Filippo Facci il Giornale, 28/10/2003, 28 ottobre 2003
Una volta per tutte vi dico cosa fa la pillola blu e dove si compra, il Giornale, 28/10/2003 Succede che l’autore dell’articolo (questo) si è stufato di passare ogni volta per ”quello del Viagra” e che perciò ha deciso di farci sopra un’intera paginona (questa) ossia un bel riassuntone da estrarre di tasca durante la solita cena con amici e meno amici: in sostanza quei bastardi che dopo ore di vaneggiamenti a un certo punto ti additano e dicono agli altri commensali soprattutto femminili: «Ecco, lui l’ha provato»
Una volta per tutte vi dico cosa fa la pillola blu e dove si compra, il Giornale, 28/10/2003 Succede che l’autore dell’articolo (questo) si è stufato di passare ogni volta per ”quello del Viagra” e che perciò ha deciso di farci sopra un’intera paginona (questa) ossia un bel riassuntone da estrarre di tasca durante la solita cena con amici e meno amici: in sostanza quei bastardi che dopo ore di vaneggiamenti a un certo punto ti additano e dicono agli altri commensali soprattutto femminili: «Ecco, lui l’ha provato». Ed è finita. Donne e uomini che magari ti avevano cordialmente ignorato d’un tratto volgono lo sguardo e girano la sedia e ti concedono un’improbabile aura da oracolo, sicché, dopo una premessa di rito, partono con alcune centinaia di domande. Se gli amici-bastardi avessero detto, chessò, «lui è un canguro» oppure «lui indossa sei chili di tritolo» l’attenzione sarebbe stata minore: e meno scompostamente patetico, di conseguenza, il tentativo degli uomini di mascherare un mostruoso interesse per l’argomento, e meno deliziosamente ambiguo, senz’altro, l’occhietto delle donne che dapprima ascolteranno finte distaccate – in realtà stanno preparando le loro ottocento domande, sperando che altri le precedano – e poi ostenteranno un mezzo sorrisetto compiaciuto del fatto che tutte le strade, ancora una volta, portano a Roma. Quindi dessert e dissertazione sul Viagra: urrà. E quindi modesta premessa dei maschietti che più o meno è sempre questa: 1) io non ne ho certo bisogno, ma; 2) io non lo prenderei mai, però; 3) io ho un cugino che mi ha raccontato delle cose che non ho capito bene, quindi. Tutto così. Il bello è che poi chiedono subito: ma quanto costa? Come te lo procuri? E poi a raffica. Una doverosa premessa Tuttavia, prima di proseguire con la defnitiva rovina professionale dello scrivente, una premessina tocca anche a lui. Primo: dal 2000 a oggi, lo scrivente ha provato quattro volte il Viagra e una volta il similare Cialis; su ciò è basata la sua esperienza oltreché su discussioni con medici e farmacisti e soprattutto amici che ne fanno uso segreto e regolare – compresi i bastardi di cui sopra, perciò sono dei bastardi - il tutto ovviamente riscontrato con qualche noiosissimo articolo chiaro e sincero come un prontuario farmaceutico: è per questo che la singola esperienza – «lui l’ha provato» - viene ritenuta più interessante e non di rado affidabile di qualsivoglia informazione ufficiale: la gente vuole il racconto, non una spiegazione sugli effetti del sildenafil citrato; non vuole conoscere le statistiche sulle disfunzioni erettili in Europa, vuole sapere se davvero ti diventa duro come il marmo. Secondo punto: è chiaro che lo scrivente non ne ha bisogno, è chiaro che non lo prenderebbe mai, è chiaro che pure lui ha un cugino che eccetera: è per questo che si ritiene oltremodo esecrabile – lo si dice a margine di un fondamentale sciopero dei giornalisti – che la direzione di questo giornale non abbia voluto credere che l’assunzione delle predette pillole, appunto a partire dall’anno 2000, abbia fatto parte di un lungo e duraturo