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 2003  dicembre 07 Domenica calendario

Se sali sul treno Milano-Salerno puoi giocare a guardie e ladri, la Repubblica, 07/12/2003 Parma. Sembrano passeri che hanno visto il falco

Se sali sul treno Milano-Salerno puoi giocare a guardie e ladri, la Repubblica, 07/12/2003 Parma. Sembrano passeri che hanno visto il falco. «Mario, ci stanno gli sbirri. Sali sulle due prime carrozze, sono ”pulite”: lì sono già passati». La telefonata parte alle 23,16 dalla stazione di Parma per avvertire quelli che aspettano a Reggio Emilia: stasera va male, sul convoglio ci sono gli agenti della Polfer. Meglio aspettare il treno che segue, l’833. O salire sulle carrozze dove «gli sbirri» sono già passati. Il telefonino è importante, nella notte dei pendolari che tornano al Sud dopo una settimana di lavoro e non vogliono pagare il biglietto. Per questo scelgono il Milano Salerno, numero 1651, «il treno che non si paga». La storia va avanti da più di un anno, e il 1651, treno periodico che parte solo il venerdì sera, è diventato quasi una leggenda. «Allunghi i sedili, tiri le tende, e lo scompartimento diventa una camera matrimoniale [...]». Ma per capitreno, capi servizio e controllori il Milano-Salerno non ha nessun sapore di leggenda. Ci sono le botte, gli insulti, le aggressioni. C’è soprattutto l’umiliazione, perché «su un treno come questo non riesci a tutelare le persone perbene». «Ti dicono: tu sei lo Stato, e lo Stato mi costringe a stare lontano da Villa Literno tutta la settimana per lavorare come un negro a Reggio Emilia. Quando torno a casa, il venerdì notte, tu che sei lo Stato non hai diritto di chiedermi il biglietto. Con 900 euro al mese, cosa porto a casa? [...]». Gli «sbirri» ci sono davvero, stanotte, sul 1651. Quattro agenti della Polfer di Bologna, saliti a Piacenza. Ragazzi con pistola e manganello, schierati dietro uno dei due controllori. Fa impressione, vederli al lavoro e pensare che un biglietto ferroviario sia un problema di ordine pubblico. Il controllore apre la porta dello scompartimento, accende la luce e dice: «Signori, i biglietti, per favore». Dietro di lui, le 4 divise. Stasera non si scherza. Chi non ha il biglietto paga, e chi non ha soldi presenta i documenti e firma un verbale. Chissà quando e se verrà mai pagato. Il cellulare è importante anche per i controllori. «Ho un problema», annuncia il ferroviere dall’altra parte del convoglio. I 4 agenti partono, scavalcano uomini e valigie, vanno a portare soccorso. Solo davanti alle divise un uomo trova la carta d’identità. Mano a mano che agenti e controllori avanzano, si crea ”il tappo”. «Quelli che non sono in regola cercano di nascondersi nelle altre carrozze». «Ma non sarebbe meglio fare due gruppi, con gli agenti? Due con un controllore, due con l’altro. Si parte dalla prima e dall’ultima carrozza, e nessuno scappa». «Non è possibile. In meno di 4 noi della Polfer, non ci muoviamo. Dopo quanto è successo...». Tre venerdì fa, nel tratto Modena-Bologna. Un capotreno fa intervenire gli agenti perché due persone non pagano e non mostrano i documenti. Arrivano due agenti, e si prendono pugni e calci. Poi hanno la meglio e riescono a bloccare i due ribelli. Li fanno scendere a Bologna, li portano verso il primo binario, negli uffici Polfer. «E in quel momento - raccontano Lucio Sarsano e Alberto Ballotti, capitreno e sindacalisti della Filt Cgil - è successo l’inferno. Dal treno sono scese 50-60 persone. Sei hanno bloccato il locomotore, sdraiandosi sui binari. Gli altri hanno preso a sassate gli agenti e si sono buttati ad ariete per liberare i loro amici. Hanno dovuto intervenire tutte le volanti della città. Poi c’è voluta un’ora di ”bonifica”, per togliere dal convoglio i sassi che erano stati caricati». Anche stanotte si sta per arrivare a Bologna, e la situazione sembra tranquilla. [...] Uno su due, fra coloro che stanno in piedi nei corridoi e soprattutto nelle piattaforme fra un vagone e l’altro (pronti a scappare) non ha biglietto. I ferrovieri non sono esosi. Oltre al prezzo del biglietto (Parma-Napoli 27,37 euro) applicano un ”diritto” di 8 euro, che di solito viene pagato da chi appena salito in treno avverte di non avere il biglietto. Per chi viene trovato in fallo, il sovrapprezzo dovrebbe essere di 23 euro, ma non si vuol scatenare la rivolta. Adesso gli agenti scendono, e sul treno che dopo fermerà solo a Napoli Campi Flegrei (con soste tecniche) ci saranno solo tre uomini con la giacca verde: un capotreno e due controllori. 