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 2004  gennaio 14 Mercoledì calendario

L’artista da giovane. Cassano a Bari Vecchia, La Gazzetta dello Sport, 14/01/2004 Alle radici delle cassanate, atti di ribellione e di insofferenza tipici di Antonio Cassano, 21enne maradonesco campione della Roma

L’artista da giovane. Cassano a Bari Vecchia, La Gazzetta dello Sport, 14/01/2004 Alle radici delle cassanate, atti di ribellione e di insofferenza tipici di Antonio Cassano, 21enne maradonesco campione della Roma. Per comprendere le cassanate si consiglia una camminata nei vicoli di Bari Vecchia. Luogo comune vuole che queste vie siano degradate e infrequentabili. Di brutti ceffi ne girano e le moto dei falchi anti-scippo della Questura rombano tra un angolo e l’altro, ma gran parte della gente è cordiale e l’urbanistica decorosa. Recenti poderose ristrutturazioni hanno ridato dignità a uno dei centri storici più suggestivi d’Italia. In strada San Bartolomeo c’è il sottano dove è cresciuto Antonio Cassano, assieme alla mamma, Giovanna Perrelli. Il sottano è l’equivalente pugliese del basso napoletano. Un appartamento a livello della strada, in molti casi una specie di scantinato. Antonio e la mamma hanno fatto famiglia da soli, perché il padre, Gennaro Cassano, ha già moglie e 4 figli. Il signor Gennaro riconobbe Antonio, frutto di un’avventura, ma non per questo meno amato, e gli diede il proprio cognome. Da un pezzo, tra il papà e Antonio, è calato un silenzio assordante. I due non si parlano più. Il signor Gennaro Cassano, 62 anni, è un netturbino. «Mi manca un mese alla pensione», spiega. Papà Cassano si sposta su una Panda bianca e incontrarlo non è difficile. Basta passeggiare un po’ nelle piazze e viuzze dietro corso Vittorio Emanuele. Su Gennaro Cassano girano tante leggende metropolitane. Cattiverie assortite lo dipingono come una specie di delinquente abituale. La verità è un’altra. Papà Cassano non è un santo, perché a Bari Vecchia di immacolato c’è giusto la Vergine Maria, però Cassano senior non è un assassino. Lo fa capire lui stesso con una battuta: «Per tanti anni sono stato più veloce della Finanza e un giorno una guardia mi chiese: ”Gennaro, perché non ti iscrivi alle Olimpiadi?”. Antonio ha preso da me la velocità». Contrabbando di tabacco: prima che droga e altre più feroci attività criminose prendessero campo, a Bari Vecchia si arrangiavano col traffico delle bionde, intese come sigarette. Come direbbero certi sociologi di tendenza, il signor Gennaro ha un bel vissuto alle spalle. Nei primi anni Sessanta conobbe Pier Paolo Pasolini. «Proprio lui, il regista, che stava a Matera per un film». Pasolini girava Il Vangelo secondo Matteo, capolavoro cinematografico del 1964, e Cassano senior faceva la comparsa nelle scene ambientate tra i Sassi. «Pasolini era un tipo strano. Come si dice... Sì, masochista. Voleva che lo picchiassi forte». Quarant’anni più tardi Gennaro Cassano si ritrova con un figlio campione che però non lo vuole vedere più: «Certe volte in tv e sui giornali sembra che Antonio non abbia un padre, ma io esisto. Una volta ad Antonio la parola papà gli si scioglieva in bocca, oggi io per lui sono il diavolo». Perché? «Una sera, prima che lui andasse alla Roma, io, Antonio e sua madre ci ritrovammo a cena. Giovanna disse: ”Gennaro, dobbiamo svelarti un segreto”. E mi comunicò che Antonio aveva firmato con la Roma. Ero contento, ma durò poco perché Giovanna aggiunse: ”Ora devi scegliere: o noi o loro”. Ho moglie, figli, due nipotine e una nuora che da sette anni è paralizzata a letto perché un incidente stradale le ha rovinato la schiena. Non potevo abbandonarli». Da quella notte saracinesca abbassata. Gennaro e Antonio si sono sfiorati più volte per le strade di Bari Vecchia, ma nisba. In un’occasione però, giura un testimone oculare, «Antonio fece un cenno d’intesa a papà». Cassano senior con un velo di malinconia: «Antonio lo vedo in televisione, come voi, altro non posso fare. Se lui vuole, sa dove trovarmi». Dalla Panda bianca fuoriesce un bastoncino di ferro, ricoperto da nastro adesivo: «Quante gliene ho date ad Antonio con quest’affare. Lui scappava, ma io ero più veloce. Lo menavo perché Antonio voleva comandarsi da sé e la cosa non mi stava bene. A un certo punto si è allontanato da me perché gli davo le botte». Gennaro Cassano è il papà di Antonio, ma a Bari risiede un altro signore che è stato molto presente nella vita del campione della Roma. Una specie di padre sportivo. Si chiama Antonio Tonino Rana, ha 58 anni e in Puglia è un’istituzione: capeggia la