Marco Magrini Il Sole-24 Ore, 26/11/2003, 26 novembre 2003
La pavida Europa rifiuta la biologia e perdendo tempo sugli Ogm consegna un vantaggio di 50 anni agli Stati Uniti, Il Sole-24 Ore, 26/11/2003 Il Ventunesimo secolo sarà il secolo della biologia
La pavida Europa rifiuta la biologia e perdendo tempo sugli Ogm consegna un vantaggio di 50 anni agli Stati Uniti, Il Sole-24 Ore, 26/11/2003 Il Ventunesimo secolo sarà il secolo della biologia. L’Europa non l’ha ancora capito e, se non fa in fretta, è destinata a pagare l’errore a caro prezzo». Lester Thurow - economista al Mit e autore di bestseller - non risparmia i toni, nel rimarcare il ritardo europeo sul vasto fronte che va dalla genomica all’agricoltura, dalla biologia molecolare alla bioinformatica. Un ritardo che lui stesso addebita a un’«endemica mancanza di coraggio» da parte del Vecchio Continente. [...] Chirac, Schröder e Blair hanno riacceso i riflettori sul problema della deindustrializzazione: l’Europa pare schiacciata fra l’innovazione americana e la tumultuosa crescita asiatica. Che ne pensa? Negli ultimi due mesi ho visitato sei o sette Paesi. Ovunque l’argomento di discussione è lo stesso: il trasferimento di attività produttive in Cina. Siamo al paradosso: c’è [...] chi sta spostando produzioni dall’India alla Cina. Il nodo del problema non ha niente a che vedere con gli Stati Uniti o l’Europa: è che la valuta cinese è sottovalutata rispetto al resto del Terzo Mondo. Però la competizione è asfissiante. Anche quella americana. Nell’ultimo trimestre la produttività americana è cresciuta dell’8,2 per cento: non sarà un trend di lungo periodo, ma credo che nel medio sia sostenibile. Grazie alle nuove tecnologie, alla rimozione delle inefficienze ci stiamo muovendo verso una versione più radicale del capitalismo: fra gli anni ’60 e ’80, chi lavorava in società profittevoli non veniva licenziato. Ma durante la presidenza Bush le cose sono cambiate: sono pronto a scommettere che il 90 per cento dei licenziati degli ultimi anni lavorava in aziende redditizie, spinte solo dal bisogno di venire incontro alle aspettative di Wall Street. Una tendenza che esisteva anche alla fine degli anni ’90, ma allora non ce ne siamo accorti, perché l’economia stava creando 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Un capitalismo più radicale che - senza portare buone notizie ai lavoratori - ha reso comunque l’economia americana più efficiente e produttiva. Un radicalismo che in Europa non piace... In Europa i problemi sono altri. Si devono seguire i dettami del Patto di stabilità. E le politiche fiscali e monetarie sono troppo rigide. Cosa farebbe se fosse nei panni di Trichet? Spingerei i tassi verso lo zero, e in fretta. Nel periodo in cui la Fed ha tagliato i tassi dodici volte, la Bce lo ha fatto tre volte. Per due anni la Fed ha detto che il rischio più grande era la deflazione, mentre la Bce parlava solo di inflazione. è ovvio che solo una delle due banche centrali poteva avere ragione: e quella era la Fed. Grazie agli stimoli fiscali, l’America ha assistito a una crescita del 2,5 per cento. In Europa, dove la produttività va a rilento, con una crescita del genere si sarebbero potuti creare un bel po’ di posti di lavoro. Ma non trova che in Europa ci sia un deficit di innovazione? Ah, non c’è dubbio. Nel mio ultimo libro l’ho scritto chiaramente. Il vero guaio dell’Europa sta nel suo rifiuto della biologia, inclusi gli Ogm e gli esperimenti sugli animali in laboratorio. Se il Ventesimo secolo è stato il secolo della fisica, il Ventunesimo sarà il secolo della biologia. Qui al Mit stiamo assistendo a un boom: c’è chi è al lavoro sul primo biocomputer o chi studia le ragnatele per scoprire nuovi materiali. E intanto le iscrizioni ai corsi di biologia hanno superato quelle in informatica. Ma l’Europa ha deciso di non fare niente per dieci anni, aspettando di capire che cosa può essere dannoso e cosa no. Ma nella storia la ricerca scientifica non si è mai rivelata dannosa a priori. Sarebbe come se, nel passato, si fosse deciso di non usare il vapore o l’elettricità. Temo che l’Europa stia perdendo il treno del Ventunesimo secolo. La perdita di ”peso” industriale è [...] un problema secondario? L’Europa ha paura di perdere imprese industriali che producono acciaio o tacchi da scarpe. Farebbe meglio a preoccuparsi della decisione della Novartis, che sta spostando il suo centro di ricerca da Bruxelles a Boston. Una scelta drastica, motivata da tre elementi: non si può fare ricerca