Antonio Padellaro l’Unità, 18/10/2003, 18 ottobre 2003
Sostiene Padellaro: c’è chi si diverte a vaticinare i bersagli di mafia e terrorismo in rosticceria, l’Unità, 18/10/2003 Al centro di Roma, dalle parti del Pantheon, un paio di rinomati ristoranti e una famosa rosticceria sono gli approdi di una combriccola di buongustai, tutti personaggi di una certa influenza nel mondo del giornalismo e della politica
Sostiene Padellaro: c’è chi si diverte a vaticinare i bersagli di mafia e terrorismo in rosticceria, l’Unità, 18/10/2003 Al centro di Roma, dalle parti del Pantheon, un paio di rinomati ristoranti e una famosa rosticceria sono gli approdi di una combriccola di buongustai, tutti personaggi di una certa influenza nel mondo del giornalismo e della politica. Da qualche tempo questi frequentatori del triangolo dei supplì (per lo più ex comunisti in cerca di nuove compagnie, per dirla con Giovanni Ferrara), si dedicano a tristi riti divinatori. Che consistono nel preconizzare i futuri bersagli di terrorismo e mafia, con i relativi mandanti, naturalmente linguistici. Ancorché funereo, un passatempo come un altro se poi, però, queste piccole infamie non finissero stampate sui giornali. L’ultima profezia riguarda il procuratore di Palermo e ”l’Unità”. Con tortuose perifrasi in puro stile corleonese, si lascia intendere che i nostri articoli sulle spaccature emerse in quell’ufficio giudiziario mettono, di fatto, il dottor Piero Grasso nel mirino di qualche spietata lupara. Si parla di «forsennati attacchi». Di «aggressioni». Di «pallottole di carta». Si tracciano analogie con il caso di Giovanni Falcone, prima delegittimato dal «club dei puri», quindi assassinato da Cosa Nostra. Parole del ”Riformista”. Musica del Padrino. Sugli effetti delle allegre bicchierate possiamo fermarci qui. Per il rispetto che dobbiamo al procuratore Grasso, e al nostro lavoro, qualche chiarimento sulla controversa vicenda palermitana ci sembra, tuttavia, necessario. La scorsa estate Grasso riorganizza la Direzione Distrettuale Antimafia ed esclude gli aggiunti Lo Forte e Scarpinato, con i quali solidarizzano numerosi colleghi. Il procuratore spiega di essersi dovuto adeguare alla direttiva Csm poiché i due magistrati avevano oltrepassato il limite di 8 anni di permanenza in quella struttura. La contestazione non si placa. La Procura si spacca a metà. A settembre, Grasso nomina come nuovo aggiunto Giuseppe Pignatone, già vicino a Pietro Giammanco, l’ex procuratore protagonista di una brutta stagione dell’antimafia. Riemergono vecchie storie. Su Pignatone, chiacchierato da certi pentiti per presunte frequentazioni con gli amici degli amici. Su Lo Forte, anch’egli raggiunto da analoghe insinuazioni. Scagionato l’uno, scagionato l’altro. Pochi giorni fa viene resa nota una dura lettera firmata Lo Forte, Ingroia, Gozzo. I tre pm imputano a Grasso l’esistenza di un «fascicolo parallelo» sugli attentati del ’92-’93, di cui, sostengono, sono stati tenuti all’oscuro. Tutte notizie che ”l’Unità” ha raccontato attraverso gli articoli di Saverio Lodato, conoscitore come pochi della complessa realtà siciliana. Articoli di cui non è stata smentita neppure una virgola. Adesso sembra che nel Csm una proposta di mediazione avanzata in commissione dallo stesso procuratore di Palermo, possa essere accolta dal plenum. Questo il riassunto delle puntate precedenti. Ecco cosa ne pensiamo. Primo. L’integrità di Pietro Grasso è fuori discussione. Lo dice la sua storia di magistrato. Il suo impegno nelle inchieste sul crimine organizzato e sui rapporti tra mafia e politica. Grasso che ha steso materialmente le motivazioni del primo maxiprocesso a Cosa Nostra, circa ottomila pagine, nei confronti di 475 mafiosi. Grasso che ha indagato sulle stragi del ’92, quel fascicolo che adesso è oggetto della protesta di alcuni suoi colleghi. Grasso sotto tiro: un pentito ha raccontato che contro di lui era già pronto un attentato con un lanciamissili. C’è un altro aspetto. Sono stati in molti a rivendicare l’amicizia di Giovanni Falcone. Alcuni lo hanno fatto in modo indecente: la memoria di Falcone come un’arma impropria da usare contro l’avversario di turno. Lui, Pietro Grasso, che pure a Falcone fu molto vicino, invece, ha preferito tacere. Tra le numerose interviste rilasciate a ”l’Unità”, in questi anni, dal procuratore di Palermo ci piace, infine, ricordare quella a Sandra Amurri, dopo un’esternazione di Berlusconi contro i giudici, nel salotto di Bruno Vespa. Grasso in quell’occasione ha detto: «Siamo caduti in basso in Italia perché ormai il concetto di giustizia è ridotto a merce di scambio». Secondo. Se 15 fra procuratori aggiunti e sostituti hanno chiesto di essere urgentemente ascoltati dal Csm sul caso Palermo, significa che il governo di quella Procura da parte del dottor Grasso non è stato sempre all’altezza della situazione. Certo, anche negli uffici di Palermo, come in qualsiasi collettivo di lavoro esistono rivalità, frustrazioni, gelosie, carrierismi. Ragioni poco nobili di dissenso da mascherare, magari, dietro i grandi valori e i grandi principi della lotta antimafia. Non tutto però può essere immiserito nella dimensione delle questioni private e personali. possibile, per esempio, che della famosa circolare del Csm sugli otto anni sia stata data un’interpretazione meramente burocratica. E poi, la biografia di magistrati come Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, pubblici ministeri di un processo storico come il processo Andreotti, deve avere il peso che merita nel momento in cui si fanno scelte strategiche per il futuro di una procura strategica. Quanto alla promozione di Giuseppe Pignatone nel ruolo di plenipotenziario delle inchieste antimafia, la rivolta che ha suscitato tra i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia non ha bisogno di commenti. Dopo quel che era successo, una scelta apparsa davvero assai poco ponderata. Terzo. Le ultime notizie dal Csm aprono una fondata speranza di ricomposizione nella procura lacerata. Non sarà facile ma il dottor Grasso ha la forza e la legittimazione per restituire l’indispensabile serenità a tutti i magistrati impegnati nella trincea palermitana. Da parte nostra riaffermiamo il diritto all’informazione e alla critica. Soprattutto nei confronti di chi si è meritato stima e rispetto. Non esistono santuari intoccabili ma uomini con le loro qualità, i loro limiti e responsabilità. Quanto alle «pallottole di carta», le lasciamo volentieri alle allegre combriccole del Pantheon. Antonio Padellaro