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 2004  febbraio 05 Giovedì calendario

L’espresso, 05/02/2004 Nel numero scorso, rispondendo alla lettera di Piero Castellini, lei parla di Ferdinando Adornato come di uno che «non riuscì a sfondare a sinistra ma ha scalato senza intralci il centrodestra»

L’espresso, 05/02/2004 Nel numero scorso, rispondendo alla lettera di Piero Castellini, lei parla di Ferdinando Adornato come di uno che «non riuscì a sfondare a sinistra ma ha scalato senza intralci il centrodestra». Da vecchio lettore de ”L’espresso” ricordo che Adornato era una delle firme del settimanale, quindi siete parenti, ma anche un po’ serpenti. O mi sbaglio? Quando lei dice che ha scalato «senza intralci» cosa intende? E poi che male c’è a passare da un campo all’altro? Non ricordo più chi diceva che solo gli stupidi non cambiano opinione. Adornato stupido non sembra, ma non ho ben capito chi è di preciso e perché si parla tanto male di lui. Dante Guaraldi Ferdinando Adornato è stato un giornalista di bel talento e di buona scrittura. Lei non sbaglia a ricordare la sua firma in questo giornale, dove ha guidato la sezione cultura per diversi anni, con competenza ma con una agitazione che tradiva l’urgenza di fare altro. Adornato infatti veniva da lontano e intendeva andare più lontano ancora. Aveva cominciato da ragazzino come giovane comunista con la legittima aspirazione di diventare un leader politico. Si limitò a dirigere ”La città futura”, rivista intelligente della Fgci dove sperimentò quella formula di mixaggio di culture (Adorno e Clint Eastwood, Montaigne e Battisti, per intenderci) che avrebbe poi ripetuto con successo sia a ”l’Unità”, sia più tardi a ”Panorama” e a ”L’espresso”. Era infatti diventato giornalista e non leader perché a quel ruolo aspirava un giovanotto più credibile, Massimo D’Alema. In questo giornale si mosse per esserne velocemente il direttore, ma a quel posto arrivò un direttore vero, Claudio Rinaldi. Tornò allora alla politica con un libro ben centrato e con un tentativo di partitino, Alleanza democratica, che svanì nel nulla ma gli lasciò in eredità un seggio blindato nel Pds. Trovò i fondi per ”Liberal”, mensile di idee che agganciò a un gran turbinio di convegni dove venivano chiamati nomi di eccellenza. Tra questi spiccò talmente a lungo Cesare Romiti da strappare all’avvocato Agnelli una battuta che sistemava entrambi: «è l’unico caso di circonvenzione di capace che si conosca». Le riuscirà facile capire, gentile signor Guaraidi, come un uomo cosi versatile abbia poi trovato la strada in discesa in quel deserto intellettuale che si chiama Forza Italia, tanto da arrivare a esserne oggi, con la sua Carta dei valori, una specie di fondatore ideologo. Più difficile è invece rispondere alla sua seconda domanda. Il motivo per cui Adornato non riesce a ottenere quel rispetto che altri cosiddetti transfughi mantengono (pensi solo a Giuliano Ferrara) è un mistero solo per chi non lo conosce. Chi lo ha conosciuto sospetta che il punto stia nel suo personale modo di costruire, e di sciogliere, i rapporti. Non si spiega altrimenti come mai dai compagni di ginnasio agli ex della Fgci, dai colleghi delle tante redazioni ai sodali di Alleanza democratica, non gli sia rimasto (a nostra conoscenza) un solo amico. è questo l’aspetto malinconico della irresistibile ascesa al nuovo potere d’un vecchio ragazzo della sinistra. Stefania Rossini