Ruggero Guarini Il Tempo, 06/12/2003, 6 dicembre 2003
La lagne iettatorie di Giordana, regista ingordo di successo e martirio, Il Tempo, 06/12/2003 Gentile Marco Tullio Giordana La meglio gioventù, il film in cui lei ha rievocato le imprese del Sessantotto, arriva dunque in televisione
La lagne iettatorie di Giordana, regista ingordo di successo e martirio, Il Tempo, 06/12/2003 Gentile Marco Tullio Giordana La meglio gioventù, il film in cui lei ha rievocato le imprese del Sessantotto, arriva dunque in televisione. La prima parte andrà in onda domani. Le altre seguiranno a ruota. Tutta la stampa ha annunciato l’evento coi toni commossi che impiega soltanto nelle grandi occasioni civili. Ma lei lo sta festeggiando belando come un capretto portato al macello. Del resto anche l’estate scorsa, quando il film, che dura sei ore, favorito dal pompaggio di una strategia pubblicitaria assolutamente senza precedenti nella storia del nostro cinemino nazionale, fu proiettato per molte settimane nelle sale di tutte le città italiane, lei partecipò al generale tripudio come se invece di festeggiarla la volessero scannare. Elette squadriglie di sindaci, assessori, provveditori, presidi e professori si impegnarono concordemente nel drenaggio delle scolaresche dalle aule verso le sale che proiettavano il film. Armate di cinecritici ingaggiati si associarono estaticamente nell’orchestrazione di un’ininterrotta sinfonia di fremiti, sdilinquimenti e gridolini di giubilo. Battaglioni di storici, sociologi, psicologi, politologi e opinionisti, travolti dall’eccitazione, espressero il loro entusiasmo inondando i giornali di dotti e pensosi commenti. Ma lei non fece che piagnucolare. Il film piacque molto anche ai distributori forestieri. Ragion per cui si previde che in molte città europee, specialmente a Parigi e a Berlino, avrebbe presto trovato un pubblico di vecchi e nuovi sessantottini disposti a giudicarlo un capolavoro, una critica proclive all’entusiasmo e tanti ormai attempati maestrini del pensiero sessantottesco pronti a scorgervi un simpatico incoraggiamento a tornare a rievocare ancora una volta le loro leggendarie giovinezze. Ma sembra che nemmeno questo potrà incoraggiarla a interrompere le sue lamentazioni. La più recente espressione di questa sua vocazione alla lagna sono i sermoncini vagamente iettatori con cui anche in questi giorni, ossia proprio alla vigilia della messa in onda della prima parte del suo film, si è puntualmente rimesso a frignare. Mi consenta di citarne qualche passo: «Percepisco segnali spaventosi in tutto quello che oggi succede in Italia... Quello che più m’indigna è il silenzio di tanti intellettuali che subiscono senza ribellarsi pericolosi limiti alla loro libertà d’espressione. Anche sotto il fascismo molti intellettuali erano conniventi e persino servili, ma pensavo che un atteggiamento simile non si potesse ripetere. Trovo scandaloso che si derida chi oggi parla di regime. Se c’è una parola meno impressionante per descrivere quello che sta succedendo la usino». Il motivo della sua lagna è dunque il regime. Non quello fascista di ieri ma quello ancor più fascista di oggi. Nel quale lei vede il suo più feroce nemico. E in questo non le posso dare torto. Giacché mentre il fascismo di ieri, vietandole di fare i film che fa, di dire le cose che dice, e forse anche di pensare quel che pensa, le avrebbe impedito di farci sapere chi è, il fascismo di oggi, permettendole di pensare, dire e fare tutto quello vuole, le impone di manifestare, un giorno sì e l’altro pure, la sua sciocca, tartufesca, smisurata sfacciataggine di vecchio bambino ingordo di lotta, successo e martirio. Ruggero Guarini