600 chilometri nella notte, armati soltanto di un piccolo computer per i biglietti e il blocchetto dei verbali. Cercano di apparire tranquilli, gli uomini Trenitalia. Ma quando uno dice all’altro: «Andiamo, prima di Firenze ci facciamo due carrozze», sembra di vedere una pattuglia che parte per la guerra. Del resto, il dirigente Polfer a Bologna si è raccomandato. «Non fate gli eroi. Se ci sono problemi, chiamate noi [...]». E invece, nel treno che imbocca la Direttissima sotto l’Appennino tutto sembra andare per il meglio. «Posso chiedere una cosa?», dice un uomo sui 50 anni, accanto alla porta di una toilette. «Vedete - spiega ai controllori - anche noi vorremmo viaggiare in grazia di Dio». [...] «Vedete - dice l’uomo - noi siamo stanchi di viaggiare così. Noi a scappare da un vagone all’altro, voi a correrci dietro. Ma io 218,26 euro al mese, per quattro viaggi di andata e ritorno fra Napoli e Parma, non li posso spendere. Che porto ai figli, a fine mese? Se voi ci fate un biglietto a 12 euro, come nelle offerte speciali, noi potremmo pagarlo. Ma avete visto il treno, stanotte? Dopo una settimana di fatica, ci fate viaggiare come bestie». A fianco c’è un uomo che dorme davanti al gabinetto, altri sono stesi nel corridoio. In una carrozza il riscaldamento non funziona, in un’altra la luce salta. [...] Nei corridoi bui si parla di lavoro. «A Poviglio il pane costa 4 euro al chilo. Pago 200 euro al mese per un posto letto, in due stanze ci stiamo in 8». [...] «Le Ferrovie sono un pezzo di quello Stato che ci manda a lavorare a 700 chilometri da casa. Non hanno vergogna, a farci pagare?». Sosta a Firenze, un ragazzo di Napoli vende bottigliette d’acqua a 1,50 euro. Nella notte che sembra tranquilla i controllori pensano di poter affrontare la carrozza numero 6. il Fort Apache dei ribelli, ormai da mesi. Entrano, «biglietti per favore». Uno mostra un abbonamento scaduto. «Signore, questo biglietto non vale». Si scatena la rivolta. Grida, insulti, minacce. Una voce sopra le altre. «Non abbiamo biglietti, non abbiamo soldi e non provare a fare verbali. Via, fuori di qui. Vattenne». Per i controllori lo sconforto di una sconfitta. «Il treno è in mano loro. Senza la scorta armata ormai non si può lavorare». Mezz’ora di pausa, poi ci riprovano. Scavalcano decine di persone che dormono nel corridoio della carrozza 6 senza chiedere biglietti, affrontano le carrozze 7 e 8, le ultime. Il ”tappo”, adesso, è in fondo al treno. 30 persone che prima arretrano poi si ribellano. «Vattenne. Soldi non te ne diamo». «Signori, biglietto». Sei persone in uno scompartimento sembrano statue di sale. Non rispondono nemmeno. Quelli in corridoio scappano verso il centro treno. Un controllore chiude la porta di intercomunicazione. Loro gridano. « un sequestro». Ma qualcuno ha la chiave giusta. Riapre la porta e tutti scappano verso le altre carrozze. A Roma Tiburtina («E questo è un miracolo») ci sono gli agenti Polfer chiamati dal capotreno. Riescono a controllare una sola carrozza, la numero 4, e dieci persone vengono identificate. Trenitalia manderà il conto. L’unico che non s’accorge di nulla è l’ uomo-valigia. Si è steso su una reticella, in alto, e si è avvolto con carta da pacchi. Si capisce che è un umano solo perché ha le scarpe. Da Parma a Roma i controllori sono riusciti a incassare 1.480 euro. «Ma non possiamo giocare a guardie e ladri tutti i venerdì». Il più deluso è un uomo salito a Piacenza. «Mi avevano assicurato che sul treno 1651 delle 22,41 non si paga. E io l’ho aspettato in stazione per sei ore. Eccovi i soldi, se proprio li volete». Jenner Meletti