in Europa con le attuali restrizioni; il 90 per cento dei ricercatori si sono detti felici di trasferirsi a Boston; e infine Boston è la più grande ”fabbrica” al mondo di laureati in biologia. Già quindici anni fa il Mit ha imposto che, per laurearsi, gli studenti di legge o di lettere debbano sostenere almeno un esame in biologia. Il motivo? Se non capisci la biologia, non potrai capire il Ventunesimo secolo. In Europa non credo ci sia niente del genere. No, non c’è. Però, al momento, non è certo la biologia il fattore che separa le economie dei due continenti. Per descrivere la differenza fra Usa ed Europa basta un dato: se lei prende le 25 più grandi aziende del mondo, ci sono sei imprese americane nate dopo il 1968 che non sono diventate grandi grazie alle fusioni, ma grazie alla crescita interna, come Microsoft, Intel o Wal-Mart. Al contrario, tutte le imprese europee in quella graduatoria hanno più di un secolo di vita. Dovrà scendere fino al 73esimo posto, prima di trovare una società europea di giovane fondazione (la tedesca Sap). L’Europa deve essere più tollerante verso i fallimenti: se ogni anno nascono in America un milione di aziende, un altro milione finisce in bancarotta. Il coraggio serve a sperimentare. Prenda il caso di eBay, la società californiana cha ha inventato le aste online: a vedere il suo business plan non ci avrei scommesso un centesimo, eppure è la società di maggior successo d’Internet. [...] Negli ultimi dieci anni ho esaminato parecchi modelli di business che mi parevano eccellenti ma che, alla prova dei fatti, non hanno funzionato. Questo, però, in Europa e in Italia non viene accettato. Eppure il suo ultimo libro si chiama Fortune favors the bold, un titolo preso a prestito dal latino: audaces fortuna juvat... Era un motto dell’esercito romano: chi è coraggioso potrà vincere o perdere, ma chi è codardo perderà di sicuro. è un motto perfetto per la competizione biologica che è già cominciata. L’Europa prende tempo sugli Ogm, ribattezzati «Frankestein food». Al momento, però, non ci sono prove che siano cibo da mostri. E così, con questo atteggiamento attendista, il Vecchio Continente finirà per consegnare agli Stati Uniti un vantaggio di 50 anni in questo strategico settore industriale. Insomma [...] l’Europa non ha coraggio. No, non lo ha. Con le dovute eccezioni. Prenda l’Irlanda: per tutta la storia dell’umanità è stata più povera dell’Inghilterra, ma oggi non è più vero. E perché? Perché ha avuto il coraggio di azzerare le tasse sui redditi societari. La deindustrializzazione è una realtà da affrontare, non un problema di per sé. Semmai il vero guaio è quando, insieme alle attività industriali, si perdono le connesse attività di ricerca. Non è un mistero per nessuno che Italia, Spagna o Grecia non riversino abbastanza denaro in ricerca. I Paesi scandinavi bilanciano un po’ la situazione, ma in generale l’Europa sta investendo troppo poco in tecnologia. Ormai, quasi metà dei progetti di ricerca delle università Usa sono rivolti alle ”scienze della vita”, qualcosa di più della sola biologia. Investire in biologia, però, non risolve rapidamente il problema della disoccupazione. Per convincere le aziende ad assumere, devi garantirgli anche una facile via per il licenziamento. L’altra grande differenza con l’Europa è che gli Stati Uniti sono il Paese dove è più facile licenziare e - di conseguenza - anche quello dove è più facile assumere. Il risultato è che da noi sono pochissime le persone disoccupate per più di dodici mesi. Ma gli europei sono fieri del proprio sistema sociale. Non licenziare non c’entra niente col welfare state. è solo la negazione del processo tecnologico: per un’impresa ha senso investire in nuove tecnologie solo se ha anche la possibilità di diminuire l’occupazione per ridurre i costi e aumentare i profitti. Se non puoi licenziare, la tecnologia è inutile. Come [...] si evolverà lo scenario da qui a dieci anni? L’Asia prenderà il sopravvento? [...] In realtà l’economia asiatica si è complessivamente ridimensionata per via della crisi giapponese. In termini di Pil, il Giappone è quattro volte la Cina. La Cina sta crescendo velocemente, ma partendo da una posizione assai arretrata. Credo anch’io che arriverà il Secolo della Cina, ma è più facile che sia il 22esimo, piuttosto che il 21esimo. In teoria, in dieci anni le cose non cambieranno poi così drasticamente. Ma ho sbagliato nel ’92 quando profetizzai una rinascita dell’Europa. Potrei sbagliarmi anche stavolta. Marco Magrini