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 2003  dicembre 04 Giovedì calendario

Questione d’oriente Foglio dei fogli 08/12/2003 la Repubblica, 04/12/2003 Come molti hanno scritto, i nostri anni ricordano l’atmosfera che si respirava, tra il 1937 e il 1939, nelle ultime democrazie europee: la Francia e l’Inghilterra

Questione d’oriente Foglio dei fogli 08/12/2003 la Repubblica, 04/12/2003 Come molti hanno scritto, i nostri anni ricordano l’atmosfera che si respirava, tra il 1937 e il 1939, nelle ultime democrazie europee: la Francia e l’Inghilterra. Ricordiamo quei tempi: la mediocrità delle classi politiche: i pacifisti che gridavano: "Meglio Hitler che la guerra": l’antisemitismo che si diffondeva rapidamente anche nei paesi democratici: la cecità della chiesa protestante e cattolica di fronte al nazismo: le alleanze tra i gruppi di estrema sinistra e di estrema destra: una classe intellettuale incapace di ragionare. E un’atmosfera generale di rissosità e di paura, di incertezza, fanatismo e "irremediabile e stupida fatalità", che permeava ogni strato dell’opinione pubblica... Oggi tutto, o quasi tutto, si ripete. Come allora, abbiamo di fronte un nemico terribile: la minaccia del gruppo che, per convenienza, chiamiamo di Osama bin Laden non è meno grave di quella che, sessantaquattro anni fa, corse il rischio di distruggere la vita civile dell’Europa e del mondo. La lotta è elementare: pro aris et focis, dicevano i latini; per il diritto di vivere, pensare, credere, passeggiare, discorrere, amare, avere leggi. Nel 1937 e nel 1938, sebbene Hitler avesse spiegato con estrema chiarezza i propri obiettivi, molti europei ignoravano, o cercavano di ignorare, chi egli fosse. Pensavano che volesse difendere i sentimenti nazionali offesi, rivendicando, come diceva Karl Jaspers, "l’essenza tedesca"; o richiedere invisibili fettine dell’Austria, della Cecoslovacchia e della Polonia. Persino gli ebrei, i più minacciati fra tutti, si illusero. Quando accadde Auschwitz, ammisero: " successa una cosa per la quale nessuno di noi era preparato... qualcosa che nessuno era preparato a comprendere". Nemmeno oggi siamo "preparati a comprendere" chi sono i nemici della civiltà europea e di ogni paese. Secondo molti, sono gruppi islamici tradizionalisti, che vogliono riascoltare la pura voce del Corano, in un mondo che l’ha dimenticata ed offesa. A bin Laden, e alla setta di wahhabiti che l’ha ispirato, tutto questo non interessa nulla. I wahhabiti non rispettano le tradizioni coraniche: le sconvolgono e le rifiutano: sostituiscono prescrizioni rituali a una religione della fede e della grazia, trasformano la tolleranza in fanatismo, immiseriscono e impoveriscono l’Islam. Meno di ottant’anni fa rasero al suolo, a Medina, le tombe dei parenti e dei compagni di Maometto, amatissimi dai fedeli, cercando di distruggere persino la tomba di Maometto. Per quasi due secoli, sono stati disprezzati dai musulmani come una miserabile setta di iconoclasti: fino a quando la ricchezza del petrolio, l’Arabia Saudita, l’appoggio degli Stati Uniti e dell’Europa, che li consideravano devoti spiriti religiosi, hanno dato loro una forza inaspettata. *** Malgrado le apparenze, la civiltà occidentale del ventunesimo secolo è infinitamente complicata e complessa: un sottilissimo groviglio di aspetti psicologici e tecnici, di forme e di apparenze, di realtà, immaginazioni e delirii, che ora collaborano ora si contraddicono a vicenda. Nessun sociologo o psicologo l’ha descritta con esattezza. Nessuno studioso di politica l’ha veramente compresa. I nemici e gli agiografi, gli sciocchi Toni Negri delle due parti, ne danno un’immagine miseramente semplificata. Forse solo qualche grande poeta ne ha intuito gli aspetti profondi. In superficie, la nostra civiltà è imitabilissima. Come molti europei ed americani, i terroristi di bin Laden credono che l’Occidente sia soltanto volgarità, brama di successo, desiderio di danaro, conformismo, banalità, spietatezza, empietà, computer, Internet, corpi nudi di ragazze, Televisione, Televisione, Televisione e un inesausto blaterio e starnazzio di parole. Così, l’11 settembre 2001 l’Occidente è stato imitato. Tutto