Massimo Gramellini La Stampa, 29/10/2003, 29 ottobre 2003
Adel Smith, La Stampa, 29/10/2003 Ciascuno ha la sua croce e la nostra purtroppo non sta appesa ai muri dei luoghi pubblici, ma straborda da ogni strapuntino televisivo
Adel Smith, La Stampa, 29/10/2003 Ciascuno ha la sua croce e la nostra purtroppo non sta appesa ai muri dei luoghi pubblici, ma straborda da ogni strapuntino televisivo. Si chiama Adel Smith, presiede un partito dalle dimensioni inversamente proporzionali a quelle del suo ego e ha trascinato un giudice e poi un Paese intero a dibattere dei massimi sistemi, brandendo il Corano come Biscardi la grammatica: corpi contundenti. Ricorda lo Sgarbi prima maniera, manesco e attaccabrighe. l’Ospite Perfetto, il Telemusulmano Perfetto. Sai gli sbadigli quando Mario Scialoja, l’ambasciatore convertito all’Islam, invita con garbo alla tolleranza religiosa! Mentre il Profeta degli Abruzzi chiama «cadaverino» il crocefisso e dopo un minuto che lo ascolti ti prende una strana voglia di andare a liberar sepolcri in Terrasanta. Al pari di certi moralisti a senso unico di casa nostra, il signor Smith indossa leggi cucite su misura per lui. Ieri ha dato del «mistificatore» al fratello musulmano che gli faceva notare come non fosse permesso bere acqua prima del tramonto durante il Ramadan, sbattendogli in faccia l’esistenza di una dispensa speciale per chi è «in viaggio». Vanamente l’interlocutore gli ha replicato che tale dispensa Maometto l’avesse studiata per i cammellieri del deserto, mica per gli ospiti di Costanzo. Il furbacchione ormai è ingovernabile. Censurarlo? Sarebbe concedergli il favore del martirio. L’unico modo serio di liberarsene è paracadutarlo sull’Isola dei Famosi: al resto ci pensi il crociato Pappalardo. Massimo Gramellini