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 2003  gennaio 11 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 15 DICEMBRE 2003

«Saddam è morto, fuggito, nascosto: non lo prenderete mai», «Si sente dire qua e là che la guerra all’Iraq farà nei primi giorni cinquecentomila vittime tra morti e feriti. Sono cifre che i giornali danno tra le righe come pettegolezzi. Salvo errori, furono seicentomila circa i morti italiani nella prima guerra mondiale. [...] La devastazione annunciata è tale che indurrà l’Iraq alla resa prima di subirla. Saddam non si ritirerà a vita privata ma forse un complotto intestino, un colpo di stato, ci annuncerà la sua deposizione e la sua fuga o dipartita. In cambio di qualcosa, una parvenza di indipendenza nazionale, o anche di nulla, una mera sopravvivenza» (Luigi Pintor). [1]

Illusioni e speranze. «L’agenzia stampa Ansa ha battuto all’1 e 13 la notizia della morte di Saddam Hussein. è almeno questa la conclusione alla quale è giunta la Cia, in base a quanto sentito nelle conversazioni intercettate. Le fonti dell’intelligence dalle quali la Cnn ha ottenuto la notizia hanno detto però che le informazioni non specificano se Saddam sia stato ucciso nel bombardamento della prima sera della guerra (il 20 marzo) oppure nel raid di martedì contro un palazzo del regime in cui si sarebbe dovuto trovare il dittatore e il figlio Qusay. Una notizia da confermare». [2]

«Ci sono molte voci, tra cui quella di una fuga in Bielorussia e quella secondo cui vivrebbe in un intricato labirinto di gallerie sotto i suoi palazzi di Baghdad. [...] Gli iracheni già parlano di ”complotti”, il più pericoloso dei quali consisterebbe nel fatto che gli americani, come già nel 1991, gli avrebbero consentito di sopravvivere e avrebbero intenzione di rilanciarlo sulla scena» [3].

«A Baghdad restano irrisolti molti interrogativi. Saddam è morto? sopravvissuto? fuggito? Dove sono andati a finire i suoi ministri? Ciascuno ha qualcosa da confidare, come per dissipare l’incertezza che il satrapo di Tikrit fa ancora pesare sugli animi. ”Per me, confida Nacera [insegnante irachena, ndr] la cosa più intollerabile sarebbe pensare che se ne stia in qualche rifugio tranquillo, lontano da qui, e non compaia mai davanti a nessun tipo di Tribunale”. Una corte internazionale? ”No! Irachena. qui che dobbiamo fare i conti col nostro passato”» (Vincent Hugeux). [4]

Secondo Miril Midlack, il 9 aprile gli americani avrebbero trasportato Saddam in un luogo sicuro con un aereo speciale e in cambio avrebbero ottenuto la consegna di Bagdad. L’aereo avrebbe sorvolato il Kuwait e non si sa dove sarebbe atterrato. Midlack dirige la rivista dei servizi segreti americani e dice che la notizia è stata confermata da un ufficiale tedesco. ”Al-Bayan”, quotidiano degli emirati, ha ripreso la notizia. [5]

«Raccontano che lui sia nascosto da qualche parte nelle piantagioni di datteri, protetto dai suoi feddayn, pronto a colpire. O a farsi sentire. Come ha fatto oggi, 17 luglio, trentacinquesimo anniversario del golpe del partito Baath. La sua voce diffusa da al-Jazira e da al-Arabiya è arrivata fin qui. E dopo mezzogiorno tutta Tikrit ha esultato. Nella via lunga e dritta che entra nella tana del raìs ”parlano” anche i muri. Sulla facciata di ogni casa c’è una scritta con la vernice, verde o rossa: ”Saddam esiste”, ”Dio è grande e Saddam è il nipote di Maometto”, ”Saddam è l’onore del nostro Iraq”». (Attilio Bolzoni). [6]

Un’impenetrabile scorta di pazienti fantasmi. «Non sarà una cattura facile. Sebbene fosse il presidente iracheno, Saddam ha vissuto per più di un decennio come fosse un fuggitivo. Un maggiordomo che ha lavorato con lui dal 2000 fino al giorno in cui Bagdad è caduta ha detto a ”Time” che l’ex dittatore raramente passava più di dieci ore di fila in un posto. Dopo la sveglia, Saddam si spostava in un altro rifugio prima della chiamata per la preghiera del mattino. Sebbene avesse una scelta di enormi palazzi, dice il maggiordomo, Saddam preferiva stare in piccole abitazioni all’interno del recinto del palazzo. Quasi certamente, Saddam viaggia con pochi compagni. Un ex segretario privato del dittatore ha detto a ”Time” che un piccolo numero di guardie del corpo di Saddam e alcuni suoi stretti collaboratori sono scomparsi insieme a lui dopo la caduta di Bagdad. [...] Questi scomparsi, dice, sono noti nella zona di Tikrit come shabbah, ”fantasmi”. ”Nessuno li ha visti” racconta ”ma sappiamo che sono là fuori e lo stanno aiutando”. [...] Le scritte pro-Saddam sono ovunque in città. (’Tornerà. Noi stiamo aspettando pazientemente”. ”Chi collabora con gli americani è un uomo morto”)» (Brian Bennett). [7]