reportage che meriterebbe quantomeno il rimborso delle pillole suddette; esecrabile, poi, che la direzione non abbia voluto abbassare i toni - sarà l’argomento - motivando il proprio diniego con forme dialettiche quantomeno discutibili genere «io ti faccio assaggiare la tomaia delle mie scarpe». Detto questo: sì: ti diventa duro come il marmo. Cinquantenni in primis Ma prima qualche dato. Allora. Nessuno ne ha bisogno, e però in Italia il Viagra ha circa 250 mila clienti; nessuno lo comprerebbe mai, ma in Italia le persone con problemi erettili sono circa tre milioni; quest’ultime dovrebbero essere perlopiù anziane, e però l’età media dell’acquirente di Viagra sfiora i cinquant’anni. Statistica personale raccolta dallo scrivente: su una trentina di persone aduse al Viagra, incontrate dal 2000 a oggi, neppure una aveva dei seri problemi al coso, insomma – lo diciamo una sola volta, poi mai più problemi al cazzo. Tuttavia il Viagra lo si usa, ce se lo si scambia, ce se lo si procura con vari stratagemmi, lo si spaccia facendoci la cresta, ne si parla con fidati compari in un clima da scantinato della carboneria. Che cosa dovremmo dedurne? Anzitutto che c’è tanto consumo quanto imbarazzo. Uno studio di un’università di Canterbury fatto nel 2000 ha sancito che: 1) la maggioranza delle donne non apprezzerebbe un compagno che per funzionare debba assumere una pillola; 2) la maggioranza degli uomini l’assume quindi in segreto; 3) gli uomini che in realtà non ne avrebbero bisogno (e che lo usano come rinforzo, o per vincere ansie da prestazione) l’assumono ugualmente in segreto, perché il Viagra è pur sempre un farmaco e lo associano a uno stato di inferiorità legato a una malattia; 4) gli uomini che invece ne hanno bisogno l’assumono comunque in segreto: perché il vederselo prescrivere ufficialmente li fa sentire degli impotenti al quadrato. Questa è la prima cosa da dedurre, e sin qui è accademia: chi se ne frega. Torniamo alla seconda cosa da dedurre, ossia che il Viagra lo prende un sacco di gente e che però alle cene la figura del deficiente la fanno fare sempre a me, pardon, allo scrivente. Torniamo alla verità, al vissuto, alla bramosia di chi ti ha puntato gli occhi addosso e ti massacra di domande e ti cede il proscenio perché sa che il tuo appeal sessuale frattanto si è sfracellato. «Ma funziona?». è la prima domanda. Sempre. «Sì, funziona. Eccome. L’efficacia sfiora l’ottanta per cento dei casi – la media annovera anche i vegliardi più macilenti - e di fatto i diversi Viagra sono tra farmaci più efficaci che esistono». «Ma ti sale così, dal niente?». Ehm. «No, non è un afrodisiaco. Non ti fa venire voglie che tu non abbia già. Se prendi il Viagra e poi ti metti a guardare Marzullo, per dire, la situazione rimane a riposo. Anzi». «Ma come funziona?». «è un principio meccanico, non psicologico. Il coso si erige grazie a un afflusso di sangue, e il farmaco agevola i canali di scorrimento di questo sangue. Fine». Segue, in genere, la domandina di una donna tra le commensali: «E quindi?». Segue breve silenzio, un filo di panico e la ricerca di una qualche complicità negli sguardi dei tuoi amici bastardi, che ovviamente ridacchiano e assumono un’espressione da antropologi di fronte a un nativo della Papuasia. «E quindi? Che succede? Perché una persona normale dovrebbe prendere il Viagra?» (In genere a insistere è l’amica di quella di prima, e in genere è più brutta: tuttavia te lo chiede col tono di chi presiede il sindacato mondiale delle femmine fertili). «Ti viene – spieghi - duro prima, più facilmente, più a lungo». Chiaro? Ecco. La risposta è così elementare da consentire un provvisorio rinvio dell’argomento-chiave, quel