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 2004  gennaio 23 Venerdì calendario

Tanzi chi? Superbia cosmopolita di una città avvezza allo scandalo, Corriere della sera, 23/01/2004 Parma

Tanzi chi? Superbia cosmopolita di una città avvezza allo scandalo, Corriere della sera, 23/01/2004 Parma. Dallo sfogo del signor Luciano, cameriere allo storico ristorante Cocchi: «Non se ne può più. Tutti i giorni piazza Garibaldi al tg. Tutti i giorni le stesse immagini, il comune, la banca, la procura. Come se Parma fosse diventata Corleone. Locri. Alcamo. Ma non abbiamo mica ammazzato nessuno». Da La festa parmigiana (Rizzoli, 1980) di Alberto Bevilacqua, scrittore: «Per vedere nell’invisibile gli atti più contronatura che donna avesse mai compiuto, bisognava non spostare lo sguardo dalla lanterna che, mossa dall’aria, mandava un bagliore intermittente: allora la finestra si trasformava in un sipario che si apriva su una scena dove la principessa imperiale...». «Parma è città avvezza agli scandali – racconta Bevilacqua dalla serena lontananza della sua casa romana ”. è una città che giunse ad accusare la sua sovrana, Maria Luigia, di zooerastia, l’amore innaturale per un animale, il cavallo Alexandre. Non sarà travolta dallo scandalo Tanzi, che non era neppure di Parma. Piuttosto, è inquietante che in una città abituata all’effetto scenico, dove gli scandali finivano sulla scena pubblica, tutto stavolta sia accaduto dietro le quinte e in modo oscuro». Questo sì contrasta con il genio del luogo. Parmigiano e Parmigianino, La Certosa di Parma e il prosciutto di Parma, Sangue a Parma di Ferrata e Vittorini e il profumo Acqua di Parma, La Favorita del Duca di Parma e, ovviamente, Parmalat. La città è molto esposta. Una capitale, cuochi francesi e orefici spagnoli. La più nota, celebrata, affascinante delle città che si affacciano sulla via Emilia, nobiltà provinciale e superbia cosmopolita; di qua del fiume il luogo dei teatri, della reggia, delle botteghe, dall’altra parte, oltretorrente, le barricate degli Arditi del popolo, Guido Picelli che sconfigge i fascisti di Italo Balbo e muore misteriosamente in Spagna. «Ho cercato invano la sua tomba, dicono sia alla chiesa degli scaricatori del porto di Barcellona, ma non è certo», racconta Bevilacqua. Morì in circostanze oscure anche Mario Lupo, giovane di estrema sinistra accoltellato al cuore dai fascisti, trent’anni fa. Qui è nato Toscanini, qui passarono Dickens, Leopold Mozart e Byron, che si calava zoppo al lume di una lanterna nella Camera del Correggio. Oltretorrente viveva Francesco Mazzola detto Parmigianino, prima di abbandonare la pittura per l’alchimia; Bevilacqua ha cercato invano anche la sua sepoltura, «forse in una piccola chiesa di frati». «’La Duchessa Maria Amalia, ben conoscendo le bizzarre macchine della tortura che a Po si praticava, comandò che le fosse mostrato il condannato; benché la informassero che al giovane, di nome Tanzi, si ascrivevano colpe di varia natura, dai saccheggi incendi e incursioni a capo di selvaggi attentatori, a epidemie e terremoti, quasi incarnasse un lucifero”. Il giovane Tanzi, ripulito dal fango, rivelò il suo splendido aspetto. ”Lei crede” chiese Maria Amalia ”che si possa dar morte a tanta perfezione?”. Il Comandante si inchinò: ”Mi consenta di crederlo”. Così (la Duchessa) si rese conto che a questo mondo c’è impiccato e impiccato, dato che il Tanzi, dondolando nell’aria, aveva mantenuto la sua intangibile bellezza». Su Calisto (in greco, ”bellissimo”) Tanzi gira ormai a Parma una leggenda nera. Scherzi postumi: versioni firmate Tanzi degli sms – ”ho qualche guaio, mi puoi ospitare per qualche giorno?” – un tempo firmati Bin Laden o Saddam Hussein. Ognuno nega di aver investito un euro in azioni Parmalat, ognuno ha un dettaglio da aggiungere, forse apocrifo. Il nipotino che girava con la scorta. Il funzionario licenziato perché diceva parolacce. Cesare Azzali, costituzionalista, direttore dell’unione industriali, guarda oltre: «Non sono tra chi ora finge di non averlo mai conosciuto, ma è vero che Tanzi non ha mai custodito l’anima della città. Nulla di paragonabile a Pietro Barilla». Il sindaco Elvio Ubaldi: «Cattolico ma non bigotto, coraggioso ma non spregiudicato, pareva l’imprenditore perfetto. Invece erano in due, come il dottor Jekyll e mister Hyde». «Angelo Salamini si preparava a confondere Parma con una stregoneria che fondeva il reale con l’immaginario. Raccontano che anche sua moglie, Giuliana, seppe guidarlo