono un prete medico. Gesù disse predicate il regno di Dio e guarite gli infermi. Predicare senza guarire è dimezzare il mandato divino». Viene da pensare, come disse Cacciari, che la sua sia un’eresia umanistica. «Rispondo a lei come risposi a lui: No, questa è teoantropologia, termine da me coniato che significa identificazione dell’uomo con Dio». Decise per queste idee di farsi prete? «Decisi a 12 anni, poi affinai il mio pensiero con la filosofia metodica. Ma c’è anche un fattore genetico che mi viene da mio padre. Era un logico con una netta idea del sì e del no. I contadini ricorrevano sempre a lui per dirimere le cause. Anche con me fu netto quando mi diseredò perché andavo a farmi prete». Addirittura! Come mai era così contrario? «A distanza di anni ho capito che sperava che prendessi in mano il patrimonio di famiglia. Il giorno che me ne andai definitivamente da casa, cercò anche di fermarmi gettando sul tavolo un portafoglio gonfio di soldi. ”Ti do tutta l’eredità se resti”, mi disse. Mi sbarrava la porta con il corpo, ma io lo tirai da parte e, citando in Vangelo, gli dissi che avrei avuto il centuplo in questa vita e poi la vita eterna». Il centuplo l’ha già realizzato. Si è poi riconciliato con suo padre? «Sì, ma sono rimasto senza eredità. Ho avuto una miseria, quella obbligatoria per legge. Del resto mio padre pensava che stessi rinunciando all’insieme della vita: al patrimonio, ma anche alle ragazze. ”Pensa che buggerata per te se l’inferno non c’è”, mi diceva. E io rispondevo: ”Pensa che buggerata per te, se invece c’è”». E lei ha mai patito per quella rinuncia? «Io avevo avuto una buona educazione. Come san Luigi Gonzaga non guardavo mai in faccia mia madre, anche perché lei non è che si prestasse molto. Mi ricordo quando mi ha dato l’unico bacio della sua vita: era il giorno della mia cresima». Però non mi ha risposto. «La sensibilità non l’ho mai persa, se è questo che vuole sapere. Il controllo dei sensi non è una cosa impossibile. Le ragazze mi guardavano perché ero piuttosto bello, ma io avevo fatto una scelta. Vuole che le spieghi che cos’è per me il peccato?». Che cosa è? «E’ la rottura della salute perfetta, cioè dell’armonia di corpo, psiche e spirito. la disumanizzazione. Uccidere è peccato, fare la guerra è peccato. A Bush ho contestato di essersi abbandonato a una violenza personale, caratteriale, senza lavorare di intelligenza, cosa che avrebbe risparmiato molti guai a tutti. Ha commesso l’errore di portar via la regina delle vespe, e le vespe, che sono dappertutto, si sono messe a pungere all’impazzata». Gli ha parlato veramente o lo ha contestato in cuor suo? «Questo non glielo posso dire, ma ci sono tanti modi di far sapere le cose. Avrei voluto anche parlare con Saddam, avevo preparato tutto e stavo per partire quando hanno chiuso lo spazio aereo». Ma davvero pensava di ammansire Saddam? «Ci avrei provato. Sono un pover’uomo che tentava di fare quello che non hanno fatto i grandi della terra. Del resto ci ero già riuscito con Fidel Castro. L’ho aiutato molto ad evolversi. Ha visto come ha cambiato atteggiamento nei confronti della Chiesa? venuto anche da Papa, tanto che il papa in seguito è andato a Ciba. Chi ha preparato tutto questo?». Lei? «Non lo sapeva? Lo sa tutto il mondo. Poi ovviamente c’è stato il decisivo intervento delle diplomazie. Stavo facendo un buon lavoro anche con Gheddafi, ma un attentato gli ha ucciso la figlia e non ha voluto più andare avanti. Ma per Saddam ancora mi chiedo perché non hanno cercato di incontrarlo invece di mandare i cannoni. Forse perché ci sono di mezzo i pozzi di petrolio?». Se Saddam era irraggiungibile, poteva almeno parlarne con il suo amico Berlusconi. «Ne abbiamo parlato, eccome. Guardi che Berlusconi la pensa come tutti noi, ma deve far vedere cosa vuol dire essere italiano». Cosa vuol dire? «Vuol dire essere coerenti. Lui dice che se si appartiene alla comunità occidentale, purtroppo bisogna fare anche quello che non si vorrebbe. Io so per certo che fino all’ultimo Berlusconi ha tentato di tutto, ha pregato Bush di non