tema che le donne affrontano mediamente con la sensibilità di un camionista bulgaro: la fallibilità maschile. A salvarti è una successiva domanda di tipica grettezza màscula: «Sì, ma l’effetto quando comincia? E quanto dura? E quanto costa?». Allora. «Il Viagra è preciso come un orologio e funziona dopo un’ora esatta, non un minuto prima. è per questo che devi sempre stare attento ai tempi: se lo prendi in ritardo finisci per ciondolare – verbo infelice – sbirciando l’orologio, e se invece lo prendi con troppo anticipo temi che l’effetto, e non solo quello, si accorci». «Sì, ma quanto dura?». «Calma. In genere quattro ore almeno, ma secondo un tizio che conosco dura anche di più. Un altro tizio che conosco, poi, dice che se lo mastichi ha effetto molto prima». E ti viene voglia di aggiungere che i due tizi – bastardi – sono seduti a quel tavolo, accanto alle rispettive mogli o quello che sono. «Poi c’è il Cialis, che invece ha effetto un po’ prima e dura un giorno e mezzo, la chiamano la pillola del weekend». Gli sguardi delle donne. «E funziona? L’hai provato?». «L’ho provato. Funziona». Ancora un attimo di silenzio. Poi: «Ma che ci fai con l’uccello duro per trentasei ore?». Ecco. E tu a dover rispondere, incastrato nella parte: «Credo che sia per non esser schiavi degli orari: uno lo prende e non ci pensa più, insomma le cose andranno più naturalmente, senza ansie». Mai più queste cene. Mai più. «Ma ci vuole la ricetta?». «Sì, ci vuole la ricetta, e non è ripetibile». Ti senti sempre più affascinante. «Però se il farmacista ti conosce magari alla fine te le dà lo stesso. In caso contrario siamo quasi allo spaccio: giri strani, mercato nero, amici che lo ordinano via internet in quantitativi da film porno». Rumore di posate. «Sì, ma quanto costa?». Ancora. «Dipende dal dosaggio. La pillola minima, che è più che sufficiente per una persona normale, costa la stessa cifra che si tratti di Viagra o di Cialis o altre robe che non ho mai provato, tipo Ixense, Taluvian, Uprima e Vardenafil – li conosci tutti, però - e insomma costano dieci euro l’una, gli altri dosaggi di conseguenza». Gli sguardi degli uomini: stanno tutti facendo dei calcoli con pupille avide da commercialisti. «Ma li conosci tutti?». Risate. Chiaro. «Sono giornalista, sono naturalmente informato – menti orrendamente, gli amici che si mettono le mani sulla faccia – e comunque trovi tutto su internet. Su internet, poi, parlano anche dello Yohimbe, una specie di radice che si compra ad Amsterdam e che in Italia pare sia illegale o comunque non la si trovi. è l’unica sostanza naturale di cui la medicina ha riconosciuto l’efficacia». Le coppette per il gelato. «A me – dice una tizia, una terza tizia di media bruttezza, che le carine per qualche ragione tacciono sempre – questa cosa del Viagra mi fa pena e basta. Ma nessuno vuole il gelato?». è ancora troppo duro. Rumore di cucchiaini, piccole divagazioni dall’architrave della serata. Tanto poi ci si torna a bomba, e a farlo sei addirittura tu: «A dirla tutta – aggiungi, che tanto ormai sei rovinato – l’impatto dei Viagra è anche psicologico; assumere una pillola smaschera a te stesso le reali intenzioni che hai nei confronti di una situazione, di una serata, di una donna; perché una volta presa - la pillola - è più arduo lasciar perdere e cedere alla nota e crescente pigrizia maschile: ti verrà una determinazione da bagnino di Riccione, se non altro per i soldi che hai speso». Ecco, quest’ultima è una battuta: ma, per qualche ragione, le donne non la capiscono mai; non ridono mai, e hanno gli occhi inorriditi e il sorriso atrofizzato, stanno preparando il caricatore: «Sì, va bene, ma non ho capito