Lodovico Festa Il Sole-24 Ore, 06/11/2003, 6 novembre 2003
La vecchia retorica Br dei neofiti veneti (aspettando le pallottole), Il Sole-24 Ore, 06/11/2003 L’attentato «postale» alla stazione dei carabinieri di via San Siricio a Roma non era inaspettato
La vecchia retorica Br dei neofiti veneti (aspettando le pallottole), Il Sole-24 Ore, 06/11/2003 L’attentato «postale» alla stazione dei carabinieri di via San Siricio a Roma non era inaspettato. Dopo l’arresto del nucleo più pericoloso delle Brigate rosse, attivo in Toscana e Roma, in molti prevedevano che l’area del terrorismo avrebbe cercato di dare segni di vita. I più attenti osservatori ritengono, però, che la realtà più pericolosa non sia quella dei cosiddetti anarchici-insurrezionalisti, che avrebbero spedito la bomba contro i carabinieri romani. Un documento firmato Brigate rosse-Guerriglia metropolitana per la costruzione del Fronte combattente antimperialista, ritrovato in Veneto qualche giorno fa, è studiato con attenzione da inquirenti e specialisti per capire se le Br, pur indebolite dagli arresti, siano in grado di riprendere l’attività partendo da un’altra area del paese, il Nord-est. Il documento è di una ventina di cartelle, rivendica un episodio minore avvenuto a Gorizia contro un centro studi, Informest, che nella retorica brigatista rappresenterebbe «l’esecutivismo e la fisicità» di un «avamposto imperialista». L’azione è stata firmata da una nota organizzazione (i Nuclei territoriali antimperialisti) famosa per attentati sostanzialmente simbolici. Proprio questi Nta avrebbero deciso di ridare vita alle Brigate rosse. «Brigate rosse» non più «per la costruzione del Partito Comunista Combattente» ma «per la costruzione del Fronte Combattente Antimperialista». Il nocciolo centrale del documento è costituito proprio dal rito dei Nta di autopresentazione come legittimi eredi delle Br storiche. C’è tutta un’articolata ricostruzione-condivisione delle attività delle Br dal sequestro dell’ingegnere della Siemens Idalgo Macchiarini all’inizio degli anni ’70 fino all’assassinio del professor Marco Biagi del 2002. C’è poi, una lunga elencazione di temi giuslavoristici come elementi centrali per la lotta delle Br (contro le politiche governative che «si prefiggono ... di intervenire nell’esercizio delle politiche economiche volte a deregolamentare e stravolgere i contratti di lavoro, gli ammortizzatori sociali, la formazione ed attaccare nel profondo l’identità e l’agibilità delle rappresentanze sindacali di base»), un’ampia esercitazione mnemonica per rappresentare l’assunzione dell’eredità principale del precedente nucleo di Br, quello degli assassini di Massimo D’Antona e Marco Biagi, più o meno tutti arrestati in questi giorni. C’è infine una presentazione delle proprie credenziali terroristiche, partendo da quella che il documento definisce: «La campagna rivoluzionaria della ”Primavera rossa” del 1999». Gli esperti ricordano che sinora i Nta non sono stati sanguinari come le Br vere e proprie: ma si teme che l’assunzione del nome ufficiale di «Brigate rosse» li spinga a compiere assassini politici all’altezza della tradizione. Nel documento si recita tutta la liturgia tradizionale: il riconoscimento della necessità della «Ritirata strategica» degli anni ’80, il ricordo della contrapposizione tra «la prima posizione» (quella militarista e dell’«attacco al cuore dello Stato», sostenuta da Mario Moretti) contro la «seconda posizione» (quella, alla fine prevalente, più operaista e movimentista sostenuta dal toscano Giovanni Senzani). Rispetto ai tradizionali documenti delle Nta manca un riferimento più preciso alle fabbriche e ai luoghi di lavoro: nel passato anche recente i ”nuclei antimperialisti” descrivevano con molti particolari