Emanuela Audisio la Repubblica, 17/11/2003, 17 novembre 2003
Il vero Rocky fa il rappresentante di liquori, la Repubblica, 17/11/2003 Rocky 6 si gira, ma in tribunale
Il vero Rocky fa il rappresentante di liquori, la Repubblica, 17/11/2003 Rocky 6 si gira, ma in tribunale. Il vero Rocky ha portato quello falso in aula. Il vero Rocky si chiama Chuck Wepner, ha fatto veramente il pugile, ha preso un sacco di cazzotti, non ha avuto una carriera invidiabile. Sulla sua faccia tutti hanno fatto tutto. Non serve prova: 300 punti di sutura bastano e avanzano. Coma basta il soprannome: «Il sanguinante di Bayonne». Il vero Rocky è stato l’ultimo a combattere nel ’70 contro Sonny Liston. E a perdere, anzi a straperdere: 120 punti sul viso, un martirio, un rattoppo continuo. A lui si deve una delle migliori battute sulla boxe. Quando infatti chiesero a Liston se Wepner fosse stato l’avversario più coraggioso mai incontrato lui rispose: «No, lo è il suo manager». [...] Il vero Rocky ha combattuto anche contro Foreman e ha fatto lo sparring di Frazier per più di 70 round. Ma sanguinava sempre, e perdeva. Wepner, che oggi ha 65 anni, ha citato in tribunale Sylvester Stallone per 15 milioni di dollari. Sostiene che il film Rocky è ispirato al suo incontro del 1975 contro Mohammad Ali, valido per la rivincita mondiale dei massimi, finito alla quindicesima ripresa. Quel film uscì nel ’76 e valse a Stallone tre premi Oscar, ma soprattutto ha fruttato nel corso degli anni un miliardo di dollari. Wepner vero e Rocky falso hanno molte cose in comune: sono tutti e due bianchi, sono tutti e due poveracci che parano la vita con la faccia, sono tutti e due mediocri che non si risparmiano e sognano il grande colpo, tutti e due incuranti del sangue che perdono e delle cicatrici. Due bravi cristi, senza tanto talento, ma pieni di cuore. Rocky perde per poco un match brutale contro il nero Apollo Creed, Chuck Wepner è sconfitto da Ali per kot all’ultima ripresa, ma si prende l’unica soddisfazione della sua carriera, quella di mandarlo al tappeto al nono round. Anche se Alì, al suo ritorno dopo il mondiale del ’74 a Kinshasa contro Foreman, dichiarerà sempre di essere solo scivolato. C’è una foto che ritrae proprio quel momento: Ali che cade all’indietro e Wepner, con la faccia e la ciccia sudata e l’aria di chi non crede ai miracoli, che lo guarda dubbioso. Chuck Wepner è andato davanti al giudice a raccontare che lui è stanco. «Sono ventott’anni che aspetto una ricompensa, ma becco solo pacche sulla spalla. Sylvester Stallone dopo aver scritto la sceneggiatura mi aveva promesso un premio, ma non mi ha mai dato niente, sì è sempre molto cordiale, caro qui, caro là, mi ha presentato anche Robert De Niro, ma io non ho mai visto un soldo. Mi ha invitato alla prima, dicendo che il film era dedicato a me. E mi ha anche offerto una parte in Rocky 2, come capo dei suoi sparring partner, mi ha portato due volte la parte da leggere, ma poi quel ruolo è stato tagliato. Non me la sono presa, mai detto di essere un grande attore. Come non sostengo di essere stato un bravo pugile, però ho sempre dato tutto quello che avevo, senza risparmiarmi». Stallone, che al processo ha mandato gli avvocati, nel suo sito ha però scritto: «Il match Ali-Wepner mi ha sempre fatto molto pensare. Nessuno avrebbe mai scommesso sul fatto che Wepner potesse resistere più di tre riprese eppure arrivò fino alla quindicesima, eppure non si dovette vergognare di nulla. Quando quella sera tornai a casa avevo il personaggio in testa, modellato su di lui: Rocky Balboa sarebbe stato così: un uomo semplice e umile, uno da tragedia americana, un uomo della strada, con molta passione e dedizione, un vero patriota». Wepner ha chiuso la sua carriera nel ’78, senza grandi fans e senza l’ultimo applauso, contro un tale Frank Scott. Anche il dopo non è stato molto glorioso: qualche incontro nel wrestling e 18 mesi in prigione per cocaina. Oggi Wepner campa facendo il rappresentante di liquori e di una ditta farmaceutica. Dice che non c’entrano i soldi. «Stallone mi sta simpatico, lo ammiro. Ma è una questione di rispetto, non ha rispettato i patti». Sconfitto sul ring, nel film e nella vita. Gli deve essere sembrato troppo. Emanuela Audisio