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 2004  gennaio 15 Giovedì calendario

Giovanni Grisendi, benemerito del crack alla brazileira, Il Sole-24 Ore, 15/01/2004 «In 11 anni di lavoro da commissario fallimentare non ho mai visto una situazione così confusa: i numeri del bilancio sono impressionanti»

Giovanni Grisendi, benemerito del crack alla brazileira, Il Sole-24 Ore, 15/01/2004 «In 11 anni di lavoro da commissario fallimentare non ho mai visto una situazione così confusa: i numeri del bilancio sono impressionanti». Questa dichiarazione è stata fatta della curatrice fallimentare Maria Cristina Viegas davanti al tribunale civile di San Paolo a riguardo della bancarotta di una dozzina di compagnie coinvolte in un complicato groviglio finanziario che a detta del giudice Carlos Henriques Abrao aveva un obiettivo: il riciclaggio di denaro. Secondo il magistrato paulista, tutti gli indizi portano infatti a credere che le società coinvolte simulavano rimesse di utili all’estero spacciate per pagamenti di servizi. Appare dunque lo spettro del riciclaggio di denaro nello scandalo Parmalat? No. O perlomeno, non ancora, perché nonostante le straordinarie similtudini, la vicenda in questione non riguarda la galassia Parmalat bensì la galassia Tecnosistemi, ex stella del firmamento societario italiano sbarcata in Brasile, dove ha prima fatto faville, poi grandi buchi (l’ottobre scorso anche la società-madre in Italia è stata dichiarata insolvente e oggi è in amministrazione straordinaria). Ma a seguito di un sua inchiesta, ”Il Sole-24 Ore” ha appurato che similtudini e corrispondenze non sono solo di struttura societaria o di metodo, bensì anche di protagonisti. Il personaggio-chiave di entrambe le vicende si chiama infatti Giovanni Grisendi, detto Gianni, uomo che, in un modo o in un altro, è stato al centro delle attività di tre grandi gruppi italiani sbarcati in Brasile e poi miseramente falliti: Parmalat, Tecnosistemi e Cirio. Nato il 7 maggio 1952 a Traversetolo, in provincia di Parma, nel 1976 Gianni Grisendi emigrò in Brasile, dove venne assunto come venditore alla Parmalat. Dopo una breve gavetta, divenne di fatto il proconsole di Calisto Tanzi prima in Brasile e poi in tutto il Sud America, in Cina e in Australia. Fu infatti lui l’artefice dell’incredibile boom del gruppo Parmalat negli anni ’90. Nei primi sei anni di gestione Grisendi, grazie a una frenetica attività di acquisizione, il fatturato della multinazionale di Collecchio balzò dai 30 milioni di dollari del 1990 agli oltre 900 milioni del 1995. L’espansione andò poi avanti per l’intero mandato di Grisendi, cioè fino al 2000, con un ritmo medio di un’acquisizione ogni sei mesi. «Non siamo più una società metodica e avversa al rischio», ammise nel 1992 lo stesso Grisendi. Per capirlo basta guardare a operazioni come quella relativa alla fabbrica di cioccolato acquisita nel 1998 e dismessa due anni dopo. Oppure alla vicenda della Companhia Brasileira de Laticinios: nel 1995 venne comprata per 35 milioni di dollari dall’imprenditore di latticini brasiliano Luis Girao; nel luglio 2002 venne venduta per poco più di 25 milioni di dollari alla Carital Brasil, sussidiaria di una società registrata alla Antille olandesi apparentemente legata a Calisto Tanzi, e appena un mese dopo fu da essa rivenduta per ancor meno (la cifra non è stata resa pubblica). A chi? Alla famiglia Girao, la stessa da cui era stata comprata nel ’95. Ma nell’ambito di quella che molti analisti non esitano ormai più a definire «una gestione allegra», ”Il Sole-24 Ore” è venuto a sapere che, nel suo piccolo brasiliano, Grisendi agiva come Tanzi in Italia: aveva cioè un ruolo sia nella società-madre, la