si è svolto come in un film americano dagli effetti speciali: uno Spielberg finalmente vero. Il gruppo di bin Laden ha appreso le tecniche moderne, usa computer e Internet, investe e gioca in Borsa, sposta capitali come i grandi finanzieri di Wall Street o Francoforte. Per quanto siano accorte le nostre polizie, tutto questo non si arresterà mai. L’Europa e l’America continueranno ad essere combattute sul loro terreno. La civiltà romana, o quella medioevale cristiana, o quella islamica dei grandi secoli erano solide perché era difficile imitarle: mentre quella occidentale dei nostri giorni, proprio perché tutti possono in apparenza copiarla, è forse la più fragile e delicata che sia mai esistita nella storia. Osama bin Laden ha imitato soprattutto la scoperta più perversa della cultura occidentale: la scienza della politica, come si è sviluppata per molti secoli in Europa, e si è compiuta tra le mani di tre orribili genii: Lenin, Hitler e Stalin. Questa scienza implica un’estrema lucidità della ragione, un’intuizione semplificata della realtà, una ferrea volontà pratica, una spietatezza che rifugge da qualsiasi compromesso, l’arte di costruire eventi come si fabbricano cose, il dono di colpire le folle con immagini e parole d’ordine - e mai, a nessun costo, un attimo di indugio o di dubbio o di tolleranza, o un semplice soffio umano... Nessun califfo di Baghdad o di Còrdoba ha mai posseduto quest’arte. Rispetto ad Hitler, Gengis Khan, colle sue colline di teste umane mozzate, era un bambino innocente. Osama bin Laden è stato, invece, un eccellente scolaro dei suoi maestri europei. Quale spaventosa audacia intellettuale, quale perfetta scelta degli obbiettivi, quale concatenazione negli eventi, quale esattezza nell’esecuzione, quale dono dell’immagine ha dimostrato nel mettere in scena la catastrofe di New York. Contro i moderni genii del Terrore non abbiamo molte armi: certo, buone polizie e un’opinione pubblica che si spererebbe meno vanitosa, verbosa e chiassosa. Le nostre armi sono soprattutto due. La prima è la conoscenza. Osama bin Laden ignora l’Occidente, sebbene abbia frequentato (così dicono) le ottime scuole private e gli alberghi di lusso di Londra e di New York e abbia giocato a cricket, a polo e a golf sui teneri prati inglesi. Nemmeno noi, oggi, conosciamo l’immensa ricchezza dell’Islam classico: la religione, la mistica, la filosofia, la letteratura, la scienza, i commerci, l’arte sapientissima della conciliazione e del compromesso. Così dobbiamo conoscere l’Islam di oggi: la realtà molteplice e variegata, che riempie gli spiriti in Iraq e in Marocco, in Indonesia e in Algeria, in Egitto e in Palestina. Per questo, non basteranno due generazioni. Ci vorranno studiosi e traduzioni, che ora mancano quasi dovunque. Tornare a comprendere l’arabo, come gli ebrei nel Medioevo, e il persiano, dovrebbe essere uno dei compiti essenziali delle università dell’Occidente. La seconda arma sta nelle mani dei nostri nemici. Come dicevano i Greci, Hitler, Stalin e Mao si sono perduti perché "accecati dalla dismisura". Hitler avrebbe portato alla rovina il suo regime (come l’ha portato) pur di uccidere l’ultimo ebreo sopravvissuto. Stalin mandò nei gulag e assassinò i comunisti e gli ufficiali, che lo avevano sostenuto contro Trockij e Bucharin, e all’inizio venne sbaragliato dalle truppe di Hitler. In Russia, in Germania e in Cina, un movimento incessante e spasmodico trascinava avanti capi e seguaci, cambiava programmi e nemici, liquidava Stato e gerarchie, cancellava l’amministrazione, organizzava polizie sempre più segrete, costringeva la storia a un ritmo vertiginoso, perché il potere mirava (nel profondo) alla distruzione di sé stesso e di ogni potere possibile. Questa, dicevano i Greci, è la dismisura nella politica. Come Hitler e Stalin, Osama bin Laden coltiva la dismisura. I terroristi alleati di Al Qaida hanno ucciso, in Algeria, centocinquantamila o duecentomila musulmani perché non obbedivano ai loro rituali; e continuano ad uccidere musulmani in Marocco, Indonesia e Turchia. Forse soprattutto in questo possiamo, confidare: nell’eccesso con cui essi esercitano il potere e la forza. Pietro Citati