singoli luoghi di lavoro, dalla Zanussi ad alcuni cantieri. Per qualche osservatore i Nta non vorrebbero provocare oggi curiosità su quadri dell’organizzazione impegnati in realtà definite. Nel documento si ripercorre la strategia dell’attenzione che le Br che hanno assassinato Biagi e D’Antona avevano per certe aree del conflitto sindacale. Vi è persino una distinzione tra Sergio Cofferati, pur trattato con scherno come «baluardo della ”progettualità” del correntone», e «l’infame Pezzotta» dell’«infame Cisl». Si fa occhiolino strumentalmente alle lotte della Fiom e a campagne dei sindacati, pur denunciati nell’insieme come subalterni alla «Borghesia imperialista». Come negli ultimi documenti Br, poi, al contrario che nel passato, c’è una grandissima attenzione al «pubblico impiego». La motivazione dell’assassinio di D’Antona, in gran parte ripresa dalla primigenia dichiarazione delle Br di Nadia Lioce, è incentrata sulla partecipazione del giuslavorista ai progetti di regolamentazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici, proposti dal governo D’Alema. Il documento delle Br-Guerriglia metropolitana un po’ come tutti i documenti Br, mimando l’antica tradizione comunista (con le lunghe relazioni del Segretario generale, che andavano dal quadro internazionale ai bollini sulle tessere), prende posizione su tutta l’attualità: dall’euro («invenzione speculativa anti-proletaria») alle centrali nucleari (favorita dalla «strategia statuale dei distacchi programmati del gestore nazionale») alla cartolarizzazione («istituto rifunzionalizzato»). Però sui temi sindacali si avverte un più preciso interesse: all’inserimento più o meno subdolo. Rispetto alle Br-Pcc (che non nominano mai i no-global) le Br-Gm hanno più attenzione ai movimenti, pur ridicolizzati come «i disobbedienti» perché «berkcleiani», sic, (cioè ’68 all’americana). Anche sui temi internazionali c’è più attenzione. Rispetto alle precedenti Br, che pure li citavano come positivi, gli attentati di al Qaida dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sono enfatizzati in sintonia con alcuni articoli di riviste no-global, che scrivono di attentati «utili» perché antimperialisti. C’è anche attenzione all’est europeo: non va scordato che per i Nta si era parlato di rapporti assai stretti con servizi controllati da Slobodan Milosevic. Lo stile del documento è singolare: lunghi periodi fino a sedici righe, senza punti, fanno pensare a una scrittura sofistica nel controllo della sintassi. Vi sono poi, cadute lessicali incomprensibili un «tipologiche» al posto di «tipologie», un uso d’«impattatasi» (termine che piace assai ai brigatisti) del tutto improprio, che farebbero pensare a una persona di scarsa cultura (il sospetto che il documento sia scritto a più mani è forte). Le parti del documento su temi giuslavoristici sono assai articolate: copiate dai precedenti documenti o è l’autore di quei precedenti documenti ora in contatto con le Br del Nord-est? C’è una disinvoltura antisemita estranea alla prosa corrente dell’antica sinistra anche estrema: «George Shultz» avrebbe rappresentato la «lobby sionista nell’amministrazione di Bush sr» solo perché ebreo. C’è il tradizionale indulgere nel sociologismo («funzionalizzare», «rifunzionalizzare» e così via) che deriva dal sociologo Renato Curcio. C’è un qualche giocare con termini più brillanti («algido», «toboga», «ganascia antiproletaria») che richiama certa prosa dell’autonomia operaia. Anche l’ossessione per i tecnicismi (infinite serie di sigle) è ripresa da certe tradizioni dell’operaismo italiano. Mentre la tradizione comunista classica sembra più debole (si scambia il Comintern per il Comencon, si parla di «Stato Comunista», termine estraneo alla tradizione). Lodovico Festa