perché uno deve prendere il Viagra se non ne ha bisogno. è squallido, dài. Tu, per esempio, tu: che l’hai preso a fare?». Ma porca puttana. Tu in realtà l’hai già ripetuto ottanta volte che l’hai preso solo in cinque occasioni: dapprima perché te l’avevano regalato, due volte per presunta astuzia – insomma cavoli tuoi - e una sola volta – lo si spiegava appunto alla direzione del ”Giornale” - per sacrosanto diritto di cronaca. Ma ciò non ti ha salvato, e non ti salverà. Tu sei e sarai quello del Viagra. A vita. «Il fatto è che tante donne – replichi, anzi reciti - pensano che il coso funzioni a comando, come se fosse un muscolo: ma non lo è. Fate tanto le spavalde e poi magari vi piazzate sul letto come delle morte, immobili, ad aspettare che la natura faccia il suo corso e il muscolo selvatico sia pronto a scattare, efficiente, perfetto, e tutto senza riscaldamento, senza un po’ di stretching». Gli sguardi degli uomini, le risate trattenute. Lo sguardo di un paio di donne che a letto sono notoriamente vive. Poi l’affondo intimista: «A voi un’eventuale ansia da prestazione in fondo cambia poco, ma noi invece siam sempre qui, in tensione, a sorvegliare l’angolo dell’alzabadiera, perché siamo umani anche noi, sensibili come pure spesso ci volete, preoccupati, stressati, innamorati». Leggende metropolitane Attimo di silenzio più lungo del solito cui segue una spaventosa caterva di insulti irripetibili di parte maschile, sinché l’altarino crolla e scoppi a ridere anche tu. Ma che serata piacevole e divertente. La ricreazione finisce subito: «Ma non fa male?». Rieccoci. «Ho letto che è morta della gente». «Ma no, sono balle. è roba incompatibile con una certa medicina per cardiopatici che non ricordo come si chiama, e in generale non deve prenderla chi soffre di cuore, ma i morti sono sempre dovuti al fatto che funziona, al fatto che magari dei vegliardi rassegnati da anni al funerale dei sensi si mettono a fare la maratona e gli viene un colpo; è come per quelli che a novant’anni si rimettono a fare jogging: se poi ci rimangono non è mica colpa dello jogging o delle scarpe da jogging». L’esempio c’entra niente, ma vabbè. «Ma è vero che si vede blu?». «Ma no, succede tipo nel tre per cento dei casi e comunque non ha mai impedito di avere, come dire, di scopare vedendo blu». «Ma è possibile che non faccia niente? Niente effetti collaterali?». «Io l’ho preso solo cinque volte – ripeti, e fanno ottantuno – e mi è sembrato solo di sentire il viso un po’ accalorato e forse il naso un po’ chiuso, forse il coso un po’ meno lubrificato del solito, non so. Ma non ci pensi, hai da fare, non ci pensi». Gli sguardi delle donne. Poi finalmente una domanda sensata: «Ma uno come fa ad accorgersi dell’effetto? Se è uno è normale, come fa a sapere che il coso non avrebbe funzionato nello stesso identico modo?». E qui si fa difficile. «Ti si alza con un niente, per cominciare». E qui, in effetti, si potrebbe replicare che basterebbe aspettare un momento. «E poi il coso assume una postura e una consistenza perfette, quasi artificiose, quasi che fossero altro da te e non più anche un indicatore – dicendolo male - di quanto una certa persona o un certo momento ti stiano effettivamente piacendo. Ti senti un po’ troppo fisico, meccanico, un androide da riproduzione che non si ferma mai». Gli sguardi delle donne. Il gelato che si è tutto ammosciato. Tu che hai appena spiegato perché non hai più preso il Viagra in vita tua. Tu che hai appena spiegato la ragione per cui parte dei commensali lo proveranno in vita loro. Loro, non voi. Voi non ne avete bisogno. Non lo provereste mai. Siete giunti in fondo all’articolo per diletto. Filippo Facci