alla perfezione nella sua ascesa di prestigiatore. Nel marzo 1969, la beffa si mutò in tragedia. La Salamini fu occupata, la via Emilia bloccata dai dimostranti, bloccati i convogli in arrivo e in partenza alla stazione». «Dopo il crack Salamini vi fu uno scandalo edilizio, la prima grande storia di tangenti ai partiti – racconta Bevilacqua ”. Uno dei principali accusati si chiamava Giuseppe Verdi, quando il suo nome rimbombava in tribunale erano tutti a disagio, il giudice, il pubblico, lo stesso imputato. Poi venne il caso Bormioli. Pierluigi Bormioli detto Bubi, industriale, amico dell’attrice Tamara Baroni, marito della marchesa Maria Stefania Balduino Serra, di cui in città si disse che era scampata a dieci attentati», come De Gaulle e Arafat. Sulla vetreria Bormioli scrivevano: ”Bubi, non tamareggiare”. Dell’omicidio di un altro industriale, Mazza, fu accusata una ballerina dell’Est, di nome Miroslava. Bevilacqua vi ha scritto un altro romanzo: Gialloparma. «Gli effetti del crac sulla nostra economia non sono affatto catastrofici – spiega Azzali ”. La Parmalat rappresenta il 6% del fatturato dell’industria parmigiana, e appena il 2% dell’occupazione. Il danno d’immagine esiste; il buco finanziario coinvolge qualche banca locale; però le industrie qui funzionano, comprese quelle di Tanzi». Cose nuove si annunciano. L’Authority alimentare, che avrà forse sede nel palazzo ducale occupato ora dai carabinieri, e ospiterà 320 funzionari. Il collegio europeo, che forma giuristi di tutta Europa. Il Centro Barilla, con l’auditorium Paganini firmato da Renzo Piano e tra breve il museo con la collezione privata della famiglia. L’archivio della comunicazione diretto da Arturo Carlo Quintavalle. La galleria Niccoli, una delle più importanti d’Italia per l’arte contemporanea. La città rivendica primati: l’università si vuole la più antica d’Europa (discende dallo studio fondato nel 960 dal vescovo Oddone), la ”Gazzetta di Parma” è in edicola dal 1735 e ora ha pure un quotidiano concorrente, ”Polis”. Poi c’è la giunta comunale, esperimento condotto da Ubaldi, moderato aberlusconiano, che governa dal centro senza Lega e An. Il sindaco è stremato. Ieri hanno telefonato anche dalla radio australiana. Quaranta inviati in due settimane: Bbc, ”New York Times”, pure il ”Dagens Nyeheter” di Stoccolma. «La città ha reagito prima con stupore, poi con rabbia. Per fortuna ha la moderazione nel sangue. Fu poco fascista e non troppo comunista. La sinistra ha sempre cercato il compromesso con la borghesia e candidava ingegneri o notai». Nel 2001 l’Ulivo ha eletto 5 deputati su 5 ma ha perso il comune a vantaggio di questo omino calvo, un Guazzaloca più piccolo, capofila di una politica postideologica, «ancorata ai valori, all’amministrazione, alla rappresentanza degli interessi, che si prepara a governare il Paese quando non ci sarà più Forza Italia». «Il Maresciallo di Mercy, comandante l’armata tedesca, ordinò che il corpo del suo attendente, ucciso a tradimento, fosse disteso al centro della piazza e i parmigiani fossero costretti a vederlo. Era il 29 giugno del 1734, che sarebbe stato ricordato come il giorno della battaglia di San Pietro. Pretese che il morto avesse gli occhi aperti, ma le palpebre ricadevano. Insistette. Un solo occhio resistette spalancato. La testa morta si animò con un ammicco grottesco. Al Principe di Wirtemberg, il Maresciallo disse: ”Che i parmigiani guardino per un intero giorno questo morto. Con il suo occhio aperto, egli rappresenta perfettamente sia il bisogno di assassinio di questa città, sia il suo desiderio che il delitto non sia mai soltanto funebre, ma anche risibile”. Due giorni dopo, il Maresciallo di Mercy e il Principe di Wirtemberg, uccisi entrambi, attraversarono Parma distesi su barelle. Nessuno osò tentare di aprirgli gli occhi, o di aprirne uno solo. Si seppe in seguito che i corpi furono spediti in Germania, per essere imbalsamati». «C’è qualcosa di duro, di violento, di oscuro nella storia del crollo dell’impero Parmalat – ragiona Bevilacqua ”. Quel che ha fatto Tanzi si spiega solo con la disperazione di chi vede la propria vita in pericolo. è una storia complicata che porta nei luoghi più turbolenti del pianeta, in Russia e in Sud Africa, in America Latina e nell’Est europeo, a Medellin e a Sofia. Come se gli attori non fossero che pedine in mano ad altri. Per fortuna le luci si sono accese prima che ci fossero i morti. Oppure, chi lo sa, il giallo di Parma è soltanto all’inizio». Aldo Cazzullo