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 2003  dicembre 18 Giovedì calendario

L’energico Bonolis urla, suda e vende disimpegno, divora gli Adelphi, adora Schnitzler, saccheggia Totò

L’energico Bonolis urla, suda e vende disimpegno, divora gli Adelphi, adora Schnitzler, saccheggia Totò. E usa il sarcasmo per mettere distanza tra sé e il proprio lavoro, Sette, 18/12/2003 A Mediaset sapevano, a Mediaset temevano. Non era mai successo, infatti, che dichiarassero una guerra così ostinata a un conduttore. Con armi diverse, psicologiche e legali: la rottura con Luca Laurenti, il mancato permesso per condurre ”Miss Italia”, le repliche di ”Ciao Darwin”, la minaccia di querele per possibili plagi, le battute di Maurizio Costanzo. Insomma, Paolo Bonolis doveva far paura se tanti cannoni sono stati puntati contro di lui. La realtà si è infatti rivelata fatale: in poco tempo Bonolis è riuscito ad allestire un sondaggio domenicale con cui irridere Silvio Berlusconi al grido di "Basta!", a rilasciare un’intervista per prendere le distanze da Forza Italia [...] e soprattutto a battere l’imbattibile. In pochi giorni la cassaforte di Mediaset, l’armata invincibile di ”Striscia la notizia”, ha conosciuto l’onta della sconfitta, è parsa di colpo logora, ha infine smesso di ringraziare il pubblico per il primato dell’audience. Così Bonolis, una buona volta, ha abbandonato le pagine dello spettacolo per entrare di diritto nella politica, nell’antropologia delle italiche virtù, negli stili di vita. "Divoratore di libri dell’Adelphi, ha una passione smodata per Arthur Schnitzler", scrive Denise Pardo. "Bonolis è ancor più furbo di quel che pensavamo, e sa ammantare di sciccheria il proprio qualunquismo allorché si trovi in un contesto meno qualunque di ”Domenica in”, scrive Guia Soncini. "Signori, quest’uomo è un metodo, direbbe De Sica nell’arringa finale. O forse è soprattutto un furbo, che dà per assodato il paradigma della sopravvivenza televisiva: il mimetismo, l’arte di adattarsi e, se necessario, di sottomettersi, concedendosi tutt’al più l’ultimo sberleffo del buffone, quello alle spalle del potente", scrive Stefano Pistolini. Bonolis, uomo nuovo della tv italiana. Bonolis terzista del video. [...] Bonolis, la certezza che il principe degli ingannatori è anche il primo degli ingannati, giusto per citare Schnitzler. La sua consacrazione è avvenuta la sera del 1° dicembre 2003, quando è apparso contemporaneamente su tre reti. Performance da antologia, miracolo dell’ubiquità, apparizione a reti unificate: terminati i tg, Bonolis si è esibito nello stesso istante alla conduzione del suo programma ”Affari tuoi” (Raiuno), su Canale 5 come destinatario di un amichevole tapiro di ”Striscia” e su La7, quale ospite d’onore di Giuliano Ferrara. Sembrava, in chiave giocosa, la deflagrazione finale di Zabriskie Point: solo che qui a esplodere era Bonolis stesso, frammento di sé, del suo successo, della sua forza simulacrale. Il breve tempo in cui Bonolis è apparso uno e trino rappresentava un tempo irreale, forse ineluttabile; è un tempo statico, circoscritto in uno specchio, il piccolo specchio della tv italiana, a ricordarci che da noi le esplosioni sono anche implosioni, variazioni sul tema di una dolce regressione. Bonolis è il miglior disguido della fama che l’attuale tv sa regalarci. Come si spiega il successo di Bonolis? Prima della teoria ci vuole la biografia. Nato a Roma nel ’61, dopo la maturità classica (58/60) si è iscritto a Scienze politiche ma non ha terminato gli studi. A 22 anni si è sposato con Diana, americana, da cui ha avuto due figli che vivono nel New Jersey. Dopo la separazione, si è risposato con Sonia Bruganelli. Ha incominciato a lavorare in tv nel 1981 per la Rai con un programma per ragazzi (’Tre, due, uno... contatto game”), esperienza che ha proseguito in Fininvest dove dal 1982 e per 8 anni ha presentato ”Bim Bum Bam”, trasmissione dedicata ai bambini. Nel ’90 ha sostituito Corrado Tedeschi a ”Doppio slalom”. Nel ’91 è stata la volta di ”Urka!”, un altro programma per bambini, e di ”Sei un fenomeno”, varietà imperniato su imprese e primati stravaganti. Successivamente, sempre per Fininvest, è apparso in programmi di vario genere, dagli show (’Belli freschi”, ”Occhio allo specchio”) ai servizi