Parmalat, che in una miriade di altre piccole società di latticini, ad essa più o meno collegate. Dalla sua dichiarazioni dei redditi del 2001, anno in cui era già fuori della Parmalat, Grisendi risulta infatti aver avuto una carica in altre aziende di latticini, come la Lavisa Laticinios Vitoria Conquista e la Vitalat Representacoes Ltda, che non appaiono nel bilancio consolidato del gruppo Parmalat in Brasile. ”Il Sole” ha provato a chiedere spiegazioni ma, nonostante ripetuti tentativi, Gianni Grisendi è risultato al suo stesso ufficio irreperibile. Ma veniamo al capitolo Tecnosistemi Brasile, la cui vicenda si intreccia in più modi con quella della Parmalat, via Grisendi ma anche via Mario Mutti, presidente e socio di maggioranza della Tecnosistemi Spa, società che nel 2000 acquisì la Italtel Sistemi. Avvocato, venture capitalist, esperto di finanza e tecnologia, Mutti fu il responsabile dell’ingresso in Borsa della Parmalat. Suggerì infatti lui a Tanzi il cosiddetto reverse merger che permise alla società di Collecchio di quotarsi attraverso la scalata e poi la fusione con una società già presente in Borsa, la Finanziaria Centro Nord. Tanzi lo ringraziò inserendolo nel suo consiglio di amministrazione e facendo entrare la Parmalat nella Tecnosistemi Spa con un 2 per cento. Torniamo al Brasile: il 3 aprile 2000 Gianni Grisendi partecipa alla fondazione di Tecnosistemi Brasile Ltda, con un contributo al suo capitale sociale di 50mila real (contro i 440mila di Tecnosistemi Spa e 550mila di un’altra società di Mutti, la Tecnoeudosia Spa). A luglio diventa poi chairman della sussidiaria brasiliana di Italtel e allo stesso tempo si ritira da Tecnosistemi lasciando il posto a Edna Rodrigues da Silva, sua fidatissima segretaria sin dagli anni di Parmalat. Il 5 febbraio 2001, la Tecnosistemi Brasil vara un aumento di capitale, al quale partecipa la Acquasparta Brasil (con 100mila real). Questa stessa società entra anche nell’azionariato di Eudosia Brasil, sussidiaria brasiliana di Eudosia Spa, altra società della galassia Mutti. Perché segnalare tutto ciò? Innanzitutto perché dietro ad Acquasparta Brasil, ”Il Sole-24 Ore” ha appurato esserci Acquasparta S/A, una società di Montevideo appartenente a Gianni Grisendi e alla solita Edna Rodrigues da Silva. Ma soprattutto perché a partire dalla primavera del 2001 Grisendi assume la carica di amministratore delegato della divisione brasiliana di Tim. E che cosa fa in quella veste? Affida contratti multimilionari a Tecnosistemi, Eudosia e un’altra decina di piccole società ad esse collegate per costruire la rete di telefonia mobile della Tim. Ad appena due anni dalla sua costituzione, la Tecnosistemi Brasil, società fondata e partecipata da Grisendi, arriva così ad un fatturato di 80 milioni di dollari, interamente dovuto a contratti forniti dalla Tim Brasile, società diretta da Grisendi. Tutto ciò va avanti fino al maggio del 2002 quando, con la nuova gestione di Telecom Italia, Grisendi lascia il suo posto. A quel punto Tecnosistemi e le altre società perdono i loro redditizi contratti con Tim e finiscono in bancarotta. E come con la Parmalat, anche qui non si sa dove siano finiti tutti i loro soldi. Il sospetto del giudice è che siano nascosti in paradisi fiscali. Ma la saga di Gianni Grisendi non finisce qui. Subito dopo aver lasciato Tim, assume la direzione della Bombril-Cirio di Sergio Cragnotti, dove rimane fino al giugno 2003, e cioè all’indomani del crack, quando si dimette. Cinque mesi dopo, i commissari straordinari di Cirio Finanziaria decidono però che merita di rappresentarli e gli affidano la procura per riprendere il controllo di Bombril. Buon per loro. Claudio Gatti