«A detta del Pentagono, sabato 26 luglio Saddam Hussein era nascosto in una delle fattorie che sorgono sulle anse del fiume, in mezzo alle piantagioni di datteri. Si è eclissato solo poche ore prima di un blitz dei rangers indirizzati a colpo sicuro dai 200 uomini della Task Force 20 che gli danno ininterrottamente la caccia. [...] Un fantasma che lascerebbe sempre all’alba il suo nascondiglio occasionale, prima della preghiera del mattino. E si sarebbe reso ancor più invisibile lasciandosi crescere una folta barba bianca, indossando le lunghe tuniche dei beduini e cambiandosi i connotati con un’operazione di plastica facciale. Inutile chiedere ai contadini se lì intorno lo spettro abbia lasciato tracce. Indicano il cielo, lasciando capire che il mistero appartiene ai disegni imprescrutabili di Allah» (Gianni Perrelli). [8]

«Dalla metà di aprile le leggende metropolitane su Saddam si sono sprecate. La cameriera di un suo nipote giura di averlo visto nei giorni successivi a Tikrit. A Baghdad il passeggero di un taxi, stravolto come per l’apparizione di Maometto, si fionda nella sede del giornale ”Al Manar” e riferisce che il conducente era il raìs in persona. Sorridente e senza alcun trucco che gli mascherasse la faccia. ”Dì a tutti che mi hai visto”, lo avrebbe spavaldamente arringato, ”e che sono sempre qui”. Magnanimo, non gli avrebbe fatto neanche pagare la corsa. Un barbiere della capitale racconta invece che il raìs gli è piombato di sera in casa, chiedendogli ospitalità. Lui, frastornato, gli ha subito allestito un banchetto. E il raìs, generosissimo, gli ha poi lasciato sul comodino accanto al letto, dove aveva dormito un paio d’ore, una grossa somma di danaro e un paio di orecchini». [8]

Gli amari risvegli di Arlacchi. «I tremila civili afghani sterminati dai bombardamenti, la cannonata politica contro l’Onu e l’atlantismo, la mancata cattura di bin Laden, di Mullah Omar e di Saddam erano costi da sopportare, che sarebbero stati presto dimenticati o recuperati come effetto della vittoria. E per un po’ di tempo è stato così. L’euforia dela vittoria militare ha portato l’amministrazione Bush fino al punto da minacciare anche l’Iran e la Siria distruggendo cinque anni di diplomazia segreta con i riformisti iraniani. Finché non è arrivato l’amaro risveglio di questi ultimi mesi e settimane» (Pino Arlacchi). [9]

«Un anno fa avvertii gli americani. Non lo prenderete. Ha imparato dall’esperienza di Ceausescu e dell’Afghanistan. Scommetto che si nasconderà. Ed è andata proprio così. Si è preparato alla clandestinità. Sicuramente si muove in continuazione. Forse ha con sé degli ostaggi. Non farà l’errore compiuto dai due figli che si sono lasciati sorprendere da soli». (Sharif Ali al Hussein, cugino dell’ultimo sovrano d’Iraq, Faisal II, detronizzato e ucciso nel 1958). [10]

Bocca/1: la sconfitta generale. «Ci vuole un forte cinismo per riconoscere nel presidente Bush e nella sua cricca un esempio di democrazia mentre sostiene pubblicamente, imperativamente, che la sua America è stata designata da Dio a salvare il mondo, imponendogli il suo modo di pensare e di vivere. Ci vuole un bello zelo da yes man per accettare che il dio del Pentagono sia l’unico credibile, mentre il papa di un miliardo di cattolici lo rifiuta e accusa. Forse siamo stati degli ingenui quando alla fine della Seconda guerra mondiale abbiamo pensato che il tempo dei corsi e dei ricorsi fosse finalmente chiuso e finalmente finita la condanna alla guerra, ai conflitti di razza e di religione. Non è andata così, la pianta storta dell’umanità ha ripreso a produrre veleni, follie, autodistruzione. Il mondo, anche quello dei ricchi e sapienti, è tornato indietro di 50 e più anni. Ed è uno spettacolo tragicomico quello dei monatti e degli untori che si aggirano contenti e minacciosi in questa sconfitta generale» (Giorgio Bocca). [11]

Bocca/2: la resistenza e il pantano. «Al Pentagono non sono più tanto sicuri di vincere la seconda guerra irachena, quella della occupazione. E si capisce: la resistenza che stanno incontrando è senza paragoni più forte di quelle che ai nazisti toccò nei paesi europei. [...] Quando Saddam Hussein alla vigilia della guerra avvertiva gli americani che sarebbero finiti in un pantano, noi pensavamo si trattasse di vuote, generiche minacce e invece il raìs annunciava la sua guerra terrorista, quella che conosceva benissimo perché con essa era salito al potere. [...] Nell’Europa del 1945 il desiderio comune degli occupanti come degli occupati era che finisse il grande massacro, che si potesse tornare a vivere in pace. Nell’Iraq e nei paesi dell’Islam, la guerra sembra appena incominciata. Ci sono vecchi della montagna che predicano la guerra sacra, la conquista del mondo. Che errore essere andati nel pantano». [12]

