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 2004  febbraio 06 Venerdì calendario

Parma è «una città depressa» e si imbottisce di ansiolitici Colpa del crack di Calisto Tanzi, La Stampa, 06/02/2004 Da queste parti non si dorme più

Parma è «una città depressa» e si imbottisce di ansiolitici Colpa del crack di Calisto Tanzi, La Stampa, 06/02/2004 Da queste parti non si dorme più. Sindrome Parmalat, l’ha velocemente battezzata un medico di base. Da Natale ad oggi lui e i colleghi di Parma, Collecchio e dintorni non han fatto altro che firmare ricette di ansiolitici per i loro pazienti. «Dottore, sono preoccupato...». Problemi in casa, i figli? «Mannò, è che a ottobre avevo comprato delle azioni Parmalat, e con tutto quello che è successo... Ormai passo le notti in bianco, sono preoccupato, litigo con la moglie. Dottore, riavrò i miei soldi? Io qua ci perdo 15 mila euro!». Spesso il medico è a sua volta piccolo azionista Parmalat, e quindi altrettanto preoccupato. Perciò si autoprescrive un blando ansiolitico, in modo da andare in ambulatorio con una faccia almeno decente, e tirare a campare in attesa di tempi migliori. Venti gocce di Valium, la sera, possono bastare. Massimo Generali, psichiatra responsabile dell’Unità operativa di salute mentale, dice che una ricerca appena conclusa ha rivelato agli esperti della Asl una realtà finora solo percepita attraverso le facce spente della gente, il lamentio continuo in città e nei paesi dell’indotto Parmalat, il clima di generale depressione che si avverte nei bar e nei ristoranti. «Dall’arresto di Tanzi in poi c’è stato un aumento considerevole del consumo di ansiolitici. Le farmacie della zona ce lo hanno confermato: la gente entra a chiedere ”qualcosa per stare tranquillo, qualcosa per dormire”. Oppure presentano ricette per Len, Lexotan, Valium. Di colpo, tutti hanno cominciato a comprare ansiolitici. Un fenomeno impressionante». Sono dipendenti del gruppo che temono di perdere il posto di lavoro. Piccoli risparmiatori, commercianti che sentono arrivare la crisi. Parma è ufficialmente «una città depressa», per il servizio di psichiatria pubblico. Collecchio e l’area intorno non stanno meglio. Oggi ci sarà un incontro per decidere che fare per fronteggiare l’emergenza. Un numero verde? Ci han pensato, ma pare improbabile che qualcuno chiami per confessare la sindrome Parmalat così, al telefono. Meglio puntare sui medici di base e di fabbrica, sul coordinamento con gli psichiatri, meglio sperare che prima o poi passi, senza dover vedere di peggio. «Quando crolla un simbolo straordinario, subito arriva l’angoscia. E Tanzi era davvero un padre Pio, da queste parti. Non il padrone, ma il padre buono e potente che tutti vorremmo», dice Generali. Vederlo finire in galera ha fatto male a tutti. Vedere i propri investimenti finanziari sfumare da un giorno all’altro, anche. «Perché mi ha fatto questo? Io ho creduto in lui e nella sua azienda», racconta Laura, giovane commessa di boutique che «ci ho smenato 1000 euro di risparmi, per colpa sua». Finirà dal medico, e dapprima si vergognerà a raccontare la verità (lui penserà a problemi di coppia, o di sesso, o al classico devastante alternarsi bulimia-anoressia), poi sputerà il rospo: «Mille euro per me sono tantissimi, dottore. Avrei dovuto dare retta ai miei, che dicevano di comprare i Bot». Il medico prenderà nota e prescriverà «una cosa leggera, tanto per cominciare. Venti gocce di Lexotan, la sera, per dieci giorni. Poi vediamo come va». E avanti il prossimo. Brunella Giovara