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 2003  dicembre 21 Domenica calendario

Le Poste israeliane mettono in rete le lettere a Dio: «Come si sta lassù in cielo quando piove?», Corriere della Sera, 21/12/2003 Non si butta una lettera indirizzata a Dio

Le Poste israeliane mettono in rete le lettere a Dio: «Come si sta lassù in cielo quando piove?», Corriere della Sera, 21/12/2003 Non si butta una lettera indirizzata a Dio. Equivarrebbe a dire che Lui non esiste, come Babbo Natale o la Befana. O, peggio ancora, a considerarLo un «destinatario sconosciuto». Non si può buttare, ma è anche oggettivamente complicato recapitare una busta con su scritto «per il Buon Dio». Sebbene sia altrettanto difficile criticare il mittente, che l’ha spedita con cognizione di causa in Terra Santa. Dopo lungo arrovellarsi [...], le Poste israeliane hanno trovato una soluzione che, per restare in area, si potrebbe definire salomonica: le hanno pubblicate su Internet. Certe della comprensione di Nostro Signore per la necessaria violazione della Sua privacy; e consapevoli che, ovunque sia, anche Lui abbia una password per connettersi e navigare. Doppio clic sull’icona «Posta di Dio», nel sito ufficiale delle poste, e l’Onnipotente può consultare la sua mail-box, sempre piena. Il contenuto non è molto diverso da quello dell’indirizzo elettronico di molti potenti terreni: richieste di aiuto economico, favori, intercessioni, proroghe per lo sfratto, consigli sentimentali e perfino sostegno nel resistere ai peccati di gola. vero che, a poco più di mezz’ora di macchina da Gerusalemme, c’è il Monte delle Tentazioni, dove Gesù tenne testa al diavolo per 40 giorni, ma l’afflitta ragazza che si rivolge a Dio per darle la forza di resistere «per tutta la vita alle noccioline e alla frutta secca» probabilmente non prevedeva di far spanciare dal ridere i frequentatori dell’impietoso sito. «Questi cibi mi fanno impazzire, sto ingrassando a vista d’occhio - si dispera la Bridget Jones israeliana - Il cibo da tempo non mi riempie più, perché so che la mia vita deve essere riempita dall’amore». Firmato: «Io». [...] Del resto, chi si rivolge ai massimi livelli dà spesso per scontato che il suo triste caso sia già noto: «Niente gira per il verso giusto - scrive una mano infantile o appena adolescenziale - Tu sicuramente lo sai: mio fratello è un idiota e mi tratta malissimo. A nessuno importa, ma io non posso dormire, non posso pensare, non posso nemmeno piangere per tutto il dolore che c’è nel nostro mondo. So che non esiste un posto in cui tutto va bene: ma quando esisterà un luogo del genere?». Un altro bimbo, di nome Moti, un’idea ce l’ha su quell’eden misterioso: «Caro Dio, c’è qualcosa che devo assolutamente sapere: come si sta lassù in cielo? So che lì si sta bene, ma come si vive? E che cosa succede quando piove?», indaga con una punta di precoce umorismo yiddish. Crescendo, i tormenti in forma epistolare si fanno più concreti: «Oh Dio, fammi arruolare in polizia. Fa’ che io passi gli esami del corso per ufficiali. Per favore». E ad agevolare il lavoro dell’aspirante investigatore, si può trovare nella corrispondenza celeste anche qualche spontanea confessione: «Mio Dio, voglio chiedere perdono per aver falsificato le date sulle ricette mediche, invece di tornare dal dottore e farmene dare di nuove. Ti chiedo scusa con tutto il cuore». Al Padre si svela quel che non si ha il coraggio di confidare ai genitori: «Dio mio caro, non so come io possa essere tanto peggiorata negli studi, aver preso voti tanto brutti e aver detto così tante bugie. Oggi sono arrivata all’apice. Avevo un compito di matematica, ma non ho neppure pensato di sedermi a studiare» [...] Elisabetta Rosaspina www.clarence.it Il conduttore del programma a premi Golgota (100 sacchetti di 30 denari d’oro e 15 mountain bike) alza il ricevitore e invita chi chiama a qualificarsi e parlare. «Sono Stefania, di Castelgaudioso in provincia di Macerata e niente, telefono perché volevo dire che io quel giorno mi trovavo proprio in zona, nel senso che effettuando una gita con mio marito, Gino per l’esattezza, e altre due coppie con le quali abbiamo un ottimo rapporto, avevamo lasciato il camper ai piedi del monte, per cui siamo saliti su a piedi che io devo dire non ne avevo nemmeno voglia, ma d’altronde Gino ha l’hobbi delle foto, dice che di lassù c’è una vista che è la fine del mondo e mentre appunto stavamo a scarpinare arriva tutta una banda di gente, soldati e insomma varia gente che gridava e spingeva, e in mezzo in effetti c’era questo disgraziato, nel senso che era in uno stato disastroso, senza sandali o espadrilles con quei sassi che trapassavano perfino le timberland e addosso, mah, direi una specie di camicione di tela casual tipo jeans tutto stracciato e macchiato di sangue e i capelli, non esagero, lunghi fin qui che chiaramente non si faceva un bello shampo da almeno sei mesi con sopra una specie, non so, tipo corona artigianale extracomunitaria neanche brutta, di legno lavorato a mano che sembravano spine e, ah, sì, be’, già, dimenticavo che in effetti si trascinava sulla schiena una croce che doveva pesare minimo come un frigo da 500 litri, per cui non so come ha fatto a portarsela fino in cima, veramente un grosso problema, e poi lassù okay l’hanno inchiodato senza anestesia, peccato, un bell’uomo sui trent’anni ma certo molto giù, in debito di ossigeno, su questo non ci piove, e si vedeva che aveva una sete incredibile, solo che quando Gino voleva, in quanto s’era fatto sotto con la Nikon, no?, e voleva gentilmente dargli una mezza coca, ormai vabè tiepida ma pazienza, e invece neanche parlarne, i soldati l’hanno bloccato incavolatissimi e anzi uno gli ha tirato la lancia, non a Gino a quell’altro, e poi verso le 3 è scoppiato un temporale alla grande e noi niente, siamo scappati di corsa e ci siamo infilati nel camper bagnati fradici dalla testa ai piedi per cui oggi ho ancora un raffredore mostruoso, eccì, scusate! Ecco. Ah, e devo ancora precisare che dopo, per lui, dico per quello là della croce, non c’è stato nessun problema, pare che sia risorto, anche se onestamente noi ci siamo persi lo show vero e proprio, purtroppo. Ma Gino dice che l’ha riconosciuto, l’ha visto entrare identico sputato mentre ci facevamo una pizza (buonissima, tra parentesi) in una tavola calda dalle parti di Emmaus, qualche giorno dopo. Adesso io non so se questa mia chiamamola esperienza o testimonianza rientri nelle regole del concorso, ma comunque...». (da Il ritorno del cretino, Mondadori 1992) Carlo Fruttero, Franco Lucentini