sulle notti degli Oscar. Nel ’94 è rientrato in Rai per condurre ”I cervelloni”, programma dedicato ad aspiranti inventori di cui ha presentato anche le edizioni ’95 e ’96, e ”Beato fra le donne”. Nel 1995 è entrato a far parte del cast di ”Luna park” e ha condotto ”Fantastica italiana”, concorso di bellezza riservato a donne di età compresa fra i 30 e i 40 anni. Nel ’96 è passato di nuovo a Mediaset con un contratto miliardario, che gli ha attirato le ire del cardinal Tonini e di don Riboldi, per condurre il programma preserale ”Tira & Molla”. stato il presentatore delle successive edizioni di ”Beato fra le donne”, passato intanto su Canale 5. Nel 1997-98 ha condotto la trasmissione ”Un disco per l’estate”, del ’98 è anche di ”Ciao Darwin”, cui nel tempo sono seguiti ”Ciao Darwin” due, tre, quattro. Nel ’99 ha condotto ”Chi ha incastrato Peter Pan?”. stato uno dei numerosi comici, in coppia con Luca Laurenti, a condurre ”Striscia la notizia”. Nel 2001 Canale 5 ha puntato molto sul nuovo varietà di prima serata del sabato ”Italiani”, rivelatosi però un clamoroso flop. Sempre in coppia con Laurenti ha spopolato in video anche grazie alla celebre pubblicità seriale di un noto caffè. Tornato infine in Rai, Bonolis è il personaggio che meglio di ogni altro interpreta l’evoluzione della specie del conduttore televisivo. Ai tempi di ”Beato fra le donne” sembrava un maoista. Pare che Paolo Bonolis, come molti suoi colleghi, soffra di tirchieria; difficile strappargli un caffè. La cosa è strana; a vederlo lavorare in ”Beato fra le donne” si direbbe il contrario. In scena, Bonolis non si risparmia, e il sudore che gli infradicia gli abiti è lì a testimoniare la fatica fisica, lo sforzo della conduzione, la sfacchinata della diretta. ”Beato fra le donne” è un varietà in cui viene esaltata la fisicità: 400 corpi femminili, l’esibizione muscolare dei concorrenti, le prove, la piscina. E il più corporale di tutti è proprio lui. Chiamato a riempire un lungo vuoto, un assordante rumore, un interminabile niente, si getta nella mischia con fulgido zelo: urla - quanto urla Bonolis! -, si agita, suda. Dal punto di vista quantitativo (ascolti, fatturato, ore di trasmissione), il varietà di Canale 5 è insospettabilmente maoista, ricorda quei musical cinesi che esaltavano il lavoro dei campi e delle officine, che mettevano in scena artisti felici e sudati, esemplari nel raggiungere i piani prefissati dal partito-azienda. La comicità del conduttore è molto elementare per non disturbare la corporalità dell’insieme: simula una parlata ricercata, fintamente colta per poi piegare all’improvviso nel romanesco o nell’e-betismo alla Martufello ("vattene via senza indugio e senza fallo" e la spalla, più spalla che mai, compie mossette da gay: risatissime!). ”Beato fra le donne”, nella sua linearità, svolge una funzione di considerevole rilievo politico: è euforizzante. [...] E qui scatta un’altra anomalia, simile alla presunta tirchieria di Bonolis. ”Beato fra le donne” è un varietà che dal punto di vista sociale è funzionale al potere, qualunque esso sia; lo esalta, diffondendo a piene mani contentezza, eccitazione, fervore. Ai tempi di ”Tira & molla” sembrava un camionista. A vederlo, Paolo Bonolis, è uno di quegli incerti impulsivi o impulsivi incerti che sembra non saper cogliere il momento giusto e invece l’azzecca ogni volta. Dietro l’immediatezza che sprizza da ogni poro, ci sono anni di duro dressage, faticosi tirocini nella tv dei ragazzi, gavette e gavettoni. Adesso si offre come il conduttore del momento e i momenti in tv non finiscono mai. Erede consacrato di Corrado Mantoni (ma in realtà chiamato a sostituire nientemeno che Mike Bongiorno) conduce il traino del Tg5, ”Tira & Molla”, e il martedì sera, sempre su Canale 5, il varietà ”Il gatto e la volpe”. Lo spettacolo della prima serata è molto simile a ”Scommettiamo che...?” ed è espressione di quella politica del "marcamento a uomo" (a ogni programma di Raiuno se ne oppone uno uguale e non contrario) che caratterizza i palinsesti Mediaset. Ma i programmi non contano, conta chi li conduce. Bonolis ha un modo tutto suo di presentare che si basa principalmente su tre elementi: la fisicità, la paraculaggine, l’incoscienza. [...] Quando si rivolge al pubblico di casa, Bonolis si profonde in