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 2003  novembre 19 Mercoledì calendario

Un Verme che beve troppo e si veste da donna, la Repubblica, 19/11/2003 Beve troppo, il Verme, e adesso prova a smettere

Un Verme che beve troppo e si veste da donna, la Repubblica, 19/11/2003 Beve troppo, il Verme, e adesso prova a smettere. Con le cattive, le buone non sono da lui. Dennis Rodman, ex asso dei Chicago Bulls, è entrato in clinica per disintossicarsi. Ci starà 4 settimane, secondo il suo agente: se bastano. Ha 42 anni molto vissuti, racconta di voler tornare nella Nba e di aver appena trattato con Denver. Non ci crede più nessuno: manca ormai dal 2000 e se prima viveva male, ora fa pure peggio. Un mese fa, ubriaco perso, era andato a sbattere in moto. Dev’essersi convinto lì: di pelle ce n’è una sola anche per chi, come lui, ce l’ha nera e dura, istoriata di piercing e tatuaggi come un’antica mappa. 14 anni di Nba, 5 titoli, milioni di dollari presi e spesi, Rodman è un pezzo unico, non solo fuori campo, ma anche dentro. Il suo basket è in due numeri che raccontano una carriera da fisico bestiale: 7,3 punti a partita, 13,1 rimbalzi. Se lo scopo del gioco (per gli altri) è far canestro, per lui è non farlo fare. E acchiappare tutto quello che vola sopra il ferro: per 7 stagioni a fila, il Verme ha vinto la classifica dei rimbalzi. Alto ”solo” 2.01, era il più piccolo dei grandi. Ma li prendeva lui. «So che tutto si spezzerà. Che soldi e fama finiranno. Ma nel mio cuore so che ho vissuto e mi sento bene. Non avevo niente prima, me ne andrò senza aver niente». Il testamento è su ”Sport Illustrated”, sotto il titolo «Re o regina dei rimbalzi?», allusivo dell’altra specialità della casa: vestirsi da donna, come quando comparve, in un radioso bianco da sposa, alla vernice della sua autobiografia. Nato povero, Dennis lava pavimenti all’aeroporto di Dallas quando la polizia lo pizzica la prima volta: ha svuotato un negozio d’orologi. Giocatore diventa quasi per caso: qualcuno lo nota nei campetti all’aperto, i Detroit Pistons lo scelgono nell’86, a 25 anni. Si sbatte, litiga con tutti, piccona un idolo come Larry Bird («se non fosse bianco non sarebbe il dio che dite»), finché, nell’89 e nel ’90, vince due titoli. Rimbalzi e multe, espulsioni e fughe, pure un matrimonio: con la compagna che gli ha già dato una bimba di 4 anni durerà pochi mesi. In campo è Superman, fuori è fragile e anche se nega di aver pensato al suicidio, chi l’ha trovato addormentato sul suo camion, accanto a una calibro 22 carica, non ha potuto pensar altro. Lascia i Pistons per gli Spurs e apre la nuova vita rapandosi mezza crapa e ossigenandosi l’altra mezza. «Così sembro più cattivo». Madonna non s’impressiona: è il ’94 quando la rockstar fa sapere a lui e al mondo che ci farebbe un figlio. Rodman s’accomoda, va avanti due mesi, una pacchia per tabloid e tv. Racconterà nel suo libro: «Non potevamo che attrarci. Siamo due che hanno visto la merda e che l’hanno attraversata». Si stufano gli Spurs, ma lo chiamano i Bulls. Chi fa canestro ce l’hanno, Michael Jordan. Serve il lavoro sporco. Tre titoli, dal ’96 al ’98. In una finale contro Utah, Rodman sparisce da Salt Lake City. «I mormoni non fanno sesso», spiegherà. Meglio l’ultimo volo notturno per Las Vegas, se «la Nba è per metà sesso e per metà soldi». Phil Jackson, il coach che coltiva il pensiero zen, abbozza. «Non doveva farlo, ma Dennis è come una pentola a pressione. Ogni tanto va sollevato il coperchio e fatto uscire il vapore». Chicago vince, lui incassa: 9 milioni l’anno. Poi, le combina tutte. Prende a calci un cameraman, che sta in mezzo fra lui e una palla da recuperare in tuffo, e sono 11 giornate di squalifica e una causa da 200.000 dollari. Sposa a Las Vegas una della bagnine di ”Baywatch”, Carmen Electra. Dopo 9 giorni chiede l’annullamento. «Ero sbronzo, non mi reggevo in piedi». Sfida sul ring i campioni di catch (e picchia l’arbitro). Finiscono i Bulls, finisce tutto. 23 partite coi Lakers nel ’99, 12 a Dallas nel 2000 sono solo malinconia. A Newport Beach, dove vive, la polizia conta settanta visite, per far abbassare il volume di quei parties esagerati. Neanche lui sa chi ci mangia, ci dorme e ci beve, a casa sua. Una volta l’arrestano mentre sta sfasciando un bar. Un’altra perché picchia una donna. Non gli resta che la clinica, povero Verme. Walter Fuochi