Pro Inter, società benemerita perché fa settore giovanile. Al momento sono 300 i ragazzi che si allenano al centro sportivo ”Tonino Rana”, nel rione Carbonara. Campo centrale in erba e campetto laterale in terra battuta. «In sabbia di fiume - precisa Rana - che è cosa diversa perché se cadi non ti sbucci». Cassano, lo avrete capito, è cresciuto nella Pro Inter. «Arrivò qui che aveva 7 anni e lo esaminai per le insistenze di sua mamma e suo zio. Non avevamo formazioni per bimbi così piccoli, però visto che ”rompevano” dissi: ”Vabbé, diamo un’occhiata”». Cinque minuti bastarono: «Mise insieme una serie impressionante di palleggi ed esclamai: ”Fermi tutti, ’sto bambino si ferma con noi, anche se non abbiamo la squadra adatta”». I palleggi del giovane Cassano sono diventati una leggenda dei vicoli di Bari Vecchia. Antonio Zotti, 23 anni, oggi esterno d’attacco dell’Asc Potenza in serie D, rievoca un record che sembra impossibile: «Antonio palleggiava dalla mattina alla sera e un giorno, in piazza Chiurlia, toccò il pallone per 1300 volte senza mai farlo cadere a terra». Tonino Rana organizzava ruspanti partitelle in largo San Sabina, dietro la Cattedrale. Oggi questo spiazzo è ricoperto dalle auto in sosta, ma all’epoca era una specie di stadiolo. «E la volta che un pescivendolo nostro amico si ”dimenticò” l’automobile - rammenta Rana - i ragazzi tagliarono le gomme e ruppero il parabrezza. Lo avevano avvisato che quello non era un parcheggio». Cresciuto di età e alle prese con i primi campionati giovanili, divenne l’attrazione dei campetti di Bari e dintorni. Rana: «Era un fenomeno, cercavo di contenerlo e non ce la facevo. Segnava gol a caterve, faceva piangere avversari e compagni di squadra. Un pomeriggio eravamo a Mosciano, in Abruzzo, per un torneo. Sul 5 o 6 a zero per noi, tutte reti sue, il nostro portiere commise una paperetta e subimmo il gol. Antonio lo aggredì, al punto che il nostro portierino scappò in lacrime negli spogliatoi. Era un mariuolo. Gettava nel water le scarpe dei compagni e una domenica buttò uno a uno i fondi dei bicchieri di carta che avremmo usato per il pranzo, a tavola si scatenò l’alluvione. Un’altra volta mi fece impazzire perché si era fissato che doveva giocare la partita con un paio di Timberland ai piedi. Sì, le Timberland, quelle scarpe da passeggio che vanno di moda. Ne comprai un paio simili, ma non erano originali, Antonio se ne accorse e si infuriò. Eravamo in trasferta così entrai in un autogrill, vidi delle calzature che assomigliavano a quelle che cercavo, ne acquistai un paio, ci scrissi sopra Timberland con la biro e gliele diedi. Lì per lì Antonio non si accorse di niente, poi guardò bene, notò il marchio ”artigianale” e fece un’altra scenata. A quel punto mi arrabbiai io: ma che andasse affan... lui e tutta la Timberland». Aneddoti a raffica: «Una domenica Antonio si annoiava, aveva segnato troppo e così, quando ci fischiarono una punizione dal limite a favore, urlò all’allenatore in panchina: ”Mister, stai attento, perché colpisco l’incrocio dei pali”. Detto e fatto e quando gli chiedemmo il motivo di quella cosa rispose tranquillo: ”A fare gol sono capaci tutti, la porta è grande, più difficile è prendere i legni”». Incontrollabile e irridente, il baby Cassano si divertiva e provocava. «Per lui era inconcepibile finire la partita senza fare i tunnel e un giorno, infilato così un difensore, si voltò e gli urlò: ”E chiudi quelle gambe, non fare come tua madre”. Ne venne fuori un putiferio indescrivibile». Rana si rivolge a Fabio Capello, allenatore che nei giorni scorsi ha rimproverato Cassano per un colpo di tacco: «Niente di più sbagliato, Cassano lo devi lasciare ”sbattere” come gli pare. Sul campo un calciatore così non va mai contraddetto. Qualcuno si è mai permesso di rimproverare qualcosa a Maradona? Cassano è come Diego e quanto alle cassanate io vi dico che lui ha una propria legge, un codice interiore che lo fa rigare dritto. A Bari Vecchia poteva venire su sbagliato, ne ho visti tanti rovinarsi, ma Antonio odia droghe, vino e alcoolici. Gli piacciono altri svaghi, più sani, e sul campo è un maniaco, un professionista. Per lui il pallone è la cosa più seria e importante del mondo». Resta un’ultima curiosità: c’è un nuovo Cassano all’orizzonte di Bari? «Abbiamo un ragazzo della leva ’90, un giovane molto interessante, si chiama Giuseppe Falagario. La Juve lo ha provinato e il Parma lo ha opzionato, però che vi devo dire? diverso, ha tutta un’altra educazione». Un rimprovero al contrario. Cose così, che succedono a Bari Vecchia. Sebastiano Vernazza