Scalfari/1: l’Apocalisse. «La Bestia dell’Apocalisse si è scatenata, i tempestosi venti di Eolo sono usciti dal loro ricettacolo, il vaso di Pandora è stato scoperchiato spargendo dovunque i suoi veleni. [...] L’uomo più potente del mondo ripete meccanicamente parole vuote, smentite ora per ora dalla realtà. Ieri ha detto: ”La situazione in Iraq è decisamente migliorata, perciò aumentano gli attacchi contro di noi”. Oggi dice: ”La soluzione è quella di restituire al più presto l’Iraq agli iracheni”. Ieri diceva: ”L’America andrà avanti da sola”. Oggi dice: ”Il multilateralismo è la strada giusta da seguire”. Ieri ha detto: ”Ce ne andremo soltanto a lavoro finito”. Oggi dice: ”A primavera i nostri ragazzi saranno tornati tutti a casa”. A mettere insieme gli slogan e i responsi diffusi negli ultimi sei mesi dalla Casa Bianca e dal Pentagono si direbbe che gli inquilini di quei luoghi stiano attraversando una fase di quotidiana follia» (Eugenio Scalfari) [13].

Scalfari/2: quando c’era lui... «L’altra sera, in uno dei soliti vocianti talk show delle nostre televisioni, un bello spirito si rallegrava perché, diceva lui, in Iraq sono finalmente nati alcuni anticorpi contro il terrorismo che prima non c’erano. La notizia purtroppo non è questa. La notizia è che l’Iraq è in preda al terrorismo che prima non c’era per la semplice ragione che il fosco dittatore al potere non l’avrebbe permesso. [14]

Zuccopycat/1: resti umani come trofeo. «Nella campagna per abbattere Saddam, l’esecuzione del re nemico sarebbe il trofeo che l’audience americana chiede per voltare pagina, decretare il trionfo al nuovo imperatore e dimenticare l’Iraq. Molto preferibili a un arresto e a un processo pubblico certamente imbarazzante, i resti umani del dittatore sono quello che i comandi americani vogliono, come dimostrano gli scatti di eccitazione quando le solite fonti di intelligence giurano che Saddam è rimasto, ”al 99%” sotto un bombardamento o un altro» (Vittorio Zucconi). [15]

Zuccopycat/2: brancolare nel buio. «Si nota ormai chiaramente, negli stessi media americani che hanno per un mese suonato le trombe del patriottismo, il fastidio per il trascinarsi di un’impresa entrata nella fase che il generale Garner, il governatore americano, ha onestamente definito ”brancolare nel buio, sperando di non inciampare nel mobilio”. E finché nel buio sarà nascosto lui, il film della liberazione dell’Iraq non avrà il suo happy ending». [15]

Zuccopycat/3: intrappolati nel labirinto. «Quella verità che ancora le parole ufficiali non osano dire, che questa America è ormai intrappolata in un labirinto che si è costruita con le proprie mani, ma nel quale la sola uscita possibile, la vittoria, si allontana a ogni passo, come in certi sogni inquieti» (Vittorio Zucconi). [16]

«è sempre meglio non azzardare pronostici. Ma corro il rischio di essere smentito dicendo che bin Laden non sarà mai catturato: Perché è difficile stanarlo dalle caverne dell’Indokush, tra l’Afghanistan e il Pakistan, dove penso si trovi. E dove si è probabilmente creato un rifugio confortevole, irraggiungibile per la Cia. Nel corso del suo mandato presidenziale George W. Bush non potrà mostrarlo né vivo né morto. Assai più incerta la sorte di Saddam. Il quale non è uomo da caverne. Nato povero, miserabile, ha sempre covato e realizzato sogni giganteschi. Il suo eroe preferito era Stalin, stando alle letture che divorava in prigione. E nei 35 anni di potere ha cercato di seguire l’esempio del dittatore sovietico. Ha anche rivelato un carattere simile: a volte si commuoveva, sapeva essere generoso, e subito dopo spietato, crudele, diffidente, calcolatore. Era capace di uccidere con le proprie mani. Ha eliminato amici e ha pianto sui loro cadaveri. Cresciuto in un tugurio, allevato da una madre coraggiosa, intrepida, e libera per la sua società (una donna che la propaganda nemica e sciocca ha presentato come una prostituta), ha poi costruito palazzi fastosi e inutili, si è dedicato monumenti, ha pagato schiere di agiografi affinché scrivessero la sua biografia, e tanti registi perché lo portassero sullo schermo. Un uomo di questa natura, un megalomane, non può restare a lungo rintanato. Si farà prendere» (Bernardo Valli). [17]