Gianni Dragoni Il Sole-24 Ore, 21/01/2004, 21 gennaio 2004
L’ultima gestione di una squadra che non ha mai dato dividendi: ai soci è costata 345 milioni di euro, Il Sole-24 Ore, 21/01/2004 L’ultimo obolo è stato pagato nel giugno 2003: 51,581 milioni di euro versati in conto futuro aumento di capitale dai «maggiori soci di riferimento», cioè circa 40 milioni personalmente da Massimo Moratti e circa 11,8 milioni Marco Tronchetti Provera attraverso la Pirelli & C
L’ultima gestione di una squadra che non ha mai dato dividendi: ai soci è costata 345 milioni di euro, Il Sole-24 Ore, 21/01/2004 L’ultimo obolo è stato pagato nel giugno 2003: 51,581 milioni di euro versati in conto futuro aumento di capitale dai «maggiori soci di riferimento», cioè circa 40 milioni personalmente da Massimo Moratti e circa 11,8 milioni Marco Tronchetti Provera attraverso la Pirelli & C. Con questo il costo effettivo del Football Club Internazionale nell’èra Moratti è salito a 329 milioni di euro. A tanto ammontano i versamenti di capitale fatti dagli azionisti in otto stagioni, dall’esercizio 1995-1996 a quello chiuso il 30 giugno 2003. Otto stagioni in cui il club non ha mai vinto un campionato di serie A. Ha conquistato una Coppa Uefa, nel 1998. Al costo totale si dovrebbe aggiungere quello del biglietto d’ingresso: un aumento di capitale riservato da 30,2 miliardi di vecchie lire (15,6 milioni di euro), eseguito nell’aprile del 1995, attraverso il quale Massimo Moratti rilevò la maggioranza della società da Ernesto Pellegrini. Il costo totale dell’Inter nella sua gestione sale quindi a 345 milioni di euro. Quasi 670 miliardi delle vecchie lire. Moratti ha sostenuto larga parte di queste spese, ma non è l’azionista unico. All’ultima assemblea, il 29 ottobre, possedeva personalmente il 62,75 % dell’Inter. L’altro azionista che lo accompagna fedelmente è la Pirelli, ora al 19,6 per cento. In ritirata invece Interbanca, che ha già ridotto la sua quota dal 5% al 3,13. L’ultima assemblea ha deliberato un aumento di capitale per 60,1 milioni. I due soci principali lo hanno sottoscritto con le anticipazioni di giugno. Si attende - fino a ottobre - cosa farà la famiglia Giulini, che detiene il 13,3 % attraverso due società. Il costo di 345 milioni è un costo vivo, netto, perché l’Inter non ha mai dato dividendi ai soci. Anzi, da quando è arrivato il presidente che si è dimesso due giorni fa, ha sempre chiuso il bilancio in rosso. Era già in rosso il club ereditato da Pellegrini: 32,1 miliardi di lire (16,57 milioni in euro) la perdita del bilancio al 30 giugno 1995. Il rosso complessivo degli otto bilanci firmati da Moratti è di 263 milioni di euro. I passivi esplodono dalla stagione 2000-2001, che si chiude con una perdita netta di 91,8 milioni di euro, nonostante vengano iscritte plusvalenze nette per cessione calciatori per 103,9 milioni. La più rilevante è generata dalla cessione di Andrea Pirlo al Milan (33 milioni il prezzo, 27,9 milioni la plusvalenza). L’anno successivo il disastro si ripete. La perdita netta raggiunge i 94,6 milioni, nonostante plusvalenze nette per 94,3 milioni. La più elevata deriva dalla cessione del portiere Frey al Parma (19,4 milioni), ma ci sono anche le vendite di Seedorf al Milan (17 milioni di plusvalenza) e Adriano al Parma (7 milioni). Nel bilancio al 30 giugno 2003, nel quale le spese del personale si mangiano il 74,4% dei ricavi, le perdite scendono a 17,4 milioni. Ma è un’illusione: grazie al decreto salva-calcio, l’Inter ha applicato la svalutazione del patrimonio calciatori più alta nelle serie A, per 319 milioni. Il meccanismo che consente di spalmare in dieci anni questo buco ha fatto sì che l’Inter abbia potuto ridurre di 60 milioni le perdite. Ma resta un buco da coprire di 287 milioni, che peserà su questo e sui prossimi esercizi. L’onere potrebbe aumentare se la Ue dovesse trasformare in condanna le contestazioni al decreto salva-calcio. L’ultimo bilancio contiene la plusvalenza Ronaldo, ceduto al Real Madrid per 45 milioni, di cui 37 milioni di plusvalenza. Ma i movimenti finanziari del calciomercato spesso sono solo virtuali: scambi di calciatori, iscrizione di crediti e debiti. Soldi veri ne girano pochi. Il bilancio 2003 dichiara crediti verso altre società per trasferimento calciatori per 153,8 milioni (di cui 60 verso il Milan e 40 verso il Parma) e debiti per acquisti per 137,8 milioni. Sono aumentati i debiti verso le banche, da 58 a 69 milioni. Tutti i bilanci dell’èra Moratti sono certificati dalla Grant Thornton, sempre a firma di Ettore Recchia. è la stessa società che certifica i conti dell’As Roma e che, fino al crack, certificava i bilanci di aziende della Parmalat che rappresentano il 49% dell’attivo, compreso il Parma Calcio. Gianni Dragoni