cenni d’intesa, in allusioni, in sottintesi: è simpatico, ma di una simpatia persino esagerata, affettata, leziosa. Quella stessa confidenza che esibisce nei confronti dei suoi autori [...] deborda poi verso lo spettatore per cercare la stretta "fisica" della folla. Bonolis è la voce forte di un programma che dice poco. Ai tempi di ”Ciao Darwin” sembrava un presentatore. "Costruisco e conduco, vendendo disimpegno, ma dietro c’è tanto lavoro", così parlò Bonolis. "Vendere disimpegno" è un’espressione felice e anche molto onesta. Bonolis conduce con la consueta vitalità, corporea e mentale, piazza le sue battute stordenti [...], fa il suo dovere: arginare alla bell’e meglio la concorrenza. Ma fra tanti maschietti trucidi e femminucce festanti, il più a disagio però pare proprio lui: come se indossasse un abito stretto, come se ora provasse fastidio a dileggiare due stolidi concorrenti alle prese con i sette re di Roma. Bonolis è cresciuto molto negli ultimi tempi; forse per il salutare incontro con ”Striscia la notizia”, forse per una raggiunta maturità interiore, chissà! Sta di fatto che sono in pochi oggi a padroneggiare la scena come lui [...]. Tuttavia è Bonolis stesso il primo ad accorgersi che gli manca il programma adatto. O sarà piuttosto per qualcosa di impalpabile: invece di trasformare (come fanno molti) una mancanza di contenuti, una carenza di energia interiore in efferve-scenza spettacolare, Bonolis preferisce abbruttirsi nella forma, nel sistema, nel sociale. Ed è un rammarico, perché Bonolis è conduttore energico, dotato di un grande senso del ritmo, capace da solo di tenere in piedi la baracca. La tv di Bonolis è una maledizione cui lui tenta invano di porre rimedio, con trasporto: un lavoro duro e assiduo che istupidisce, qualche volta abbruttisce e rende impersonali. Però, adesso, Bonolis è in grado di essere Bonolis e lasciare un segno personale [...]. Ai tempi di ”Affari tuoi” sembrava un traditore. La vittoria "storica" di Paolo Bonolis su ”Striscia la notizia” è qualcosa di più di una sfida sugli ascolti, di una lotta fra network per mettere le mani sull’audience, di una lotta a colpi di numeri, di share, di sovrapposizioni. Bonolis ha battuto un programma che pareva imbattibile, ed è già molto, ma ha fatto qualcosa di più: ha "ferito" Mediaset nel suo intimo, le ha sottratto audience ma più ancora gratitudine. [...] Mediaset aveva investito molto su Bonolis, e giustamente. Perché la tv la sa fare, perché sa metterci quel tanto di cinismo che gli permette di guardare in faccia il pubblico. Aveva investito così tanto su di lui che un suo autore, Stefano Magnaghi, era diventato direttore di Italia 1. Nonostante le lusinghe, i privilegi, gli spazi sul palinsesto, un bel giorno Bonolis decide di passare in Rai. [...] Ma chi è Bonolis, il figlio di Totò o di Frankenstein? In tutte le sue apparizioni, il conduttore infarcisce di "totoate" le sue battute, rubando a man bassa dal repertorio del Principe. Hai voglia a sostenere che si tratta di omaggi, di citazioni colte, di atti d’ossequio a modelli inarrivabili! Il conduttore saccheggia Sordi e Totò quando sente la necessità di innescare il pilota automatico, per carenza di testo o di situazioni. La sua fortuna è che finora è stato molto bravo a riempire il grande vuoto della tv italiana [...]. O forse lo "stile Bonolis" è una riuscita operazione alla Frankenstein: un pezzo di questo, un pezzo di quello e via andare. La scintilla della vita scaturisce comunque dall’energia travolgente del conduttore [...]. Artatamente il pubblico presente in scena è sempre moderatamente ignorante in modo che il pubblico da casa possa sentirsi superiore e, lui, Bonolis, fa ridere con un linguaggio maccheronico e con sfacciata sintonia [...]. Totò o Frankenstein è il sarcasmo che alla fine prevale. Un sarcasmo inteso non tanto come umorismo irridente e insultante quanto piuttosto come atteggiamento mentale, come distanza beffarda tra sé e il proprio lavoro. Bonolis sembra dire allo spettatore: "Guarda che lo so che mi sto sputtanando [...]". un sarcasmo infido come il ciglio di un burrone, basta un niente per precipitare. Per ora, però, Bonolis cammina più in alto di tutti. Può darsi che non faccia epoca nella storia della tv. Non così in quella del costume. Aldo Grasso