fare la guerra ma quello non ragionava più». Queste cose come le sa? «Non glielo dirò mai. Ma Bush è un uomo così. Dopo la caduta di Saddam gli ho mandato una lettera per dirgli che volevo fare un San Raffaele sul Tigri. Gli chiedevo un finanziamento ricordandogli che Baghdad è stata per secoli la culla della civiltà e si merita anche un ospedale di alta cultura medica». Bush cosa le ha risposto? «Mi ha fatto scrivere: ”Non è nel nostro costume finanziare ospedali, questo è compito delle fondazioni”. Controrisposta di don Verzé: ” bravo a far la guerra, non è capace a far la pace”». Lei ha molti amici, ma si è fatto anche un po’ di nemici. «Macché, per me le persone sono tutte uguali, non ho amici né nemici. Quello che comanda è uno solo. Il presidente è Lui e sta lassù». Quaggiù però qualcuno l’ha aiutata e altri no. Tra i primi chi ricorda con più affetto? «Don Calabria, di cui sono stato segretario e il cardinale Schuster. Un santo e un beato che mi hanno spronato a portare avanti i miei progetti. La stessa cosa non si può dire del cardinal Montini, poi papa Paolo VI». Vede che spuntano i nemici... «Non un nemico, ma una persona che quando era a Milano talvolta ascoltava troppo i suggerimenti della Curia. Dopo aver accolto con entusiasmo la mia idea per un ospedale che desse dignità e cura al malato, un giorno del 1959 mi disse seccamente: ”Lasci stare e torni a fare il buon prete”». Ma lei non ubbidì. «Certo che no. Risposi: ”Se non faccio ciò che devo non sarò mai un buon prete”. I fatti mi hanno dato ragione». Non sempre. «A che cosa si riferisce?». A Roma non è riuscito a fare ciò che sognava. Ha perso il suo ospedale modello. «A Roma c’era Rosy Bindi che faceva il ministro. Ancora non posso credere che una donna possa essere così cattiva, cattiva proprio dentro, nelle viscere. Mi disse: ”Lo so bene che questo è l’ospedale più bello d’Europa, ma lei lo deve vendere”». Non le ha chiesto perché? «Non ce n’era bisogno. Qualcuno aveva capito che il San Raffaele era una concorrenza terribile. A Roma c’è tutto: la sanità pubblica e quella privata di ogni colore politico». C’è anche l’Università Cattolica. « lei che l’ha detto. Non io. Quando il sommo sacerdote Caifa chiese a Gesù Cristo: ”’Tu sei il figlio di Dio?”, lui rispose ”Tu lo hai detto”. Capito?». Capito. Ora però sia più esplicito. Che opinione ha di papa Wojtyla? «Questo grande papa ha adempiuto alla sua missione che era quella di traghettarci nella nuova epoca. Ma il prossimo passo dovrà essere diverso». Diverso come? «La nuova era è tutta da disegnare e la persona che il Signore sceglierà per fare il Papa dovrà assumere atteggiamenti e decisioni più realistici. Se Cristo si è fatto uomo per l’uomo, la Chiesa non può lasciar scappare l’uomo troppo davanti a sé. Deve accompagnarlo e se l’uomo corre deve correre con lui». Si riferisce alla scienza? «Penso a molte cose, ma non voglio fare esempi. Dico solo che bisognerebbe sempre ricordare che non è l’uomo fatto per la Chiesa, ma il contrario». da questa convinzione che le viene l’energia per costruire ancora? «Era ora che me lo chiedesse. Sto per varare grandi progetti e ancora non ne abbiamo parlato. A voi giornalisti interessa più il passato che il futuro. Invece tra pochi giorni inaugurerò quattro prime pietre che duplicheranno la capacità del San Raffaele». Allora mi perdonerà se la tratto solo per un momento come se fosse anziano e le faccio la domanda di rito. soddisfatto della sua vita? «Le confido la mia ultima ispirazione. L’ho avuta stamattina mentre pregavo e me la sono scritta. Eccola: mi sento al servizio di Dio per l’uomo e sono felice». Berlusconi ha detto che la dovrebbero fare beato in vita. «Se è per questo Fidel Castro, in due visite successive, mi ha detto: ”La Chiesa la canonizzerà”». Le ha fatto piacere? «Per lui, perché faceva un bel pensiero. Devo dirle tutto? A me non importa proprio niente. Quello che io vorrei davvero, quando sarò di là, è raccogliere le lacrime dei troppi malati che piangono. Sto già promettendo a molti che mi occuperò di loro». Stefania Rossini