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 2003  novembre 01 Sabato calendario

Il corpo del reato: Madame fa un giornale libero o omicida?, l’Unità, 01/11/2003 La puntata di ”Porta a Porta” di giovedì era dedicata alla notizia del giorno, l’assoluzione di Giulio Andreotti

Il corpo del reato: Madame fa un giornale libero o omicida?, l’Unità, 01/11/2003 La puntata di ”Porta a Porta” di giovedì era dedicata alla notizia del giorno, l’assoluzione di Giulio Andreotti. Ospiti principali nello studio della trasmissione condotta da Bruno Vespa: il senatore a vita, poi Carlo Giovanardi, ministro dei Rapporti col Parlamento (Udc), Anna Finocchiaro, responsabile giustizia dei Ds e, in collegamento, Giuliano Ferrara. Il direttore de ”Il Foglio” il giorno prima era intervenuto, sempre in video, nel dibattito con Umberto Bossi. Giovedì sera si stavano ripercorrendo le tappe del processo per l’omicidio di Mino Pecorelli. A un certo punto Giulio Andreotti, pacato ma fermo, rivolto a Anna Finocchiaro dice: « agli atti del processo la lettera di Violante» (allora presidente della Commissione Antimafia). Coglie la palla al balzo Giovanardi, che punta il dito verso l’esponente diessina e interviene con tono severo e quasi scandalizzato: Giovanardi: «Scusa, e aggiungo così tu mi rispondi, ma tu la leggi ”l’Unità”? Frequenti i festival? Senti che cosa, gli argomenti che vengono usati? Con questo governo e questa maggioranza: termini di corruzione, concussione, interessi privati, rapporto con la mafia, indegnità. Non si sta ricreando il clima, non politico, ma di nuovo ci si avvita nell’idea che una maggioranza e un governo vadano combattute per vie giudiziarie, perché ”l’Unità” ogni giorno non fa una battaglia politica, indica quelli del governo e della maggioranza come persone corrotte o persone che utilizzano la cosa pubblica in maniera strumentale e incivile, o addirittura sono colluse con la mafia?». Sottolinea le parole puntando ripetutamente il dito accusatorio. Finocchiaro: «Non mi vorrei dilungare sulle mie...». Giovanardi: « il giornale dei Ds questo eh!», ribadisce il ministro, come dire: il suo giornale. Finocchiaro: «Non lo è più purtroppo» (sorride, guarda in basso, rivela un po’ di imbarazzo), «nel senso che noi lo finanziamo, ma non sempre, diciamo, è esattamente espressione della maggioranza del partito. Ma non è questo il punto diciamo: è un giornale libero, dove una direzione libera sceglie la linea editoriale». A quel punto Ferrara irrompe dal video e interviene con violenza: Ferrara: «No, no! Non è un giornale libero, è un foglio, diciamo credo che l’unico modo di definirlo è un foglio tendenzialmente omicida». Fuori campo Giovanardi domanda: «Tendenzialmente?». Finocchiaro: «So tu che hai questa opinione», rivolta a Ferrara. Ferrara: «Omicida, proprio omicida, è un foglio che predica odio e annientamento dell’avversario». Giovanardi: «Esatto». Fa eco con la testa annuendo alle accuse del direttore del ”Foglio”. Ferrara: «Con una rovente capacità ideologica di trasformare ogni questione in questione personale, e quindi è un foglio linguisticamente e tecnicamente omicida». Infervorato muove le mani intrecciate su e giù, sottolineando ogni passaggio. Finocchiaro: «Non è l’unico...». Il clima si scalda, Bruno Vespa interrompe il contraddittorio, un po’ imbarazzato si è reso conto che Ferrara l’ha sparata grossa. Vespa: «Scusate, nonostante questo, io personalmente e la mia trasmissione...». Ferrara: « la mia opinione...», si sente dire dal megaschermo in sottofondo. Vespa: «Abbiamo avuto alcune centinaia di attacchi dall’’Unità”. Anche molto pesanti e spesso molto gratuiti, mi pare che omicida sia una parola un po’ forte», riconosce il conduttore allargando le braccia: signori miei, non esageriamo... Ferrara: «Me ne assumo in pieno la responsabilità», grida dallo schermo. Finocchiaro: «Poi penso che in questo paese si pubblicano tanti altri fogli che hanno una violenza, che se dovessi qualificarlo con lo stesso termine...». Ferrara: «Nessuno, nessuno», esclama la voce... Finocchiaro: «Lasciamo perdere, Giuliano...». Ferrara: «Nessuno!» Finocchiaro: «Non è questo il punto. Credo che stiamo deviando».