Gabriele Romagnoli Vanity Fair, 27/12/2003, 27 dicembre 2003
Il trionfo dell’uomo Indice, Vanity Fair, 27/12/2003 Da anni Paolo Bonolis recita lo stesso ruolo: l’uomo indice
Il trionfo dell’uomo Indice, Vanity Fair, 27/12/2003 Da anni Paolo Bonolis recita lo stesso ruolo: l’uomo indice. Non come l’indice di ascolto, ma come il dito. L’uomo indice si piazza accanto all’uomo medio e l’effetto è vincente. Basta stare lì, guardare, stimolare. l’uomo medio ad agitarsi, dare spettacolo, mostrarsi ridicolo e, più che medio, mediocre. L’Indice Bonolis sale o scende a seconda di quanta mediocrità riesca a rivelare dietro l’apparente medietà cui si affianca. Da molto tempo cercava di raggiungere la vetta, ma continuava a sbagliare accostamento. Ha iniziato con le persone comuni, uomini medi per definizione. In trasmissioni che qualcuno ora generosamente rivaluta (da ”Ciao Darwin”, e addio senza rimpianti, al tragico ”Italiani”) l’Indice Bonolis si metteva accanto a casalinghe e bottegai, solleticava e sollecitava. Lo faceva con arguzia e togliendo il piede dall’acceleratore al momento giusto. Andava oltre la perplessità con cui Corrado osservava i suoi dilettanti, superava anche la distaccata ironia di Vianello, ma si arrestava prima dell’effetto grevità di Funari. Portava in superficie l’imbecillità latente e se ne ritraeva inorridito. Poi ha cercato una spalla, ha creduto di trovarla in Luca Laurenti. Errore: Laurenti è già macchietta, non può degradarsi. L’Indice lo sospinge, ma lui resta quel che era e sempre sarà: un guitto. Di qui l’involuzione di Bonolis, la sua ricerca di nuovi partner, l’approdo in Rai. E il trionfo. bastato che l’Indice si accostasse alla politica italiana. Non ai politici, neppure a uno in particolare, no, nemmeno a quello a cui ha concesso al pubblico di dire basta (sarebbe stato un partner peggiore di Laurenti). Quasi senza volerlo, tra un fan tacalcio per i soliti bottegai e casalinghe da guardare come animali al circo e una finta seduta psicanalitica per mostri vip, si è accostato a uomini e argomenti politici. Lo faceva anche la Venier, ma non aveva l’Indice. L’ha fatto Bonolis e ha perentoriamente indicato la mediocrità di tutto l’ambiente. bastata una puntata di ”Domenica in” per avviare il cortocircuito: dichiarazioni, smentite, scomuniche, lodi e grancassa mediatica suonata a comando. La sinistra, che glorifica chiunque si converta all’anti-berlusconismo, gli ha scoperto doti così nascoste che neppure lui si era mai trovato: perfino l’assenza di volgarità, nell’unico che, senza ipocrisie, aveva difeso la "televisione delle tette e dei culi". La destra, che demonizza chiunque non ravvisi nel proprio conduttore virtù teologali, lo ha scomunicato, cogliendo in lui improvvisi segnali di pericolosità sociale. La questione, come tutte quelle poco serie, è divenuta grave. Il sorpasso di ”Striscia” da parte del suo quiz preserale è stato considerato come quello del Pci sulla Dc nelle elezioni europee dopo la morte di Berlinguer. Un altro voto per Strasburgo si avvicina, ma dall’effetto Berlinguer all’effetto Bonolis il passo è lungo. Il ragazzo venuto da ”Bim bum bam” ha fin qui avuto coscienza della propria dimensione: è questa la sua forza. Ora però ha cominciato a dichiarare e smentire, schierarsi e ritirarsi, dire troppo, a troppi e su troppo. Se non si mette al riparo da se stesso rischia di diventare il proprio Indice e svelarsi un’altra media figura, una delle tante a cui ha finora dedicato sguardi disgustati e parole sarcastiche. Può evitarlo, ha cominciato a farlo scansando Sanremo: è una televisione di tette e culi, per salvarsi occorre usare la testa. Gabriele Romagnoli